Il miracoloso NodeJS

piattaforma Open Source event-driven

NodeJS – una piattaforma Open Source event-driven

Ok, ammetto che fino a non molto tempo fa mi ero quasi scordato di Javascript, nonostante fosse stato uno dei primi linguaggi da me studiati, nel lontano 1997, quando mi approcciai al mondo del web; negli anni successivi pero’, non essendo io uno sviluppatore, le tecnologie di gestione e deploy dei server web che dovevo gestire si erano spostate verso un grande quantitativo di linguaggi, in particolare per la parte back-end , passando cosi dal php, perl, python, java, ruby, lua etc……

Come stavo dicendo, per me javascript era rimasto in sordina come un linguaggio di scripting che intercorreva tra l’hmtl ed il css, nella composizione piu’ o meno dinamica di una pagina web ,prima che i pesi massimi sopra citati entrassero in campo per svolgere il duro lavoro.

Poi, un giorno, a ciel sereno……BOOOOOOOMMMM ! scopro l’esistenza di NodeJS, ed iniziai a chiedermi a cosa si dovesse tutto l’interesse di cui stavo leggendo; scopro quindi che NodeJS e’ una piattaforma Open Source event-driven per l’esecuzione di codice JavaScript Server-side, costruita sul motore V8 di Google Chrome. Mmmmhhhh, ok bene, ma quindi? cosa fa?

Ebbene questa piccola rivoluzione creata da Google consente agli sviluppatori di realizzare web application con JavaScript non più solo lato client, ma anche sfruttandolo come linguaggio di programmazione lato server.

E gli sviluppi sono davvero moltissimi, cosi tanti che mettere un’elenco sarebbe noioso e stancante ma, tanto per farne uno molto odierno, con NodeJS possiamo, ad esempio, realizzare dei ChatBot.

Ma qual’e’ dunque il funzionamento che lo rende cosi appetitoso? Innanzitutto partiamo dal dire che Node funziona con una logica a eventi: quando un evento viene generato, allora viene eseguita un’azione. Grazie a questa tecnica non bisogna attendere che le istruzioni precedenti siano terminate, rendendo cosi il tutto molto veloce.

Nella pratica, non c’e’ bisogno di sapere come funziona il V8 per poter utilizzare NodeJS, basti sapere che e’ l’interprete javascript piu’ veloce al mondo, poiche’ e’ stato altamente ottimizzato utilizzando un tipo di programmazione JIT (Just In Time), che trasforma rapidamente il codice javascript in linguaggio macchina.

Ma la cosa che, almeno a parere personale, mi ha maggiormente colpito, e’ stato quello che possiamo chiamare come “Modello non bloccante” , questo si basa sul concetto degli eventi, ma per meglio chiarire dovremmo spiegare un minimo la differenza tra modello bloccante e NON bloccante.

Immaginiamo di dover creare un programma che ci permetta di scaricare un file da internet e che alla fine dell’esecuzione del download ci mostri un messaggio.

Bene, con il modello classico (bloccante) basato sulla programmazione sincrona potremmo schematizzare il processo nel seguente modo:

  • Scarica il file
  • Mostra il messaggio
  • Fai qualcos’altro

Ci aspetteremmo quindi che le azione vengano eseguite in ordine, leggendo le operazioni da eseguire dall’alto verso il basso.

Nel sistema asincrono di NodeJS invece le operazioni verranno svolte nel seguente modo:

  • Scarica file
  • Fai qualcos’altro
  • Mostra il messaggio

Perche’ questa diversita’ nell’esecuzione rende il tutto piu’ veloce e performante? Beh perche’ mentre il sistema effettua il download del file, il programma non rimane in attesa che il processo venga portato a termine ma anzi nell’attesa il programma esegue altre operazioni.

