L’importanza ed il valore del Web3

Durante la preparazione del secondo articolo su #Bitcoin 1 anno di studio, ho riflettuto su alcune considerazioni che spesso si fanno al volo nel momento in cui si sentono determinate notizie su prossimi fenomeni sociali e/o sconvolgimenti degli assunti modelli di Status quo.

Quasi come una profezia sul futuro, o forse come un monito al cambiamento sociale verso cui ci stanno spingendo, uno dei nuovi mantra più rilevanti lo ha da tempo messo in agenda il World Economic Forum, che già dal lontano 2017 ha iniziato a proporre un messaggio che potremmo tradurre in questa immagine:

Letto velocemente e senza riflettere su quali siano le evidenze della nostra vita quotidiana di Occidentali privilegiati, sembra una forzatura, ma se provassimo ad analizzare insieme ciò che abbiamo attorno, potremo vedere che i semi di questo frutto avvelenato stanno gi crescendo nell’humus della nostra società, una società che, rispetto a quella dei nostri nonni o anche solo dei nostri genitori (intendendo perlomeno i baby boomers, dunque persone nate tra il 1945 ed il 1965), è stata spinta ad un sostanziale distacco dalla condivisione dei problemi della comunità, creando una sorta di noncuranza apatica, che negli ultimi 2 anni si è trasformata in “distanziamento”.

Un cambiamento sociale che nel dopo guerra era sinonimo di mutuo soccorso tra le persone, e che invece oggi ha assunto il ben più lugubre significato di : “…tutto è stato trasformato in intrattenimento e le persone non hanno più voluto preoccuparsi di problemi difficili”, ossia di quei problemi, politici, industriali, economici che sembrano così complicati al punto che finiamo col pensare che “non sono affar nostro” e che, per organizzare e gestire i quali, si debba delegare tutto agli esperti, ai tecnici, agli scienziati (i virologi), gli amministratori delegati, i grandi finanzieri, i media mainstrem, i moralizzatori… “…sapranno ben loro occuparsi di tutto per noi, assicurandoci la felicità”.

Io ho trascorso infanzia e giovinezza tra gli anni 70-80 e le case erano piene di dischi in vinile, musicassette, video cassette, cartucce di video giochi, album fotografici etc……; quindi possedevamo fisicamente le nostre collezioni di arte nelle sue differenti forme.
Ma OGGI ??

  • la Musica la “paghiamo” (non la compriamo) su Spotify;
  • i Film li vediamo in streaming da Netflix, Disney channel etc…..;
  • i Video giochi si stanno spostando su piattaforme di streaming online e a breve sui Metaversi;
  • le Fotografie sono tutte nel cloud tra servizi Social come FB o Instagram che usiamo come store (magazzino) della nostra vita
  • i Documenti li scriviamo, li condividiamo su piattaforme come GoogleDocs;
  • i Progetti sono parcheggiati su piattaforme cloud come Github
  • i Server aziendali sono quasi tutti nel cloud di AWS e simili, tra macchine virtuali senza alcuna identità

e potrei continuare ancora a lungo. Dunque che cosa succede se e quando uno di questi servizi ha problemi di connessione di qualunque genere, e negli ultimissimi anni è capitato un pò a tutti i Big del Cloud di avere delle cadute di servizio improvvise, a volte anche di diverse ore. Abbiamo così visto uffici impossibilitati a gestire i documenti, le fatture, le spedizioni o solo a mandare email , riunioni annullate, disservizi di ogni genere in ambito lavorativo/professionale. E nella vita personale ??, cosa succede se Netflix non funziona o non riesci a rinnovare l’abbonamento? come la ascolti la musica se Spotify ti chiude l’utenza, magari per sbaglio, magari per altri motivi, che fine fa tutto il lavoro di creazione delle tue splendide Playlist?, perso in un attimo, e le foto di una vita ?, le vacanze, il primo giorno di scuola dei figli etc…. cosa accade se Facebook cambia il regolamento delle politiche aziendali e magari!! a causa di quel post in cui hai criticato l’ultima iniziativa del governo vieni segnalato ed il tuo account viene sospeso o cancellato?

Questa lunga premessa era d’obbligo per cercare di farvi entrare nel ragionamento per cui personalmente penso che il Web 2, quello che viviamo ancora oggi, si sia strasformato in un sistema ultra centralizzato in cui pochi attori decidono le sorti dei loro utenti, altro che il motto “il cliente ha sempre ragione”, qui il cliente può solo fare ACCETTA ad ogni aggiornamento di regolamento del Social di turno, oppure finire estromesso dalla sua esistenza virtuale, SI perchè siamo noi, tuenti e creator che creiamo i contenuti dei loro Social ma i padroni di quei contenuti, stranamente, non siamo noi ma sono loro.

Ma come siamo arrivati a questo e perchè nutro la speranza che il web3 possa riportarci ai fasti del web1 ma con in più l’innovazione e l’accento sulla proprietà personale delle informazioni.

L’evoluzione di Internet

WEB 1.

Il web1 , che possiamo inquadrare nel periodo che va, all’incirca, tra il 1990 ed il 2005, riguardava fondamentalmente la nascita e la prolificazione dei protocolli del web aperti, decentralizzati e governati dalle community, certo la comunicazione era unidirezionale ma chiunque poteva aprirsi un sito, un blog e condividere i propri interessi senza censura.

Tutto ciò significava che, inizialmente, le persone o le aziende potevano aumentare la loro presenza su Internet sapendo che le regole del gioco non sarebbero cambiate in seguito. In questa prima fase sono così nati i più importanti soggetti del web quali Yahoo, Google e Amazon.

WEB 2.

Con il web2 (all’incirca 2005-2020) si sono successivamente sviluppati tutta una serie di servizi centralizzati gestiti da società che si sono trasformate in Monopolio del web. La maggior parte del valore è stato acquisito da una manciata di aziende come Google, Apple, Amazon e Facebook, avvantaggiate dalla crescita esplosiva degli smartphone che ha generato la tendenza all’uso delle app, che sono diventate ad oggi la maggior parte dell’uso quotidiano di Internet. Questo ha fatto si che alla fine gli utenti sono migrati dai servizi aperti a questi servizi centralizzati, inizialmente più sofisticati.

Bene ma non BENISSIMO; certamente questo ha fatto si che miliardi di persone abbiano avuto accesso a tecnologie straordinarie, molte delle quali erano gratuite ma, la cattiva notizia è che è diventato molto più difficile per startup, senza appoggio di Venture Capitalist, riuscire ad aumentare la propria presenza su Internet senza preoccuparsi che le piattaforme centralizzate cambiassero le regole su di loro in corso d’opera, portandogli via pubblico e profitti. Di riflesso, anche se potrebbe non sembrare, questo ha soffocato l’innovazione, rendendo Internet meno interessante e dinamico. La CENTRALIZZAZIONE ha anche, in seconda battuta, creato tensioni sociali più ampie, generando un sistema di controllo e censura del web che ritroviamo in concetti come fake news, fact checker , privazione della privacy degli utenti per un bene più alto e tanto altro.

Ci troviamo in questo momento storico all’inizio di un nuovo paradigma, poichè stiamo vivendo la nascita dell’era web3, che combina l’etica decentralizzata e governata dalla community del web1 con le funzionalità avanzate e moderne del web2.

WEB 3.

Il web3 è l’Internet della proprietà e degli utenti, non più delle multi nazionali della Silicon Valley, dove il tutto viene orchestrato attraverso i #token. Innanzitutto, diamo un’occhiata ai problemi delle piattaforme centralizzate.

