Esiste una difesa efficace per l’OSINT?

Open Source-INTelligence

Open Source Intelligence

La Open Source INTelligence, acronimo OSINT (in italiano: “Intelligence delle fonti libere”), è l’attività di raccolta d’informazioni mediante la consultazione di fonti di pubblico accesso.

Cit.
“… OSINT is information that has been deliberately discovered, discriminated, distilled, and disseminated to a select audience, generally the commander and his/her immediate staff, in order to address a specific question. …”

Non ci fermeremo ad analizzare come funziona l’OSINT, per questo argomento ci sono decine di libri e centinaia di articoli che dettagliano le tante, tantissime tecniche (discipline) che compongono questa interessante metodologia.

Dunque la domanda e’ COME POSSIAMO DIFENDERCI?

Certamente il primo consiglio e’ quello di selezionare sempre con attenzione che cosa decidiamo “volontariamente” di condividere con il mondo, su quali social, con quali metodologie ed allo stesso tempo rimanere sempre aggiornati sui continui cambiamenti dei regolamenti dei social network a cui diamo con tanta gioia e facilita’ il controllo dei nostri ricordi, poiche’ alla fine e’ questo che ci muove, la “comodita’ ” di avere in un posto  foto/pensieri “momenti” unici che SPERIAMO rimarranno’ per sempre perche’ ci fidiamo che quei social rimarranno a lungo e si prenderanno cura delle “nostre cose”.

Andiamo avanti……come sopra indicato bisogna partire facendo un controllo attento, continuo ed accurato sulle Impostazioni Privacy del proprio utente nei vari Social Network;

Possiamo contare anche su una serie di servizi come HaveIBeenPwned, Google Alert, Talkwalk Alerts, Mention o MeltWater che permettono di avere sotto controllo la propria identità in rete.

In questo gia ricco arsenale possiamo introdurre un’ottimo sistema, il suo nome e’

OPERATIVE-FRAMEWORK

OF e’ un tool scritto in python che ci permette di fare cose davvero interessanti come, per esempio,

  • trovare domini registrati da una specifica mail
  • trovare attivita’ illecite  promosse da uno specifico utente
  • scoprire siti e-commerce truffaldini

….. e molte altre operazioni d’investigazione.

Il progetto e’ disponibile, in due versioni, su Github

  1. Operative Framework
  2. Operative Framework-HD

Le operazioni d’installazione e di configurazione sono ben descritte nelle pagine del progetto di Github, riportate sui link qui sopra. Una volta installati i pacchetti il loro uso e’ simile a quello di Metasploit, ad esempio con il comando “use” possiamo selezionare uno dei tanti moduli preinstallati:

$ use core/modules/email_to_domain

per poter vedere tutte le opzioni necessarie ad eseguire questa operazione bastera’ dare il seguente comando:

$ show_options

invece con il comando “set” possiamo configurare le variabili richieste per il funzionamento del modulo e “run” per lanciare il tutto.

Operative Framework

Operative Framework

Anche l’Operative Framework e’ solo una delle tante possibili armi nel bagaglio dell’OSINT, al punto che potremmo dedicare un’intera rivista elencando ogni singolo strumento a nostra disposizione, dunque con questo articolo ci stiamo soltanto limitando a dare uno sguardo a quei tool che sono fondamentali nella cassetta degli attrezzi di un’investigatore digitale.

Una raccolta di (quasi) tutti i tools disponibili in rete è data da https://osintframework.com, progetto a cui ogni giorno vengono aggiunti nuovi servizi.

AUSTRALIA VIETA LA SICUREZZA INFORMATICA

Australian Assistance and Access Act

In un periodo in cui leggiamo quotidianamente di attacchi informatici di ogni genere, rivolti ad aziende, cosi come a privati , diventa “normale” pensare che lo standard dovrebbe essere far diventare tutti piu’ attenti e preparati nell’uso delle tecnologie, per evitare di diventare vittime.

Fa dunque ancor piu’ strano leggere una notizia che sembra voler far fare un salto indietro al processo d’informatizzazione e di gestione della privacy.
La notizia e’ quella che arriva dalla lontana Australia, infatti il parlamento Australiano ha spiazzato tutti votando una norma che, nello specifico renderebbe “obbligatorie backdoor e crittografia illegale“.

Nella pratica questa e’ a tutti gli effetti una legge che “vieta la sicurezza”; la nuova normativa impone alle società, come Facebook (che possiede anche WhatsApp), Apple o altre a cedere dati alle autorità e alle Forze di Polizia, tutto cio anche senza l’ausilio del mandato di un giudice, e nel caso in cui i dati richiesti dovessero essere crittografati, questi ultimi (le aziende) dovranno anche fornire le chiavi di decodifica.