Il codice in oggetto avra’un aspetto tipo questo:

request(‘http://www.site.com/file.zip’, function (error, response, body) {
console.log(“Download completato!”);
});

console.log(“Mentre aspetto eseguo il resto del codice…”);

Quello appena descritto qui sopra e’ un’esempio di procedura di callback 

Ok ma se non fosse ancora del tutto chiaro, proviamo ancora a spiegare perche’ le callback sono cosi importanti, procediamo con l’esempio di prima ed aggiungiamo una difficolta’; adesso i file da scaricare sono diventati due, dunque nel sistema sincrono il programma procederebbe nel seguente modo:

  • Scarico primo file
  • Attendo che finisca
  • Scarico secondo file
  • Attendo che finisca
  • Mando messaggio

La grande differenza in questo esempio sarebbe che con NodeJS verrebbero lanciati entrambi i download, nello stesso momento, permettendo gia cosi un piu’ veloce download e, nel frattempo il programma e’ in grado di svolgere eventuali altri compiti. Ma questo come dicevo e’ soltanto un esempio, invece di un download multiplo, potrebbero essere delle query ad un DB, o la richiesta di dati a servizi esterni tramite API (Facebook, Twitter).

Pensiamo quindi ad un sistema come Facebook, che riceve X richieste di Like ogni tot secondi e vengono cosi aperti N operatori che devono attendere il loro turno per fare la modifica (del like) consumando comunque energie anche mentre sono fermi in attesa; invece NodeJS nella stessa situazione di richiesta di “reaction” sul sisto di FB (like o altro) si comporterebbe nel seguente modo:

metterebbe tutte le richieste in ordine di arrivo, prenderebbe la prima e, vedendo che si tratta di una sfilza di input le inserirebbe all’interno del sistema e, una volta capito che si tratta di stesse azioni (ad esempio che aggiungono un Like) che devono contattare un DB, NodeJS contatta il DB e invece di attendere per effettuare ogni singola modifica, aggancia alla richiesta una callback, per ogni richiesta di modifica, tutti uno dietro l’altro. Quando il DB finisce la prima modifica scatta la callback e NodeJS restituisce all’utente l’avvenuta modifica della pagina e cosi via, gestendo quindi con un solo operatore le N richieste di modifica del Like invece di crearne uno per ogni richiesta e parcheggiandoli tutti in attesa della loro singola modifica. Quindi con un server (magari anche un container con Docker) e con poche risorse possiamo gestire un’enorme quantita’ di richieste al secondo.

Inoltre NodeJS usa come sistema di pacchetti e librerie l’NPM, ma di questo fantastico sistema di librerie parleremo in un’altro articolo.

Nel prossimo articolo su NodeJS parleremo anche di 5 nuovi framework ottimi per chi si occupa di sviluppare.

#NodeJS

 

Cyber Risk – il Dipendente infedele (la minaccia e’ in azienda)

il dipendente infedele

The Unfaithful Employee – #Cyber Risk

The unfaithful employee

Ormai leggiamo, sentiamo, vediamo speciali alla TV, che hanno come tema l’esponenziale crescita del Cyber Risk da cui derivano attacchi di ogni genere che vanno dalla truffa online, alla compra vendita di carte di credito, all’uso di speciali software/scripts ai Ransomware, che “rapiscono” i nostri device, personali o aziendali per un vero e proprio riscatto, spesso in cripto valute, etc….. e la lista e’ varia come la fantasia delle persone che le studiano.

Oltre ai pericoli sopra citati dobbiamo aggiungerne uno che negli ultimi anni sta evidenziandosi alla stregua dei cosiddetti “attacchi hacker”, questo pericolo e’ il rischio del “dipendente infedele”.
Gia, perche’ se e’ ancora vero che piu’ dell’80% delle spese in ambito security delle aziende e’ ancora improntato verso la “sicurezza del perimetro esterno”, sono sempre piu’ in aumento i casi documentati di violazioni (spesso ad hoc) da parte o con la complicita’ di dipendenti infedeli.