Le piattaforme centralizzate seguono un ciclo di vita prevedibile e, all’inizio, fanno tutto il possibile per reclutare utenti per formare una community e creatori di contenuti da eleggere ad influencer, cercano il sostegno di grandi Brand così da poter rafforzare il loro effetto e la loro presenza in rete.

Man mano che le piattaforme aumentano la curva di adozione, il loro potere sugli utenti e sulle terze parti cresce costantemente, a tal punto che una volta raggiunta la vetta della curva di crescita/adozione, le loro relazioni con i partecipanti alla rete si azzerano, trasformando i propri partner in competitor: esempi famosi di questo sono Microsoft contro Netscape, Google contro Yelp, Facebook contro Zynga etc, e gli utenti che hanno formato la massa di adozione vengono controllati con sempre più aggiornamenti dei regolamenti della community, che di community a questo punto hanno ben poco visto che non esiste una votazione per la decisione delle modifiche e se vuoi rimanere nel Social puoi solo che cliccare sul campo “accetta”, altrimenti verrai buttato fuori in tempo zero.

Dunque una forma di controllo delle masse basato sul consenso forzato delle “regole della community” ; si arriva così, solo dopo, a capire che che i Social sono solo aziende private con le loro policy aziendali ed i loro interessi commerciali, non sono centri sociali di scambio e divulgazione del pensiero libero democratico.

La Speranza nasce dal fatto che nel web3, la proprietà e il controllo sono decentralizzati, ciò significa che gli utenti possono partecipare attivamente nei progetti, insieme ai costruttori delle nuove piattaforme, possedendo pezzi di servizi Internet tramite il possesso di token, sia non fungibili (NFT) che fungibili (come le criptovalute). I token conferiscono agli utenti dei diritti di proprietà: questi diritti possono riguardare arte, foto, codice, musica, testi, oggetti da gioco, credenziali, diritti di governance, pass di accesso, e, in linea generale, tutto ciò che la gente può immaginare.

BENVENUTI NELLA RIVOLUZIONE DEL WEB 3

Nel prossimo articolo continueremo su questa traccia iniziando a descrivere il mondo del Branding e degli NFT.

Bitcoin un anno di studio


Parte 1 – Bitcoin è tanta roba

E’ passato più di 1 anno dall’ultimo articolo pubblicato sul Blog ed è stato un anno intenso lavorativamente ma ancor di più di studio. Mi sono voluto prendere il tempo necessario per studiare ed approfondire davvero l’argomento Blockchain/Bitcoin che necessitava di quel quid in più per poter arrivare ad avere una vera chiave di lettura sia sul come davvero funziona, addentrandomi davvero ad ogni parte che compone questa straordinaria macchina tecnologica, sia il capirne a fondo le idee rivoluzionarie in ambito sociale e finanziario che lo hanno ispirato, a partire dai movimenti #Chyperpunk degli anni 90.

Dunque in questo anno ho seguito alcuni corsi mirati, uno dei quali durato ben 8 mesi, che mi hanno pemesso di comprendere meglio i tanti, molti, aspetti non solo tecnologici che ruotano attorno a Bitcoin.

Questo perchè troppo spesso si pensa ad una tecnologia come un software o hardware da sviluppare, gestire, espandere etc….. mentre in questo specifico caso stiamo parlando di qualcosa che, oltre al suo già ampio bagaglio tecnologico (… vedi: Reti & Protocolli, Cybersecurity, Crittografia, Programmazione Smartcontract , NFT, A.I. etc…) necessità dello studio di tematiche quali:

  • Eco sostenibilità dell’era digitale
  • Etica nel digitale e fairness degli algoritmi
  • Teoria dei Giochi & Byzantine Fault Tollerance
  • Storia della Moneta e concetti di Finanza
  • Ecosistemi e DeFi
  • Regolamentazione giuridica
  • Privacy e Fiscalità

…… etc ! Dunque l’argomento è vasto e richiede di studiare molte materie non direttamente legate all’informatica.


Ora, prima di addentrarci nel lungo cammino di che cosa ho imparato sul funzionamento di #Bitcoin, proverò a fare un ripasso su ciò che credo sia importante capire di “che cosa è Bitcoin“.

Che cosa hai imparato da Bitcoin?

Se mi fossi fatto questa domanda prima di questa pausa di studio avrei iniziato sicuramente descrivendo come funziona, il mining, gli hash, le caratteristiche di sicurezza della crittografia etc…. ma non avrei quasi sicuramente parlato degli aspetti sociali e filosofici che sono alla base di questa rivoluzionaria strategia tecnologica per la quale l’aspetto tecnico è il motore per far funzionare gli aspetti economico-sociali che lo hanno ispirato.

Premessa

<<Bitcoin aiuta a superare l’ignoranza finanziaria>>, se ci riflettiamo possiamo un pò tutti confermare che, nell’arco degli studi elementari/medie/superiori vengono insegnate : scienze, matematica, chimica, fisica, storia etc…. ; ma quando viene insegnata l’economia-finanza ?? bisogna attendere l’Università se si decide di andare a seguire alcuni indirizzi specifici; dunque la maggioranza di noi ignora i termini della finanza o dell’economia spiccia, che vediamo come un’arte oscura e che deleghiamo alle banche ed ai politici, nulla di più SBAGLIATO e di deleterio per il nostro futuro.

Partiamo

Bitcoin come accennato poco sopra è figlio di molte discipline che si interconnettono, inoltre essendo una “cosa nuova” non è equiparabile a tecnologie precedenti, eviterò quindi di definirlo come molti fanno in giro per il web con vezzeggiativi quali: “oro digitale, internet del denaro” …etc.. dirò semplicemente che Bitcoin si basa essenzialmente su due importanti aspetti decentralizzazione e immutabilità.

Proviamo a guardare al Bitcoin come ad un contratto sociale automatizzato il cui software è solo un ingranaggio del puzzle, ma anche con la Banca facciamo un contratto di cui però non conosciamo le regole perchè con le istituzioni subentra un aspetto di “fiducia” che fa si che non si vada mai ad approfondire quali regolamenti gestiscono realmente i nostri soldi. Già i nostri soldi….. quanti di noi sanno che cosa dice l’articolo 1834 del Codice Civile ??? Beh questo articolo recita così :

[[ “Articolo 1834 Codice Civile
(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)
[Aggiornato al 01/12/2021]
Depositi di danaro
Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi“. ]]


Quindi i soldi sono i tuoi fino a che non li depositi in banca o quando li ritiri in contante (chiedendo se cortesemente te li fanno prendere poichè anche sul ritiro cospicuo dei propri soldi esistono limitazioni di quantità), in tutte le altre fasi il tuo denaro non è tuo e la banca lo gestirà come meglio le farà comodo. SAPPILO !!”

Tenendo ben presente come negli ultimi tempi sia facile per un istituto bancario bloccare i conti dei propri clienti, con scuse tra le più disparate, possiamo far evolvere ed aggiornare quello che era il significato del “I NOSTRI SOLDI” ad un concetto aleatorio, in pratica sono in ostaggio della banca che potrebbe ridarceli come no, vedi i casi negli ultimi 2/3 anni accaduti a residenti in Italia di origine Russa o Iraniana, i cui conti correnti sono stati CHIUSI senza se e senza ma, che tradotto vuol dire che i tuoi soldi sono svaniti.