Se gia questo non fosse abbastanza per indignarsi e gridare allo scandalo ed alla fine della “privacy” la norma aggiunge anche che dovranno essere “imposte backdoor ad uso delle autorita’ “, affinché possano accedere alle comunicazioni dei cittadini ogni qual volta lo ritengano necessario.

Ok, qualcuno potrebbe pensare “va bene ma tanto io ho il mio amico di fiducia che lavora nell’IT, lui potra’ disabilitare tutto…” , purtroppo NO, poiche’ per la nuova legge australiana è illegale per i tecnici rifiutarsi di creare queste backdoor, e lo è anche fare da consulenti o opporsi a un ordine di questo tipo.

Nel concreto, queste leggi impongono a società come Apple e tutte le altre di aggiungere le backdoor ad insaputa dell’utente, direttamente all’interno dei dispositivi e dei software che verranno autorizzati dal governo, cosi che successivamente potranno essere usati dagli investigatori per monitorare le conversazioni.

Si pongono subito due grandi questioni da affrontare :

  • problema ETICO
  • problema TECNICO

in questo articolo non verra’ analizzato il primo problema poiche’ e’ troppo personale dato che ci sono sicuramente persone che pensano nella modalita’ ” io non ho nulla da nascondere , preferisco sentirmi protetto…” lascio dunque piena liberta’ ad ognuno di riflettere soltanto sulla notizia senza fare una sterile polemica .

Quello su cui mi sento di parlare e’ l’aspetto tecnico della legge in quanto ormai sappiamo che ad oggi ogni software che utilizziamo e’ molto spesso fallace, vengono riscontrati quoitidianamente dai whitehat o da pen tester Bugs di ogni tipologia, piu’ o meno gravi (zero-days), e le aziende passano spesso molto piu’ tempo a correggere bugs che ad implementare nuove funzioni.
Visto che tutti questi bugs permettono gia cosi di poter accedere ai nostri dati personali su qualunque device in nostro possesso (smartphone, router-wifi, spazio cloud…), la presenza di backdoor preinstallate renderebbe di fatto ogni device gia pronto ad essere violato non soltanto dalla polizia, fosse anche per motivi “leciti”, ma da chiunque che tecnicamente sia in grado di scoprirle ed utilizzarle, ritrovandosi cosi una specie di autostrada verso le informazioni private di ogni cittadino.

Dovremo forse tornare a scrivere le cose sulle agendine di carta ? anche perche’ a questo punto non ha più senso scambiarsi messaggi crittografati, come per esempio sulle chat di Telegram o WhatsApp, se poi esiste il modo di bypassare la sicurezza data dalla crittografia.

La storia recente ha gia insegnato che molti tools creati dalla NSA per motivi simili, alla fine sono finiti nel mercato nero del web e venduti al miglior offerente per spinaggio industriale o per stalking etc…….

Per finire vi segnalo due ottime serie Netflix che trattano quest’argomento:

#CeDaPreoccuparsi

IL WIFI TI SPIA ANCHE IN CASA

Wifi_Room_Photo

Wifi Rooms Spy Photo

 

CONTROLLATI H24

Non ci facciamo neppure caso ma oramai viviamo tutti come in ammollo in un denso e fitto mare “Elettromagnetico” continuo H24 e su frequenze diverse; proviamo a pensarci:

  • ci sono i telefonini 3G/4G/5G
  • ci sono le frequenze Radio, quelle Satellitari
  • ci sono le frequenze dei router domestici 2.4 – 5 GHz …. etc

tutte queste interferenze ruotano attorno a noi H24 / 365 giorni

Ma in questo articolo non parleremo delle potenzialita’ dannose di tutto questo, ma dobbiamo tenere presente che, li dove un dottore puo’ vedere danni per la salute, un hacker ci puo’ vedere delle potenzialita’ di controllo, come ad esempio spiare che cosa fanno le persone dentro le loro 4 mura.

Infatti, a differenza degli occhiali truffa degli anni 70/80, che promettevano di poter spiare le persone sotto i loro vestiti, le onde elettromagnetiche dei nostri device casalinghi, e non, che sfruttano le frequenze tra 2.4 – 5 GHz, possono davvero permettere di “vedere” dentro le case, poiche’ case ed uffici ne sono totalmente saturi (anche se noi non le possiamo vedere).