Del resto sono sempre piu’ lontani, o confinati nella cinematografia, gli attacchi del singolo hacker che punta ostinatamente la grande preda (Banche o Assicurazioni, la NASA ed i soliti noti….), mentre nella realta’ ormai siamo tutti collegati a tutti tramite e-mail, social network e cosi anche chi punta “alla balena bianca” passa prima per quelli che, nella migliore delle ipotesi, possono diventare vittime collaterali, ma comunque vittime.
Chi entra nella nostra privacy per poter arrivare ad un bersaglio piu’ importante, colpisce comunque prima noi ed i nostri diritti; questo perche’ non venga mai sottovalutata l’importanza che ormai rivestiamo tutti nei confronti di tutti, un po’ come spiegato anche nel famoso concetto dei 6 gradi di separazione (Six Degrees of Separation).
Basta quindi con l’idea ormai assurda di credere di essere al sicuro, affermando semplicemente: “perche’ dovrebbero colpire proprio me, io non ho nulla da nascondere….” ;
e’ esattamente questo modo di pensare che aiuta chi usa con capacita’ le tecniche di ingegneria sociale e di phishing a perpretare i loro crimini.

In effetti possiamo elencare alcuni punti importanti che possiamo descrivere come sfavorevoli alla lotta al Cyber Risk:

  • apparente e diffusa sensazione di sicurezza – troppe persone pensano che avere un antivirus sul pc ed un Firewall da 2 euro al mese sul cellulare basti alla protezione;
  • sottostimiamo che i danni possono essere pesantissimi – per un privato puo’ essere il trovarsi con il conto bancario svuotato, oppure dover pagare un riscatto x riavere l’accesso alle proprie foto, mentre per le aziende molto spesso e’ la perdita della reputazione e molto altro ancora….
  • il campo di gioco/battaglia e’ il mondo intero – questo e’ uno degli aspetti meno considerati, oggi giorno si puo’ venire attaccati da chiunque, da ogni parte del mondo, ed i motivi che smuovono gli attacchi possono essere i piu’ diversi, non soltanto quelli economici o legati allo spionaggio industriale (che fa molto spy story)
  • il rischio dell’errore umano e’ dietro l’angolo – quotidianamente i nostri software e le nostre app vengono aggiornate, spesso in automatico, perche’ le aziende scoprono (spesso troppo in ritardo) bugs e malfunzionamenti di ogni genere, a volte sono errori di programmazione, altri sono modifiche richieste dal mercato, altri ancora iniettati da dipendenti fraudolenti, o pagati per farlo etc….etc….

Non a caso, anche il mercato assicurativo sta introducendo polizze per il “cyber risk”, studiate per garantire risposte certe e complete a questo rischio in forte ascesa.

Ma torniamo al tema portante di questo articolo e proviamo a definire chi e’ il “dipendente infedele”.
Il dipendente infedele è quel soggetto che essendo all’interno di una azienda, attraverso svariate tecniche tra cui il social engineering e, l’utilizzo dei sistemi e delle tecnologie informatiche, riesce a carpire/rubare informazioni sensibili circa l’azienda stessa e i colleghi di lavoro.

Sbagliamo se pensiamo che per arrivare ad avere informazioni tanto importanti o confidenziali si debba essere per forza parte dell’ingranaggio dei Manager (anch’essi spesso non esenti da questo rischio per via del ruolo chiave che rivestono) , invece tipicamente queste figure, qualora non abbiano privilegi particolari o amministrativi, punteranno ad acquisire informazioni in qualsiasi  modo possibile, tipo rovistando tra le varie scrivanie in cerca di
post-it riportanti utenze e password, accedendo alle postazioni dei colleghi durante la loro assenza oppure introducendosi in aree con accesso restrittivo in cerca di documenti lasciati in vista, effettuando backup dalla rete aziendale interna o di database contenenti progetti in corso o qualsiasi altra informazione che potrebbe tornare utile, salvando il tutto su supporti esterni come chiavette USB e molto altro ancora……

Quali sono le cause

Generalizzando il concetto, potremmo dire che questa figura è solitamente caratterizzata da un forte senso di insoddisfazione verso l’azienda, i titolari o i colleghi.