Tutto questo accade quindi per merito di regolamenti di cui ignoriamo l’esistenza e per quel finto concetto di sicurezza verso le istituzioni alle quali molto volentieri deleghiamo il da farsi:
<< “ma si ci penseranno loro, io mi fido, del resto non ho nulla da nascondere…“. >>
Questo con Bitcoin non può accadere perchè per gestire i tuoi fondi in Bitcoin devi studiare, capire, prenderti le tue responsabilità, imparare che non esiste il concetto di fiducia ma di verifica e solo a quel punto sarai pronto per amministrare i TUOI beni, perchè in questo paradigma i tuoi beni saranno davvero i tuoi, al punto che se non condividerai come gestirli con coloro di cui ti fidi (moglie, figli etc…) neppure loro potranno prendere possesso dei TUOI beni.
Ma come per tutte le cose belle c’è un prezzo da pagare, in questo caso “non si ammette ignoranza”. Certo puoi iniziare con il capire come funziona aprendoti un conto su uno dei tanti Exchange (Coinbase, Binance, Kraken…etc) ma poi bisogna diventare responsabili e fare quel passo in più che da la libertà di decidere per i propri averi senza interlocutori.

LA SCARSITA’

Il primo concetto da cui partiamo per descrivere i concetti base di Bitcoin è quello della “scarsità”; cos’è che da valore a Bitcoin?

“Solo due cose scarseggiano davvero: il tempo e i bitcoin”
by Saifedean Ammous (economist)
@saifedean

Il concetto di scarsità è conosciuto dall’uomo dall’origine dei tempi e in molte epoche diverse questo ruolo è stato ricoperto da svariati “asset” come il grano, il sale, le spezie etc….. la difficoltà nel reperire questi ed altri asset, la quantità recuperata e/o estratta (pensiamo ai raccolti o alla scoperta di nuove venature di materiali preziosi) rendeva il loro prezzo oscillante nel corto e medio tempo. Tra questi asset sicuramente due hanno accompagnato gli uomini fino ai giorni moderni, l’oro e l’argento e solo la separazione da questi asset, iniziata verso la fine del 1800 e conclusasi tra gli anni 60 e 70 del ‘900 ci hanno portati alla dipendenza forzosa verso le monete FIAT, ma della storia della moneta parleremo meglio nei prossimi articoli.

La produzione eccessiva di un asset, che sia esso una moneta o la scoperta di nuovi giacimenti di petrolio, non è necessariamente un bene, anzi comporta alcuni fenomeni distorsivi nell’ecconomia. Bitcoin, al contrario è un bene digitale scarso dal momento della sua creazione, destinato ad avere una produzione limitata e conosciuta nel tempo, 21 milioni, che lo renderà sempre più prezioso, più prezioso dell’oro stesso, con cui spesso viene comparato, perchè nel momento in cui venisse scoperto un nuovo giacimento di oro la sua scarsità diminuirebbe e di conseguenza il suo prezzo destinato a scendere e ad oscillare.

<< Esempio : 22 Giugno 2022 – “Nuovi e ricchi giacimenti minerari di oro sono stati trovati in Uganda. ll volume delle riserve è stimato in 31 milioni di tonnellate di minerale d’oro.”>>

Bitcoin è, ma soprattutto sarà, probabilmente lo strumento migliore per il trasferimento di valore senza confini, virtualmente resistente alla censura e alla confisca, così com’è una riserva  di valore autosufficiente, che consente agli individui di immagazzinare la loro ricchezza indipendentemente da banche e governi.

A questo punto giustamente qualcuno potrebbe osservare che comunque la si voglia raccontare anche Bitcoin risente dei mercati e dei cicli di inflazione, motivo per cui sale e scende di valore; è indubbiamente vero, ad oggi, ma credo che questa situazione cesserà di esistere molto presto, questo per il fatto che proprio la sua offerta strettamente limitata ai 21 mln ad un certo punto assesterà l’inflazione, non a caso oggi possiamo suddividere il mondo monetario in due filoni, quello inflazionistico, in cui il denaro viene stampato (e se digitale viene semplicemente creato al computer) arbitrariamente, e poi c’è Bitcoin, la cui offerta finale è fissa e facilmente verificabile per tutti, dunque non si possono fare giochini di bilancio e frodi per far apparire magicamente soldi che non c’erano, così come fanno tutte le banche centrali.

Dunque, SI, Bitcoin è ancora molto giovane e come conseguenza si porta ancora dietro un pò di “volatilità” per cui al momento risente di una capacità di immagazzinare valore in modo affidabile sulla base di ciò che conosciamo noi oggi, ossia il metodo di assegnazione del valore dei mercati di scambio azionari per cui ragionando ancora secondo le loro metriche si fa fatica a determinare il giusto prezzo di questa nuova moneta, sarà il paradigma di valore che cambierà man mano che il Bitcoin verrà conosciuto e capito.
Questi due mondi hanno di fondo un’enorme differenza sociale poichè il primo è politico e gestito dalla grande finanza e viene imposto con le guerre (pensate come nella storia dell’uomo siano state imposte molte monete, quelle degli imperi vincitori, per poi sparire per essere sostituiti dal nuovo potente di turno), l’altro può essere adottato da chiunque desidera farlo, senza nessuna barriera all’ingresso, nessuno a cui chiedere il permesso ed in cui la partecipazione è volontaria…… ecco questa è la grande bellezza di Bitcoin.

Perchè ho voluto sottolineare alcuni aspetti così negativi delle monete di uso comune, le monete Fiat ?, beh pochi ci pensano ma degli 8 miliardi di persone che siamo su questa Terra non tutti hanno accesso ad un conto corrente bancario, non tutti possono o riescono ad aprirlo ma tutti in un modo o nell’altro necessitano di soldi e devono poterli gestire, Bitcoin ed il meccanismo della Blockchain (ovviamente intendendo quella permissionless o originale, come preferite definirla) non pongono barriere di accesso al denaro ne condizionano l’uso tramite enti o persone terze che ne dettino le regole d’uso.

Ignoranza finanziaria

Poco fa abbiamo accennato a quanto spiccata sia l’ignoranza in ambito finanziario ed anche semplicemente dei termini economici, ma per poter comprendere un nuovo sistema monetario, bisogna prima familiarizzare con il vecchio.

Proviamo a fare un piccolo TEST – sapresti rispondere alle seguenti macro domande??

  • Come funziona il sistema bancario ?
  • Come funziona il mercato azionario ?
  • Che cosa sono le monete Fiat ?
  • Perchè esiste un debito così alto ? Perchè non si riesce a cancellarlo?
  • Quanto denaro può essere stampato? Chi lo decide?

PS: va sempre tenuto a mente che da quando non c’è più il Gold Standard (che spiegheremo meglio in un prossimo articolo) e sono state introdotte le monete Fiat, è comparso il concetto di soldi “stampabili” per cui chi detiene il potere di stampare può stamparne quanto ne vuole, di conseguenza i soldi che possono essere stampati verranno stampati questo perchè senza dei limiti oggettivi o fisici ci sarà sempre da parte dell’uomo la tentazione di approfittare di questo potere pur sapendo che troppi soldi in circolazione portano a più inflazione. Eppure mentre alcuni economisti sostengono che l’inflazione è una cosa positiva, altri sostengono che il denaro vero , non inflazionabile facilmente, come quello basato appunto sul Gold Standard, è essenziale per un sistema economico sano.
Bitcoin elimina la tentazione umana a stampare denaro e lo fa in un modo molto ingegnoso, infatti Satoshi (e/o chi per lui) era evidentemente ben consapevole dell’avidità per cui ha basato tutto il meccanismo di determinazione e gestione di Bitcoin sulla matematica.