Basti pensare che i movimenti delle persone sono in grado di distorcere i campi elettromagnetici , riflettendo e rifrangendo le onde radio; questo tipo di studi sta diventando cosi importante a tal punto che ci sono ad oggi gia diversi gruppi di ricercatori che hanno portato avanti diversi progetti, con modelli di analisi delle variazioni e perturbazioni dei campi elettromagnetici delle frequenze usate dagli hot-spot casalinghi che permettono di vedere cosa succede dentro una casa, cosi come in una radiografia.

SPIATI IN AZIENDA – Per tenere sotto controllo il movimento degli impiegati non servono telecamere, bastano un paio di router Wi-Fi

Quello che ne sta venendo fuori e’ davvero sorprendente.

Un gruppo di ricerca dell’Universita’ della California (Santa Barbara), guidato da Yanzi Zhu, e’ riuscito a determinare la posizione delle persone presenti all’interno di una stanza, e registrarne i movimenti, basandosi semplicemente sul segnale di una rete WIFI “vista da fuori”, ossia senza essersi prima loggati.
Il tutto utilizzando un semplice telefono Android con installato il software creato dai ricercatori.

Tutto questo, tecnicamente perche’ le onde elettromagnetiche in generale, e quelle degli apparati wifi in particolare, passano attraverso determinati tipi di solidi e non altri.
In particolare muri e pareti, che non contengono metallo o tubi con acqua, risultano essere in pratica particolarmente  “trasparenti”.

I corpi umani, fatti per il 70% di acqua, bloccano il passaggio delle onde radio, riflettendole, un po’
come quando vengono usati i radar. Questo genera un’immagine delle persone che si muovono, come silhouette
in una specie di ecografia tridimensionale, in tempo reale.

Per avere una “telemetria” quasi perfetta, che permetta di seguire tutti i corpi in movimento, non basta una sola fonte ma considerando che in ogni edificio moderno possiamo trovare N campi wifi dei router casalinghi attorno a noi, o dei ripetitori di segnale, li dove la casa e’ piu’ grande di un normale appartamento, potremmo sicuramente riuscire ad avere una immagine piu’ dettagliata che ci permettera’ di posizionare tutti i corpi nello spazio.

Quindi per concludere, se almeno di notte non dovete lavorare o scaricare serie tv, spegnete il wifi, fara’ bene alla salute e sara’ comunque piu’ sicuro.

Facebook Bug Bounty

Facebook Bug-Bounty

Forse non molti sanno che in un periodo cosi proficuo per attacchi hacking di ogni tipo, i colossi del web, tra cui Facebook, hanno istituito interessanti premi per chiunque voglia testare la sicurezza dei loro sistemi, ed affiliati quali:

 

  • Instagram
  • Internet.org/Free Basics
  • Oculus
  • Onavo
  • Progetti open source di Facebook (ad es. osquery)
  • WhatsApp

 

Migliori spiegazioni le potete trovare alla seguente pagina https://www.facebook.com/whitehat
che riporta in modo chiaro quali sono le regole e le modalita’ di svolgimento del “Programma” WHITEHAT

Nella pratica, possiamo dire che i responsabili della sicurezza di Facebook, Instagram e compagnia bella hanno deciso che il miglior modo per verificare il loro buon operato e’ quello di lasciare “carta bianca” a tutti coloro (hacker, whitehat, pirati informatici …) che sono interessati a bucare uno dei due miliardi di account dei loro social.

La ricompensa base e’ di 500 $ ma ben piu’ alta e’ la posta se qualcuno dovesse trovare bug ben piu’ importanti come degli zero-day.

Per exploit di alto impatto , la ricompensa dovrebbe essere di, 40.000 $ se, per impadronirsi dell’account, l’attacco non richiedera’ la ben che minima interazione del proprietario, Si scende invece a 25.000 $ se l’attacco e’ in grado di andare a segno con l’interazione da parte del proprietario dell’account (magari anche solo con un click sul link sbagliato ricevuto via mail…..phishing a go-go).

Buona caccia…..

#FacebookBugBounty

NGROK – reverse proxy server cross-platform

ngrok mostrare un sito in locale

Ngrok Pubblica il tuo sito in localhost

Lo sviluppo di siti e di Webb Application e’, al giorno d’oggi, uno dei core business piu’ importanti per la maggior parte delle aziende in tutto il mondo, motivo per cui sono nati una grande quantita’ di tool per agevolare i web developer durante tutte le operazioni di sviluppo, test e produzione.

Molto spesso capita che non si abbia il tempo o anche il budget per gestire piu’ ambienti di sviluppo, cosi ci si riduce per avere tutto il proprio ambiente [sviluppo / test / pre produzione] soltanto sul proprio pc.