I dati sottratti illecitamente solitamente vengono utilizzati per i seguenti scopi:

  • vendita delle informazioni ad una azienda concorrente in cambio di un compenso economico oppure di una offerta lavorativa migliore;
  • riutilizzo dei dati sottratti per aprire una società in parallelo spesso violando patti di non concorrenza;
  • estorsione di denaro verso i legittimi proprietari dei dati;
  • modifica/cancellazione di dati, oppure divulgazione senza scopo di lucro al fine di creare un danno economico e di immagine all’azienda.

Questo ci porta ad interrogarci circa la validita’ sul campo di molte delle piu’ comuni tecniche di policy aziendale, ma nel caso si verifichi una fuga di dati verso l’esterno ad opera di un dipendente infedele sara’ importante effettuare delle indagini per far luce sullo scenario accaduto e trattare nel modo più opportuno l’incidente verificatosi, e quale miglior sistema che adottare le tecniche della Digital Forensics ed i tencici specializzati in questa materia.

Questo fenomeno e’ in grande ascesa e le aziende che monitorano lo sviluppo del Cyber Crime, fanno notare come negli ultimi anni nel dark web, gli hacker stanno reclutando e preparando tecnicamanete degli insider con gli strumenti e le conoscenze necessarie a perpetrare attacchi, informatici e non, nei confronti delle loro aziende.

Il rischio del DarkWeb

Il dark web sta facendo leva principalmente su tre fattori predominanti, per creare la propria “armata” di dipendenti infedeli, quali:

  • insider trading: bastera’ dimostrare di poter accedere ad informazioni non disponibili al grande pubblico, per poter essere reclutati;
  • vendita di numeri di carte di credito da parte di insider che lavorano presso negozi di vendita al dettaglio;
  • installazione di malware all’interno delle aziende, eludendo così ogni sistema di sicurezza perimetrale.

Tutti motivi per i quali oggi giorno alle aziende non basta piu’ monitorare soltanto la parte fisica dei propri dati e device ma e’ costretta ad introdurre anche quelli che vengono definiti come “vigilanti del sentiment”, ossia personale preparato ed addestrato a riconoscere non soltanto gli abusi a livello tecnico ma principalmente i “segnali” della possibile infedelta’ , quindi del “sentiment negativo” dei dipendenti verso specifiche figure aziendali o dell’intera azienda, insomma dei veri e propri investigatori.

Anche in questo caso potremmo dettagliare con tre punti chiave, i motivi per cui un’azienda dovrebbe rivolgersi ad un’agenzia investigativa:

  • a tutela del patrimonio e della produttività aziendale;
  • a salvaguardia del know-how aziendale;
  • a sostegno del management

A coadiuvare questo articolo useremo le parole di due veri esperti del mondo digitale e della sicurezza, in grado di spiegare ancora meglio i concetti sopra descritti; eccovi dunque il video dell’ottima intervista fatta da Matteo Flora a Marianna Vintiadis

Godetevi il video:

CITRIX databreach – Rubati 6 Terabyte di dati

Citrix databreach 6 Terabyte rubati

CyberWar, questo potrebbe essere il titolo di meta’ delle notizie che hanno a che fare con attacchi informatici di ogni genere, sia che siano diretti ad enti governativi o di Inteligence o che vadano a colpire grandi aziende.
Questo perche’ la CyberSecurity passa prima di tutto dalle aziende responsabili della creazione e dello sviluppo delle piattaforme informatiche/web che sempre piu’ quotidianemente usiamo ed useremo.

Pensando ai danni che potranno accadere con lo sviluppo delle tecnologie IoT, se non verranno ben gestite, il futuro digitale sembra vivere un momento di forte confusione. Ma veniamo alla notizia di qualche giorno fa.

L’attacco questa volte e’ avvenuto ai danni di Citrix, ed e’ di nuovo allarme sicurezza a livello mondiale, poiche’ questa volta la vittima è una di quelle aziende popolari, cosi come Facebook o Amazon, in quanto Citrix  e’ un’ azienda d’importanza e di forte impatto nel mercato delle soluzioni per la virtualizzazione desktop e server.