Personalmente concordo con la seconda visione tenendo in considerazione che gli effetti negativi dell’inflazione (peggio ancora se associati anche ad una stagflazione) non sono immediatamente evidenti, infatti , a secondo del tasso di inflazione, il tempo che intercorre tra la causa e l’effetto può durare anche diversi anni, inoltre l’inflazione influisce in modo pesante su alcuni tipologie di persone, o gruppi sociali, rispetto che altri.
Un esempio di questa situazione la possiamo vedere oggi negli U.S.A. che dopo aver usato metodi come l’helicopter money (il Governo eroga soldi a fondo perduto tramite la banca centrale, direttamente nelle tasche dei cittadini e delle imprese) per sopperire alle perdite di lavoro e di chiusura di molte attività lavorative a causa dei Lock down, oggi come conseguenza di quel mix di situazioni e scelte, si ritrova con troppo denaro immesso direttamente nell’economia reale – aumentando così il totale della moneta in circolazione nell’economia senza una crescita parallela della produzione di beni o servizi, nel tentativo di evitare che i consumi ed i prezzi aumentino in modo improvviso nell’immediato, cercando di non far fermare di colpo l’economia (recessione). Tutto questo però genera nel tempo nuovi livelli sempre crescenti di inflazione che faranno aumentare tutti i costi dei beni e dei servizi annessi e, nei casi peggiori, come quelli che stiamo vivendo in questo periodo storico, possono portare alla STAGFLAZIONE ossia ad un tipo di ciclo economico dettato da due fenomeni concomitanti di stagnazione (recessione) e d’inflazione.

Come si capisce dall’evolversi di questo primo articolo a tema Bitcoin, l’argomento è davvero ampio, dunque prima di chiudere questo primo articolo ci tengo ad inserire un concetto bancario molto importante e che determina alcuni degli aspetti negativi ai quali cerchiamo delle risposte, non facili da trovare in particolare fino a quando non ci si addentra volontariamente nello studio della materia economico-finanziaria.

La Riserva frazionaria bancaria

L’economia, la Finanza e lo stesso Denaro non sono argomenti banali da trattare, soprattutto al giorno d’oggi e, tra le cose meno banali da capire e valutare c’è certamente il processo di creazione della moneta all’interno del nostro sistema bancario. Attenzione però non voglio dire che gli argomenti siano difficili, cosa che innesca la reazione del “non ci capisco nulla, facciano loro, io mi fido…” ma è il sistema che lo trasforma in apparentemente complesso, nascondendo i concetti dietro a strati di gergo tecnico e ad inglesismi al solo scopo di confondere e creare una barriera verso la gente. E’ chiaro che se parlando di moneta e sistema bancario iniziassi a colorire le frasi con termini come “quantitative easing, Loan, investment found, Yeld, Bail-Out & Bail-In” … etc, diventerebbe subito palese che il comune cittadino non può che rimane confuso finendo spesso col decidere di non voler approfondire un qualcosa che invece lo toccherà direttamente nelle tasche.

Purtroppo da qui si innesca un meccanismo di protezione delle persone che finiscono persino con il coniare modi di dire come: “avere soldi è peggio che non averli” ; ovviamente questa “battuta” è assolutamente infondata e basata unicamente sulla pigrizia nel doversi informare, almeno minimamente, su come andrebbe gestito il proprio denaro, ed invece si preferisce DELEGARE , deleghiamo alla banca, deleghiamo al notaio, all’avvocato, al commercialista, al dottore …… insomma a chiunque si prenda lo sbattimento di studiare ciò che noi non abbiamo voglia di comprendere.

WTF ?!

Torniamo al tema per spiegare il quale vorrei citare un’intervento fatto dall’Euro parlamentare inglese Godfrey Bloom, il quale dichiarò che :

“Tutte le banche sono in bancarotta. Banca Santander, Deutsche Bank, Royal Bank of Scotland… sono tutte al verde! E perché sono al verde? Non è un atto divino. Non è una specie di tsunami. Sono al verde perché noi abbiamo un sistema chiamato “banca a riserva frazionaria”, il che significa che le banche possono prestare denaro che in realtà non hanno! È uno scandalo criminale che va avanti da troppo tempo […] La stampa artificiale di denaro è tale per cui, se una persona comune lo facesse, andrebbe in prigione per molto tempo […] e fino a quando non iniziamo a mandare i banchieri — e includo banchieri centrali e i politici — in prigione per questo, l’oltraggio continuerà.“

Per sintetizzare questo concetto potremo dire che la riserva frazionaria altro non è che un metodo attraverso cui le banche creano denaro, ex novo, praticamente dal nulla attraverso un semplice click su un computer.

Se per esempio i correntisti di una stessa filiale bancaria, provassero tutti insieme ad andare allo sportello della banca a richiedere il loro denaro depositato, sapete cosa accadrebbe? l’impiegato allo sportello sarebbe costretto a comunicar loro che i soldi non attualmente sono disponibili e di ritornare dopo qualche giorno ma su invito della banca.

Il motivo? I vostri soldi in quella banca NON ESISTONO fisicamente.

La riserva frazionaria rende possibile alle banche svolgere legalmente un’attività criminale molto profittevole, rendendo così il sistema economico strutturalmente instabile e cioè necessariamente esposto a cicli economici di boom e crisi.

Godfrey Bloom – intervento all’Europarlamento – “La riserva frazionaria è il cuore del problema”

Dunque volendo ulteriormente fissare il concetto principale esposto anche nel video possiamo ribadire che:
le banche possono prestare denaro che loro in realtà non posseggono

Ed in effetti, grazie alla riserva frazionaria bancaria, una banca ha l’obbligo di detenere solo una piccola frazione (di solito intorno al 10%) di ogni dollaro/euro che ottiene dai depositi dei correntisti. Dunque che cosa fanno le banche con il resto dei soldi? che cosa succede a quel 90% (o più) che possono utilizzare a loro piacere? Beh lo prestano a copertura di altri investimenti, speculano su titoli azionari, li investono in altri asset, vedi la crisi dei mutui Subprime americani del 2008, ossia prestiti ad alto rischio finanziario erogati dagli istituti di credito in favore di clienti a forte rischio debitorio (insolvenza), dunque facenti parte di un fenomeno tipico di eccessiva speculazione finanziaria.

Conclusione

Nella speranza di essere stato in grado di farvi capire quale straordinario mondo ruota ai mille aspetti toccati da Bitcoin, nel prossimo articolo affronteremo tra gli altri argomenti le differenze sulle tematiche finanziarie tra economisti keynesiani e la scuola austriaca.

RESTIC il backup funzionale e cross platform

INTRODUZIONE

 Restic è un’applicazione per la gestione di backup sia in locale che in cloud, che supporta la crittografazione (AES-256) e la deduplicazione dei dati, riducendo dunque in modo significativo lo spazio necessario per conservare i file bekappati.

Restic è già ad oggi compatibile con la maggior parte dei servizi cloud quali : “OpenStack Swift, bucket Amazon S3, Backblaze B2, Microsoft Azure Blob Storage, Google Cloud”, e sono presenti anche immagini Docker.

Restic è sviluppato in linguaggio GO, cosa che lo rende molto leggero ed efficiente, risolvendo anche molti problemi di gestione di dipendenze.

– INSTALLAZIONE

Esistono molti pacchetti di installazione per la maggior parte dei sistemi operativi, coprendo un range che va da Arch Linux a MacOS, fino ai sistemi *BSD/*NIX……

Per i sistemi più “standard” l’installazione è banale:

– Debian

apt-get install restic

– Fedora

dnf install restic

– MacOS

brew install restic

….. per tutti gli altri sistemi si possono trovare tutte le specifiche sul sito ufficiale di Restic (https://restic.readthedocs.io/en/latest/020_installation.html#stable-releases)

Una volta installato il pacchetto i comandi per l’utilizzo di Restic sono davvero semplici ed immediati.