Come fare quindi se c’e’ bisogno di mostrare l’avanzamento del lavoro al cliente senza dover prima creare e/o aggiornare gli altri ambienti di test/pre-produzione??? …. e’ per aiutare in questa pressante fase che e’ nato un tool come ngrok.

Ngrok e’ un reverse proxy server con cui e’ possibile rendere “pubblico” un server locale, anche se e’ collocato dietro un NAT od un Firewall, il tutto tramite secure tunnel. Quindi attraverso Ngrok si potra’ implementare un personal cloud service direttamente dalla propria postazione di lavoro realizzando cosi uno stack LAMP/LEMP

 

INSTALLAZIONE

mkdir ngrok
cd ngrok/
wget -c https://bin.equinox.io/c/4VmDzA7iaHb/ngrok-stable-linux-amd64.zip
unzip ngrok-stable-linux-amd64.zip

Dopo aver installato il pacchetto possiamo fare una prova, se ad esempio usate come web server Apache, potete farlo in questo modo;

sudo nano /var/www/html/index.html

<!DOCTYPE html> <html> <body> <h1>Prova</h1> <p>Test di Ngrock.</p> </body> </html>

Salviamo il file e ora possiamo avviare il tool puntandolo sulla porta su cui abbiamo in ascolto il nostro Web server:

ngrok http 80

Una volta lanciato il comando ci apparira’ qualcosa di simile:

Session Status online Session Expires 7 hours, 53 minutes
Version 2.2.8 Region United States (us)
Web Interface http://127.0.0.1:4040
Forwarding http://44c9afca.ngrok.io -> localhost:80
Forwarding https://44c9afca.ngrok.io -> localhost:80

Una volta avviato possiamo dunque iniziare ad usarlo anche tramite la comoda interfaccia Web:

http://localhost:4040

ngrok localhost

Tornando alla descrizione del Tunnel appena creato, le voci a cui dobbiamo fare caso sono:

  • Web Interface: tramite questo indirizzo potrai accedere ad un’interfaccia web dove puoi monitorare tutte le attività associate all’url che hai appena creato. Questo vuol dire che potrai vedere quanti utenti si stanno collegando ed altre informazioni.
  • Forwarding: questo è il link che dovrai fornire al tuo cliente. Hai entrambe le versioni, sia http che https. Lavorando in locale probabilmente userai quasi sempre l’http.
  • HTTP Requests: In questa sezione vedrai in tempo reale tutte le richieste http che vengono fatte tramite il tuo link. Ti è utile per capire se qualcuno sta guardando il sito in un dato momento.

Quindi dando al proprio cliente il link http://44c9afca.ngrok.io  quest’ultimo avra’ accesso alla root web del localhost

Questo vuol dire che se stai utilizzando MAMP o XAMPP verrà servito il file index.php all’interno della tua cartella /htdocs

Se invece utilizzi WAMP su Windows il tuo tunnel porterà gli utenti alla index.php della cartella www

Per coloro che utilizzano un Virtual Host per gestire i tuoi progetti la procedura e’
leggermente diversa ma pur sempre semplice; nella pratica bastera’ aggiungere un solo
parametro, come nell’esempio seguente:

ngrok http -host-header=miosito.dev 80

dove ovviamente al posto di “miosito.dev” metterete l’indirizzo del vostro in locale. ** WordPress per coloro che invece usano la piattaforma di WordPress si dovranno applicare altri accorgimenti per far in modo che il vostro cliente veda correttamente il sito. Questo perche’ tutti gli url che creati da WordPress sono assoluti ovvero mostrano per esteso l’indirizzo di un determinato documento. Per poter effettuare questo tipo di modifica consiglio di utilizzare un comodo tool come Relative URL , un tool che fa gia parte dei plugin consigliati da WordPress, con il quale sara’ possibile modificare URL da qualcosa come questo (esempio):

http://localhost:8080/wp/2012/09/01/hello-world/

in qualcos’altro come questo:

/wp/2012/09/01/hello-world/

Una volta effettuate tutte le modifiche del caso bisognera’ aggiornare il file wp-config.php
inserendo, prima della riga “/* i parametri dei re indirizzamenti, qualcosa del tipo:

define('WP_SITEURL', 'http://' . $_SERVER['HTTP_HOST']);
define('WP_HOME', 'http://' . $_SERVER['HTTP_HOST']);

PS:Ricordatevi di disinstallare il plugin e rimuovere le righe di codice dal file wp-config.php quando metterete il sito online.

Le configurazioni possibili con Ngrok sono davvero svariate e potete trovare tutto cio che non e’ stato contemplato in questo articolo, direttamente sul sito del progetto NGROK