L’attacco e’ cosi importante, non soltanto per la quantita’ di dati sottratti, ma perche’ molti, o la stragrande maggioranza di essi, sono documenti tecnici di progettazione, che potrebbero quindi essere usati per accedere ai sistemi dei clienti che utilizzano le piattaforme Citrix. Tanto importante, dicevamo, che a gestire le indagini e’ intervenuta direttamente l’FBI, cosi come riportato anche in un’articolo di Forbes:
Why The Citrix Breach Matters And What To Do Next

Citrix ha immediatamente dichiarato di essere al lavoro per far rientrare l’allarme, ed ha aperto un’indagine interna, di tipo forense, per poter capire cosa e come sia successo.

Di per se a noi che non siamo direttamente coinvolti poco importa il COME, anche se lascia comunque basiti del fatto che, in pratica, non esiste alcune azienda che non sia attaccabile, sembra soltanto che sia piu’ una questione di tempo, di QUANDO questo succedera’.

In questo specifico caso, sembra che gli attaccanti avrebbero usato una tattica chiamata “password spraying”, in cui vengono sfruttate le password deboli per ottenere accesso al sistema, anche se limitato, per poi, successivamente, trovare il modo per aggirare i sistemi di sicurezza e fare escalation sul sistema vittima.

Quello che vorrei evidenziare, piu’ dell’attacco in se e piu’ ancora dell’azienda che e’ stata vittima, e’ che oggi giorno dovremmo tutti capire che Internet ( ossia il luogo in cui tutti noi ci scambiamo informazioni lavorative e/o personali ) e’ visto dagli altri “competitor” come un vero e proprio campo di battaglia, questo perche’ “la Rete” si e’ trasformata nel “Quinto Dominio Militare”, infatti il Cyberspazio è oramai da considerarsi la nuova frontiera della Guerra tra stati, un dominio in carenza di regolamentazione, dove i danni collaterali (le vittime ignare) siamo noi.

Consiglio a tutti la visione e l’ascolto di questo ottimo video che s’intitola per l’appunto GUERRA DIGITALE
con Matteo Flora & Stefano Mele.

Tecniche OSINT per ricavare informazioni dai Social

OSINT Facebook

Partiamo con un esempio, chi non ha mai visto un Film od una serie TV poliziesca in cui durante l’arresto, l’agente di turno elenca i “diritti” tra i quali c’e’ l’immancabile “tutto ciò che dirai potrà essere usato contro di te“; ecco oggi le informazioni che tutti noi riversiamo “volutamente” sui social hanno lo stesso effetto/valore.

Infatti, gia da un po’ di tempo, i Recruiter sono ormai soliti fare non poche indagini sui candidati, non soltanto verificando le competenze indicate sui profili Linkedin ma incrociando i “comportamenti” delle persone in base a cio che postano, le foto che condividono, i commenti che lasciano, i gruppi a cui sono iscritti e molto molto altro.

Le tecniche OSINT permettono di ricavare informazioni da fonti pubbliche come:

  • Mezzi di comunicazione – riviste, televisione, giornali, radio e siti web
  • Dati pubblici – dati demografici, rapporti dei governi, piani finanziari, conferenze stampa etc…..
  • Motori di ricerca e community

Molti sapranno gia dell’esistenza di tools come Maltego, Netglub, Lampyre ed altri, che permettono di effettuare ricerche di vario genere, incrociandole tramite parole chiave su piu’ motori/social diversi.
Molti di questi sono a pagamento e quindi fuori dalla portata di molti, ma anche sulle piattaforme Social è possibile ricavare informazioni, in modo diretto, senza per forza far riferimento a software del settore come Maltego e relativi Transform.

Tra le piattaforme Social di libero accesso a tutti, che meglio si prestano all’uso di queste tecniche per la raccolta d’informazioni, c’e’ proprio Facebook.

Chiariamo quindi subito che nell’esempio che faremo adesso, verranno evidenziate alcune informazioni, prese da profili “PUBBLICI”, le cui INFO a cui avremo accesso, sono state lasciate “di libero accesso” nella configurazione delle Impostazioni/Privacy di Facebook.
Questo articolo serve solo ad evidenziare quanto sia importante essere sempre a conoscenza delle regole di condivisione delle nostre informazioni che “regaliamo” volontariamente ai social media.