Prima di tutto va inizializzato lo spazio che si decide di stanziare, dedicare, al backup, ricordandosi che Restic chiama la destinazione per i backup “repository” ( –repo oppure -r ).

Quindi per inizializzare la Directory prescelta per la gestione dei backup possiamo agire in 3 modi diversi:

  • spostarci all’interno della DIR prescelta e dare il comando # restic init
  • indicare il PATH dei backup # restic init –repo /mnt/data/<nome_utente>/backup/
  • indicare un percorso di rete # restic -r sftp:<utente>@<indirizzo_IP>:/mnt/data/<nome_utente>/backup init

– COMANDI PRINCIPALI

  • init
  • backup
  • ls
  • restore
  • snapshots
  • tag
  • copy
  • stats

…….. e molti altri ancora che potete trovare sulla documentazione ufficiale, al sito restic-official-docu

Per poter automatizzare gli accessi ad aree esterne come, altri server, servizi cloud o altro, possiamo usare due metodi diversi;

1) creiamo un file .restic.env nel quale possiamo inserire i dati di accesso (es. ad AWS S3) , aggiungendo la password creata durante la fase di inizializzazione [“init“]

oppure

2) creiamo un file .rest_pass in cui inseriamo soltanto la password 

– ESEMPI

Es. file di tipo ENV ( .restic.env )

#!/bin/bash

export RESTIC_REPOSITORY=” s3:https://s3.amazonaws.com/restic-backup-test

export AWS_SECRET_ACCESS_KEY=”IVZ6GSBXEaZ1DeXzhN1gr4eCWcxD7hhMOt1RWMdn”

export RESTIC_PASSWORD=”<PASSWD>”

Prima di lanciare i comandi per restic, in ambiente Cloud, eseguo il comando:

source .restic.env

per caricare le variabili d’ambiente indicate nel file .restic.env

Es. file di tipo PASSWD ( .rest_pass )

< password >

….quando si decide di usare il file .rest_pass basta indicarlo alla fine della stringa di comando, come ad esempio:

restic -r sftp:<utente>@<indirizzo_IP>:/home/<utente>/backup/database snapshots -p .rest_pass

– Esempi Pratici

INIZIALIZZO UNA DIRECTORY LOCALE

.\restic.exe init –repo C:\Users\User\Desktop\restic-repo

enter password for new repository:

enter password again:

created restic repository 80ee4591fd at C:\Users\User\Desktop\restic-repo

Please note that knowledge of your password is required to access the repository. Losing your password means that your data is irrecoverably lost.

Esegui il BACKUP

.\restic.exe backup -r C:\Users\User\Desktop\restic-repo E:\TEST1.txt
enter password for repository:
repository 80ee4591 opened successfully, password is correct
created new cache in C:\Users\User\AppData\Local\restic

Files: 1 new, 0 changed, 0 unmodified
Dirs: 1 new, 0 changed, 0 unmodified
Added to the repo: 467 B

processed 1 files, 0 B in 0:00
snapshot 0161a85c saved

Vedere la lista degli snapshot effettuati

.\restic.exe snapshots -r C:\Users\User\Desktop\restic-repo
enter password for repository:
repository 80ee4591 opened successfully, password is correct

ID Time Host Tags Paths

0161a85c 2021-08-05 13:08:45 Windows10 E:\TEST1.txt

1 snapshots

Vedere la lista dei files di una snapshot:

.\restic.exe ls -l -r C:\Users\User\Desktop\restic-repo 0161a85c
enter password for repository:
repository 80ee4591 opened successfully, password is correct
snapshot 0161a85c of [E:\TEST1.txt] filtered by [] at 2021-08-05 13:08:45.8317433 +0200 CEST):
drwxrwxrwx 0 0 0 1979-12-31 23:00:00 /E
-rw-rw-rw- 0 0 0 2021-08-05 13:07:20 /E/TEST1.txt

Esegui il Restore

Per effettuare un test reale, ho cancellato il file E:\TEST1.txt

.\restic.exe restore 0161a85c -r C:\Users\User\Desktop\restic-repo –target E:\restore
enter password for repository:
repository 80ee4591 opened successfully, password is correct
restoring to E:\restore

….così facendo ho recuperato la copia di backup facendone il restore sul disco E:\restore

$ ls -l E:\restore

Directory: E:\restore

Mode LastWrite Time Length Name
—- ————- —— —-
d—– 31/12/1979 23:00 0 TEST1.txt

Elimina gli snapshot

.\restic.exe forget –prune 0161a85c -r C:\Users\User\Desktop\restic-repo
enter password for repository:
repository 80ee4591 opened successfully, password is correct
[0:00] 100.00% 1 / 1 files deleted
1 snapshots have been removed, running prune
loading indexes…
loading all snapshots…
finding data that is still in use for 0 snapshots
[0:00] 0 snapshots
searching used packs…
collecting packs for deletion and repacking
[0:00] 100.00% 1 / 1 packs processed

to repack: 0 blobs / 0 B
this removes 0 blobs / 0 B
to delete: 2 blobs / 531 B
total prune: 2 blobs / 531 B
remaining: 0 blobs / 0 B
unused size after prune: 0 B ( of remaining size)

rebuilding index
[0:00] 0 packs processed
deleting obsolete index files
[0:00] 100.00% 1 / 1 files deleted
removing 1 old packs
[0:00] 100.00% 1 / 1 files deleted
done

N.B.: bisogna ricordarsi che, nel caso stessimo agendo sull’eliminazione di un backup/snapshot in ambiente cloud, tipo Amazon Bucket S3, prima del comando di forget –prune bisognerà dare un “restic unlock <ID dello snapshot>

Auto Pulizia

.\restic.exe forget –prune –keep-daily 7 –keep-monthly 12 –keep-yearly 3 -r C:\Users\User\Desktop\restic-repo
enter password for repository:
repository 80ee4591 opened successfully, password is correct
Applying Policy: keep 7 daily, 12 monthly, 3 yearly snapshots

Aggiorna la versione

Prima di tutto verifichiamo quale versione abbiamo al momento:

.\restic.exe version
restic 0.12.0 compiled with go1.15.8 on windows/amd64

oppure

$ restic version
restic 0.12.0 compiled with go1.15.8 on linux/amd64

Sulla macchina ArchLinux la versione è già l’ultima disponibile al momento (5 Agosto 2021) quindi non eseguiremo l’aggiornamento ma, ricordate che in caso di macchine nascoste da un Firewall a cui è vietato fare download di pacchetti si può comunque scaricare su di un’altra macchina l’ultima versione del software dal repository ufficiale su github , scompattarlo e sostituire il nuovo “restic” direttamente in /usr/bin

RESTIC Last Version Binaries Page

Es. :

bunzip2 restic_0.12.0_linux_amd64.bz2

mv restic_0.12.0_linux_amd64.bz2 restic

chmod +x restic

mv restic /usr/bin/

restic self-update

L’invito è quello di leggere la documentazione ufficiale poichè è davvero ricca di esempi, spiegazioni e modi di utilizzare questo fantastico strumento, ultra flessibile e davvero performante.

FileSystem Decentralizzato – IPFS

Per chi ancora non conosce il progetto IPFS (creato all’interno del MIT di Boston), posso cominciare dando la definizione riportata sulla pagina Wikipedia, ossia che: L’InterPlanetary File System (IPFS) è un protocollo di comunicazione e una rete peer-to-peer per l’archiviazione e la condivisione di dati in un file system distribuito.