“In questo articolo verrà quindi illustrato un procedimento che potrà poi essere, eventualmente, automatizzato in completa autonomia, scrivendo qualche riga di codice o semplicemente creandosi un form in HTML, o altro”.

La procedura che da qui in avanti chiameremo come “Facebook OSINT” si avvale quindi di due grosse macro-categorie:

  • Google Dork
  • Manipolazione delle URL

N.B. : Le dork sono definite come testi di ricerca, preparati in modo limitato per lo scopo, composte da diverse keywords, che vengono immesse in un motore di ricerca per avere dei risultati specifici. Le dorks vengono dunque utilizzate principalmente per affinare i risultati di ricerca, al fine di avere link più specifici.

Dato che stiamo parlando di Facebook OSINT, quale miglior esempio che vederne il funzionamento cercando proprio maggiori informazioni sul profilo di Mark Zuckerberg.

Il primo passo è quello di cercare il codice numerico (ID) dell’utente Facebook da noi prescelto, in modo da poterlo utilizzare nell’URL di ricerca; per poter fare cio’ bisognera’ collegarci al nostro account FB e lasciarlo aperto, successivamente ci sposteremo su questo sito
[ https://findmyfbid.com/ ] a cui risponde il servizio “Find your Facebook ID” ed inseriamo nel campo Ricerca il link preso da FB, inerente l’utente su cui vogliamo fare ricerche, nel seguente modo: https://www.facebook.com/zuck

Premendo “Find numeric ID” ci verra’ ritornato un numero, come questo

che adesso potremo utilizzare in diverse forme, come le seguenti, ecco un piccolo elenco di ricerche da effettuare:

  • Luoghi visitati
    [https://facebook.com/search/User ID/places-visited]
  • “Mi Piace” alle pagine
    [https://facebook.com/search/User ID/pages-liked]
  • Commenti ai post
    [https://facebook.com/search/User ID/stories-commented]
  • Post dell’utente
    [https://facebook.com/search/User ID/stories-by]
  • Video dell’utente
    [https://facebook.com/search/User ID/videos-of]
  • Commenti alle foto
    [https://facebook.com/search/User ID/photos-commented]

….etc, la lista delle ricerche possibili e’ molto lunga, basta fare una ricerca e troverete tutte le altre possibilita’.

Per concludere, non sottovalutate mai cio che state pubblicando, siatene sempre consci, poiche’ “una volta su Internet….una vita sul Web”, tenete sempre sott’occhio le vostre impostazioni sulle Privacy ed ogni nuova modifica del social network che state usando.

Good Luck !

Sneaky Phishing rompe la doppia autenticazione SMS

Sneaky Phishing vs 2FA

I ricercatori del Certfa Lab hanno individuato una campagna di sneaky phishing,  che potremmo tradurre genericamente come il phishing “subdolo”, che e’ in grado di compromettere i sistemi di protezione di accesso ai servizi on-line basati sulla doppia autenticazione con SMS.

Come abbiamo gia descritto in un recente articolo, anche i migliori sistemi di autenticazione online , tramite il 2FA, ossia il sistema di autenticazione a doppio fattore, soprattutto quello per cui interagiamo con il servizio a cui vogliamo collegarci tramite il doppio uso di Login+SMS codice, e’ ormai a rischio, motivo per cui sono nate le chiavette come la Yubikey o, piu’ recentemente, la Titan Security Key di Google.

Ma oggi purtroppo nuovi pericoli affliggono la gestione di accesso tramite SMS, infatti sono arrivate nuove tipologie di attacco informatico che possono invalidare il livello di sicurezza di questo sistema.

Oggi parleremo della truffa chiamata “Sneaky phishing”. Prima di questo nuovo attacco informatico, l’autenticazione a due fattori (two-factor authentication) era considerata il sistema di protezione più sicuro per proteggere i propri account, soprattutto quelli per l’accesso ai servizi di home banking, e proprio l’autenticazione basata su SMS negli ultimi tempi è stata colpita da vari attacchi “man-in-the-middle” e “man-in-the-browser”, nonché da frodi nello scambio di SIM di famosi provider di telefonia mobile.