IPFS basa il suo funzionamento sull’utilizzo di molteplici tecnologie, racchiudendo in se le più moderne idee alla base di precedenti sistemi peer-to-peer, inclusi DHT, BitTorrent, Git e SFS.

Bene, dopo questa introduzione dobbiamo capire cosa si può già realmente fare con IPFS, poichè essendo un progetto in forte sviluppo, sono già parecchi gli usi pratici su cui potremo inserire IPFS in un nostro progetto.

Ma quella definizione di “Sistema Interplanetario per la gestione dei dati” potrebbe forse farvi comprendere la vicinanza di questo progetto con la blockchain. Infatti quando è nata la tecnologia della Blockchain, il Bitcoin aveva lo scopo di far usare la blockchain per espandere la libertà finanziaria a tutti coloro che avrebbero usato quel sistema. IPFS vuole portare ulteriormente avanti il concetto da cui è nata la blockchain, non a caso, per gli sviluppatori del progetto la stessa blockchain non dovrebbe essere vista legata solamente alle transazioni di denaro (immagine che attualmente è stata appiccicata a questa fantastica tecnologia ), ma bensì dovrebbe rappresentare la nuova infrastruttura di Internet.

In pratica, Internet, così come lo conosciamo oggi, non dovrà più essere il sistema a cui noi semplicemente accediamo, e di cui qualcun’altro possiede l’infrastruttura.

Proviamo a fare un esempio che possa essere chiaro per tutti:

Oggi quando cerchiamo Facebook sul motore di Google, stiamo compiendo le seguenti azioni

Chiediamo a Google di cercare Facebook, per poi

Chiedere a Facebook di mostrarci che cosa fanno i nostri contatti

..tutto ciò senza considerare tutti i passaggi intermedi che ci servono per arrivare su Google e successivamente arrivare a Facebook, ad iniziare dalla prima "request" che viene fatta dal nostro device al nostro gestore di connessione, che sia il provider che ci fornisce la linea di casa o l’operatore telefonico che ci fornisce la rete per navigare.

Passaggi nei quali lasciamo in rete un sacco di tracce, dal nostro indirizzo IP, il nostro indirizzo MAC(ossia l’identificatore unico e univoco del nostro dispositivo connesso in rete), la localizzazione geografica della nostra posizione in tempo reale, la versione di Browser che stiamo utilizzando, fino alla stringa di ricerca che vogliamo venga esaudita. Insomma un bel pò di dati per una semplice ricerca.

Consideriamo adesso che tutte le aziende attraverso cui passano i nostri dati di navigazione, possono leggere e dunque sfruttare tutte queste informazioni per capire come ci comportiamo in rete, cosa siamo soliti cercare, se siamo appassionati di viaggi o di informatica, se abbiamo preferenze verso certi prodotti piuttosto che altri, e molto altro ancora, una vera e propria profilazione.

Ma una profilazione non serve solo come agglomerato di dettagli e specifiche di un’ utente, vendute agli inserzionisti per creare una pubblicità su misura per ogni singolo internauta. Una profilazione di questo tipo identifica una specifica persona meglio delle sedute dallo psicanalista, e non serve usare il concetto di coloro che sono soliti dire: "ma io non ho nulla da nascondere", in quanto il concetto di Privacy non nasce per difendere coloro che hanno qualcosa da nascondere. Immaginate di diventare dei VIP e che improvvisamente stuoli di giornalisti e paparazzi si piazzino davanti a casa vostra, cercando di rubare un momento qualunque della vostra vita, fotografandovi ovunque voi siate……, credo che invochereste il diritto di privacy immediatamente, non perchè abbiate qualcosa da nascondere, ma perchè avete una vostra vita da vivere; allora immaginiamo questi "scrutatori" della vostra vita, come costantemente parcheggiati nel vialetto davanti alla vostra stradina per navigare in Internet. Appena vi collegate, per un qualunque motivo, loro sono già li tutti pronti a scattare foto di ogni attimo della vostra navigazione, che sia per lavoro o per svago.

Adesso immaginiamo come potrebbe essere la stessa esperienza se non ci fosse bisogno di "Internet, per accedere ad Internet", questo è quello che stanno cercando di realizzare con IPFS, costruendo un protocollo di navigazione che sostituisca HTTP/S, ormai vecchio, accroccato e che non riesce più a stare al passo con la costante crescita delle innovazioni del WEB. Tenendo anche presente che l’http/s è un protocollo di livello 4, mentre nella pila (ISO/OSI) dei protocolli di rete ci sono ben 7 livelli.

IPFS vuole dunque cambiare il protocollo standard da https:// a ipfs:// , che può sembrare una cosa insignificante, invece tutto questo cambia moltissimo l’uso della rete per ogni utente, perchè con IPFS quando richiediamo un’informazione in rete , non la stiamo più chiedendo ad un insieme di server, sparsi chissà dove nel mondo, e di proprietà di una Big Corporation, ma lo stiamo chiedendo a qualcuno che si trova vicino a noi e che condivide quella informazione, nello spirito dei sistemi peer-to-peer.

Oggi il web è fondamentalmente inefficiente e costoso perché internet costa in ogni suo singolo aspetto, dalla connessione, alle infrastrutture per i servizi che si appoggiano, tutti, troppo, alle infrastrutture GAFA (Google, Amazon, Facebook, Microsoft), di conseguenza, non è possibile immaginare l’attuale Internet come il luogo che preserverà la storia umana.

I vantaggi che si potrebbero trarre dall’utilizzo di IPFS sarebbero molteplici, ad esempio:

• download più veloci ed efficienti: mentre HTTP può scaricare una risorsa da un solo computer alla volta, IPFS pu`o recuperare parti diverse di un file da molteplici computer contemporaneamente;

• un web più robusto: l’architettura di IPFS elimina i server centrali che rappresentano un single point of failure permettendo la creazione di un Web “permanente”. IPFS crea una rete resiliente dove ogni risorsa è sempre disponibile grazie al mirroring dei dati su più nodi;

• resistenza alla censura: mentre può essere molto semplice per un governo bloccare l’accesso a un determinato sito internet ospitato presso un server centralizzato, IPFS crea un Web immune alla censura.

Wikipedia è stato uno dei primi progetti ad essere stato “portato” su IPFS con un progetto che si chiama Distributed Wikipedia.

Dunque come iniziato ad accennare all’inizio dell’articolo, <u>IPFS è un sistema distribuito per l’archiviazione e l’accesso a file, siti Web, applicazioni e dati</u>.

Questo, in soldoni, significa che potrai archiviare qualsiasi tipo di dato/file in IPFS e, dopo averli archiviati, IPFS fornirà un hash che inizia con Qm. Si potrà quindi accedere ai dati usando quell’hash.

HASH

Che cosa sono e quale scopo hanno gli hash ?

L’hash in termini tecnici è noto come Identificatore di contenuto (CID) in IPFS. Il CID è sostanzialmente un’etichetta utilizzata per indicare il contenuto in IPFS, ma non indica dove è archiviato il contenuto. L’hash crittografico del contenuto viene quindi utilizzato per generare CID. L’hash corrisponde a un multihash di caratteri che inizierà con “Qm”. Le lettere “Qm” definiscono l’algoritmo (SHA-256) e la lunghezza (byte 32) utilizzati da IPFS.

Gli hash sono funzioni che accettano input arbitrari e restituiscono un valore di lunghezza fissa. Essi possono essere rappresentati in diverse basi (base2, base16, base32, ecc…).

Caratteristiche degli hash crittografici:

  1. Deterministico
  2. Non correlato
  3. Unico
  4. Senso unico

L’utilizzo dell’hash come chiave per l’identificazione dei file ha inoltre il vantaggio di garantirne l’integrità, poichè, così facendo, il nodo che ha richiesto una risorsa, per assicurarsi che il file ottenuto sia effettivamente quello richiesto e che non abbia subito alcuna alterazione, non dovrà far altro che ricalcolarne l’hash e verificare che questo corrisponda con quello che aveva inizialmente richiesto. Oltre ad aggiungere questa misura di sicurezza gratuitamente, la scelta di utilizzare l’hash come chiave porta un secondo vantaggio, ovvero la deduplicazione dei file: ogni volta che un utente pubblica un nuovo file su IPFS, la rete verifica attraverso il suo hash se questo è già presente, evitando automaticamente che ne vengano mantenute molteplici copie qualora più utenti caricassero la medesima risorsa.

Dal momento che IPFS utilizza l’indirizzamento basato sul contenuto, i file memorizzati su di esso non possono più essere modificati, infatti qualunque aggiornamento al file produrrebbe anche una modifica dell’hash che lo identifica. Per questa ragione IPFS, esattamente come Git, supporta il versioning dei file. Ogni volta che il contenuto di un file viene aggiornato, IPFS crea un oggetto chiamato commit che rappresenta un particolare snapshot nella cronologia delle versioni di un determinato IPFS object. Ogni commit contiene un riferimento al commit precedente e un link alla specifica versione dell’IPFS object (vedi immagine). IPFS tiene traccia in questo modo dell’ultima versione del file e di tutte le versioni precedenti.

SALVARE I DATI

pinning

Ora, una volta spiegato cosa c’è alla base del progetto IPFS, dobbiamo chiarire alcuni punti importanti. IPFS usa lo slogan per cui ciò che SALVI sul sistema rimarrà li per sempre….. SI & NO. La precisazione va ben fatta perchè, facciamo un esempio: Qualche giorno fa abbiamo assistito ad un service-down da parte di Google, che ha precluso l’accesso ai dati personali e lavorativi di milioni di persone, le quali improvvisamente, non riuscivano più ad accedere all’account Gmail, ai dati (privati e di lavoro) su Google Drive etc…. (e la lista è lunga). Pensiamo ai danno provocati da questo “blackout informatico”. Tutto ciò non sarebbe accaduto se i dati a cui noi volevamo attingere fossero stati già salvati su IPFS perchè non dipendono dai servizi e dalle architetture di un’azienda, per grande che sia, ma sono attivi perchè condivisi e replicati da tutti i pc degli utenti che utilizzano questo sistema/protocollo. Quindi se io salvo in rete un documento, questo sarà accessibile fino a quando ci sarà anche solo 1 pc nella rete IPFS in grado di condividermelo. Seppur banalizzato, il concetto è questo ma, non tutto ciò che possiamo caricare su IPFS rimane in eterno, questo perchè non ci serve mantenere ogni cosa, quindi esiste un processo, il PINNING, che ci permette di dire alla rete quali file noi consideriamo IMPORTANTI e vogliamo vengano mantenuti, altrimenti IPFS ha un suo sistema di pulizia della cache per cui, tutto ciò che non è stato “pinnato” verrà svuotato. Un pò come il garbage collector.

PROBLEMA

Chiaramente nessun sistema è perfetto, dunque anche IPFS, seppur abbia ottimi punti di partenza e di futuro sviluppo, ha anch’esso alcuni aspetti problematici da tenere presente, ma così come la Blockchain ha creato i Bitcoin come sistema di INCENTIVAZIONE per poter far crescere l’uso della sua innovazione, così anche IPFS ha dovuto trovare la soluzione per lo stesso dilemma.

Infatti, il problema principale di IPFS è quello di riuscire a mantenere i file sempre disponibili, poichè se un file è condiviso da pochi nodi della rete questo diventerà non disponibile non appena questi nodi andranno offline, esattamente come capita su BitTorrent per i file con pochi seeders. L’unico modo per risolvere questo problema è offrire un incentivo ai nodi per rimanere online quanto più tempo possibile e distribuire così proattivamente i file sulla rete in modo che ci sia sempre un certo numero minimo garantito di nodi, che ne mantenga una copia disponibile.

SOLUZIONE

Per questo gli stessi sviluppatori di IPFS hanno creato il progetto Filecoin, una blockchain basata su IPFS che punta alla creazione di un mercato decentralizzato per lo storage di dati. In questo modo chi offre il proprio spazio di archiviazione per il salvataggio di dati su IPFS è al tempo stesso incentivato economicamente a farlo e a mantenere il proprio nodo online per quanto più tempo possibile. In pratica come Bitcoin per la Blockchain.

Di Filecoin parleremo approfonditamente in un prossimo articolo.

IPNS

L’IPNS, ossia Inter-Planetary Name System è la parte tecnologica di IPFS che possiamo associare a ciò che noi conosciamo sulla internet, basata sul protocollo HTTP, come il servizio DNS, tramite il quale possiamo navigare, grazie alla traduzione da indirizzo-IP basato su numeri, a sequenza ordinata di lettere che compongono gli URL che utilizziamo ogni giorno.

Secondo la documentazione ufficiale di IPFS:

” l’ IPNS è un sistema per la creazione e l’aggiornamento di collegamenti mutabili al contenuto IPFS. Poiché gli oggetti in IPFS sono indirizzati al contenuto, il loro indirizzo cambia ogni volta che il loro contenuto lo fa. È utile per una varietà di cose, ma rende difficile ottenere l’ultima versione di qualcosa.”

Quindi, un nome gestito su IPNS equivale all’hash di una chiave pubblica, ed è associato a un record contenente informazioni sull’hash a cui è collegato, che è firmato dalla chiave privata corrispondente. Chiaramente tutti i nuovi record possono essere firmati e pubblicati in qualsiasi momento.

OGNI COSA HA BISOGNO DEL PROPRIO ATTREZZO

Come ho carcato di spiegare (data la vastità dell’argomento) , IPFS può rendervi indipendenti dall’Internet tradizionale, infatti posso salvalre file, pubblicare un sito ed altro ancora, senza dover usare Google, un DNS, o avere un dominio comprato su un ISP……, già dimenticavo di dire che, così come oggi siamo abitutati a comprare e registrare un dominio per il nostro sito, la stessa cosa la possiamo fare in modo indipendente anche su IPFS, tramite ENS (Ethereum Name Service).

In questo caso possiamo vedere come due tecnologie, simili nei concetti, si possono unire, ed è il caso proprio di IPFS+ENS.

L’ Ethereum Name Service (ENS) è definito come un “sistema di denominazione distribuito, aperto ed estensibile basato sulla blockchain di Ethereum”. Ethereum, per coloro che non lo sapessero, è una piattaforma di contratto intelligente (una blockchain) che vanta un gran numero di applicazioni decentralizzate (dapps), una vivace community di sviluppatori e una dichiarata community di utenti.

ENS è stato progettato per creare un sistema simile al DNS, tuttavia, a causa della diversa architettura decentralizzata di Ethereum, l’ENS varia dalla struttura sfruttata nei sistemi DNS. Tuttavia, proprio come il DNS, l’ENS detiene un record di nomi gerarchici separati da punti chiamati domini, con il proprietario del dominio di primo livello che ha il pieno controllo sui sottodomini.

Ad esempio, se “tizio” possiede il dominio “soldiapalate.eth”, può creare “blog.soldiapalate.eth” e configurarlo come desidera.

Per gli utenti della rete principale di Ethereum, l’ENS semplifica decisamente le cose, inquanto migliora l’usabilità delle dapps restituendo, attraverso la risoluzione inversa, nomi leggibili dall’uomo invece dei lunghi hash di IPFS.