L’attacco Sneaky phishing è stato creato attorno alla vecchia idea di inviare un falso allarme di accesso non autorizzato ad un account vittima, utilizzando un indirizzo generico ma dall’aspetto plausibile, come ad esempio:
” notifications.mailservices@gmail.com ”

L’inganno iniziale di questo attacco , che quindi sfrutta in partenza la tecnica del Phishing , sfrutta il fatto che Google, ma anche Yahoo e tutti gli altri grandi nomi di Internet, inviano spesso avvisi di sicurezza per informare i proprio utenti di un accesso sospetto ai rispettivi account da computer o dispositivi diversi da quelli utilizzati normalmente .

All’interno di questi messaggi possono trovarsi diverse altre tecniche di cattura dei dati di accesso per la violazione di un’account, quali ad esempio:

  • pagine e file di phishing ospitate su sites.google.com, un sottodominio di Google
  • invio dell’avviso e-mail come immagine cliccabile dell’add-on Screenshot di Firefox, piuttosto che come URL in modo da bypassare i sistemi di anti-phishing
  • tracciamento di chi ha aperto le e-mail incorporando un minuscolo pixel 1×1 cosiddetto “beacon” che viene ospitato e monitorato da un sito web esterno

…..etc……etc……..

Presumibilmente è stato così per la maggior parte dei loro bersagli, nella pratica i criminali hanno utilizzato una pagina web di phishing costruita ad hoc che imitava l’accesso 2FA del fornitore del servizio on-line utilizzato dalle vittime per dirottarle usando le tecniche di Phishing viste sopra.

COME DIFENDERSI ??

I sistemi di autenticazione a due o più fattori rimangono ancora i più efficaci sistemi per proteggere i propri account on-line, ma quanto successo , e si e’ dimostrato, con questa campagna di sneaky phishing conferma che l’SMS non è più l’opzione migliore per effettuare la verifica di accesso. Google, ad esempio, non la propone più ai suoi nuovi utenti, a meno che non sia stata impostata su vecchi account Gmail, ma spinge perche’ vengano usati sistemi di token hardware FIDO U2F, in quanto può essere bypassato solo accedendo fisicamente alla secure key.

Qualcuno potra’ obiettare che anche il token puo’ essere violato, se ad esempio viene perso o rubato ed a quel punto l’ultimo baluardo rimarrebbe la “robustezza” della nostra password…..si torna sempre li….l’errore umano.

Ma almeno percentualmente il sistema a doppio fattore gestito con un token hardware rimane, al momento, il sistema piu’ efficace di protezione dei nostri dati.

Torniamo adesso a parlare di quelli che possono essere degli utili consigli per difendersi :

  • prima di tutto, nel momento in cui riceviamo una e-mail, a prima vista lecita, dove ci viene richiesta un’autenticazione, verifichiamone sempre la provenienza e il contesto e poniamoci velocemente alcune domande: 1) Ho cambiato qualche parametro nei settaggi del mio account? 2) Sto creando un account o mi sono registrato ad un nuovo servizio? Se la risposta sara’ “niente di tutto questo” Allora lnon rimane che cestinarla immediatamente, poiche’ si trattera’ sicuramente di una e-mail potenzialmente pericolosa;
  • disabilitiamo il caricamento in automatico delle immagini. Molti fornitori di webmail offrono questo tipo di funzionalità, sfruttiamola;
  • se pensiamo di utilizzare applicazioni di terze parti per l’autenticazione, verificatene sempre la provenienza, usate soltanto URL/store ufficiali per i vostri download;
  • nel caso in cui, a maggior ragione, la sicurezza sia qualcosa di imprescindibile (in ambito personale o lavorativo), valutate l’idea di utilizzare dei token fisici come quelli descritti qui

Quello che bisogna ricordarsi sempre e’ che il Business del crimine e’ sempre pronto e molto spesso un passo avanti a tutti e chi ci lavora si allena quotidianamente…….fatelo anche voi 😉