WEB 3.0

Come stavo chiarendo qui sopra, posso essere indipendente da tutto se voglio usare IPFS come sistema di backup/scambio di file ma, cosa succede se voglio usare queste nuove tecnologie per creare un sito web?. Da questi ragionamenti è nato quello che oggi è il web3, che accomuna sistemi decentralizzati come IPFS alle Blockchain, come Ethereum, ma non solo. Infatti, seppur abbiamo chiarito che IPFS funziona, a livello concettuale com Torrent, se i contenuti che voglio condividere sono presenti solo su un computer e quel computer, per qualsiasi motivo, non è disponibile, quei contenuti saranno irragingibili.

Per questo motivo, da qualche tempo per IPFS esistono anche dei servizi di pinning: che ci aiutano a garantire la disponibilità dei nostri contenuti. Tra questi, alcuni nomi sono quelli di Pinata, Infura ed anche il blasonato Cloudflare ha aggiunto tra i suoi servizi quelli di “Gateway Website for IPFS” …… and more.

Il vantaggio del Web 3.0 è che i dati sono distribuiti punto a punto, quindi non è necessario preoccuparsi di perdere i dati se i server sulla rete vengono interrotti. Non è lo stesso di un Web centralizzato, quando il server di accesso viene interrotto, non è possibile accedere al sito Web.

CONCLUSIONE

Per questo primo articolo introduttivo è tutto, nel prossimo inizieremo ad affrontare alcuni casi pratici per vedere come si salvano i dati, li si recuperino in caso di cancellazione, vedremo come attivare un nostro nodo locale e come accedere alla Dashboard di gestione del nodo, e come usare alcuni dei servizi di gateway per velocizzare e gestire il pinning dei dile importanti.

Alla prossima !!

IPFS – Filesystem distribuito

Le elezioni statunitensi e Bitcoin: in che modo le elezioni influenzeranno il mercato delle criptovalute?

Siamo arrivati a quelle che già da molti mesi sono tra le elezioni presidenziali più attese degli ultimi anni, ed i mercati finanziari sono stati, come sempre, ricchi di chiacchiere, di ogni genere, colpi bassi, gossip di cattivo gusto, insomma di tutto quanto ormai abbiamo imparato essere il circo mediatico dietro ad uno degli eventi più importanti al mondo, per via delle ripercussioni, positive e negative, sulla maggior parte delle nazioni. Ma da qualche anno le implicazioni non sono più soltanto a carattere geo-politico e finanziario ma anche sui vari asset strategici della economia digitale, tra cui Bitcoin.

E’ ormai assodato che la relazione tra il “cripto mondo” e questo grande evento statunitense richieda ulteriori indagini, vista la sua rilevanza storica.

Infatti dobbiamo tenere presente che Bitcoin ha chiuso il mese di Ottobre, per la seconda volta, nella sua intera storia, intorno ai 14.000 dollari, l’unico precedente lo possiamo ritrovare soltanto in quel periodo tra la fine del 2017 e l’iniio del 2018, in cui arrivò addirittura a 20.000 dollari.

Del resto anche prima del rialzo del 2017, si erano svolte le elezioni americane del 2016 tra la Clinton e Trump. Dunque potrebbe significare che le elezioni statunitensi hanno un’ impatto su Bitcoin in un modo o nell’altro?

Volendo cercare una correlazione, andando indietro a verificare, potremmo notare che, nell’ultimo ciclo elettorale, Standard & Poor 500 (l’indice della borsa statunitense) aveva registrato volatilità durante il periodo delle elezioni. In particolare, durante il mese di Ottobre e la prima settimana di novembre 2016, l’SPX era calato di oltre il 6%, mentre subito dopo le elezioni, le azioni erano rapidamente risalite, invertendo la tendenza verso quelli che sarebbero diventati i nuovi massimi storici.

Quindi, da un lato, abbiamo una situazione in cui si potrebbe tracciare una correlazione causale tra l’andamento di Bitcoin e le elezioni presidenziali statunitensi, d’altro canto, si potrebbe anche sostenere che questa correlazione sia semplicemente il risultato dell’aver stampato e pompato nei mercati una grande quantità di denaro, la stessa FED aveva dichiarato qualche settimana fa che, a causa degli aiuti all’economia per via del Covid, nel solo 2020, sono stati stampati l’equivalente del 22% di tutti i dollari in circolazione.

Gli eventi che si sono abbattuti sull’economia, all’arrivo del 2020, hanno però modificato la visione di molte persone ed aziende, circa quello che Bitcoin può diventare, infatti, mentre prima era visto principalmente come un’ asset speculativo con una capitalizzazione di mercato di poco più di $ 200 miliardi, oggi si è guadagnato un nuovo ruolo, ossia quello di una moneta per salvaguardare le nostre richezze diventando noi, in primis, degli “holder”, pensando quindi principalmente ad un accumulo come forma di prossima ricchezza, contro la visione speculativa dell’inizio.

Non a caso, proprio in questo anno alcune Big, società quotate in borsa di grande reputazione, come Square e MicroStrategy (per citarne solo alcune), hanno portato l’argomento della “riserva di valore” ad un livello successivo, avendo collocato sul mercato digitale, una grossa percentuale delle loro riserve aziendali investendo diversi milioni di dollari nell’acquisto di Bitcoin.

L’ascesa di Bitcoin come riserva di valore

Tutto ciò di cui abbiamo discusso fino ad ora, ci porta dunque a trattare Bitcoin come la nuova “riserva di valore”. In effetti, in un periodo di accresciuta incertezza, la necessità di una riserva assoluta di valore è diventata ancora più una necessità.

Tradizionalmente, l’oro è il bene di rifugio verso cui gli investitori si affollano in tempi di crisi. Ma Bitcoin sembra essere diventato decisamente più interessante per gli investitori tecnologici di oggi, con scarso interesse per le proprietà ingombranti dell’oro.

Dall’inizio della crisi economica da Covid, lo stimolo di ricerca della “riserva di valore” su cui investire è cresciuta parecchio, volendo analizzare i due protagonisti del mercato possiamo notare che, l’oro è aumentato del 40% (dal minimo al massimo), mentre Bitcoin è aumentato di oltre il 120%. Questa discrepanza nelle prestazioni diventa ancora più chiara se vista in un arco di tempo di 10 anni.

Conclusione

In conclusione, avendo osservato che, nonostante gli avvicendamenti dei presidenti americani, da quando Bitcoin è nato, possiamo affermare con una certa sicurezza che le elezioni statunitensi alla fine avranno poca influenza sulla traiettoria di crescita a lungo termine di Bitcoin.

Quello che possiamo immaginare è che certamente, il giorno stesso delle elezioni, fino anche ad una settimana dopo, sarà ragionevole prevedere una reazione del mercato legacy al candidato vincitore, che potrebbe andare in entrambi i modi, poichè, in genere, i mercati preferiscono mantenere lo status quo, il che significherebbe la vittoria di Trump, che sarebbe percepita dai mercati come “business as usual”, mentre, il rovescio della medaglia avverrebbe, se Biden dovesse vincere, per cui, le percezioni dei mercati dipenderebbero dal discorso inaugurale dello stesso neo presidente.

Concludo, ribadendo che questa è un’analisi totalmente pesonale e, che quindi a mio parere, a prescindere da chi verrà eletto, Bitcoin procederà come sempre per la sua strada, nel caso della rielezione di Trump, senza eventuali battute di pausa, ma proseguendo il trend di crescita del 2020 per tutto il 2021, tornando a puntare verso quella quota 20.000 che aveva già raggiunto nel Dicembre 2017.