PENETRATION TEST

Penetration Test

Penetration Test

 

Oggi giorno tutto e’ e sara’ sempre piu’ connesso o interconnesso in rete, dalle nostre vite sociali, ai dati aziendali fino all’ultima frontiera rappresentata dall’Internet delle Cose IoT, che è un neologismo riferito all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti.

Tutto questo scambio continuo di dati (foto, login, codici…) richiede che le aziende incaricate di mantenere al sicuro i nostri dati piu’ importanti debbano essere sempre preparati dal pericolo sempre maggiore di un’intrusione, in effetti il comportamento non sarebbe diverso da una squadra di vigili del fuoco che si allenano costantemente simulando ogni tipologia di situazione cosi da sapere sempre cosa fare, come risolvere e se possibile come prevenire un disastro.

Una delle metodologie a cui dovrebbero affidarsi i team di sicurezza interni, o tramite specifiche consulenze, sono i cosidetti PENETRATION TEST.
Che cosa s’intende quando si usa questo termine? Il penetration test è la metodologia di valutazione della sicurezza di un sistema o di una rete. L’analisi comprende più fasi ed ha come obiettivo evidenziare le debolezze della piattaforma fornendo il maggior numero di informazioni sulle vulnerabilità che ne hanno permesso l’accesso non autorizzato. L’analisi è condotta dal punto di vista di un potenziale attaccante e consiste nello sfruttamento delle vulnerabilità rilevate al fine di ottenere più informazioni possibili per accedere in modo fraudolento al sistema. Un pen-test dunque consiste nel testare la sicurezza di un sistema cercando di violarlo sottoponendolo ad una grande varietà di attacchi informatici e non. L’obiettivo è quello di individuare eventuali vulnerabilità sfruttabili da terzi per ottenere accessi non autorizzati ai servizi e ai sistemi analizzati.

Oltre ai problemi di sicurezza, devono essere rilevati, quali possibili punti deboli, i problemi relativi alla configurazione, il cosidetto “tuning“, che incidono sulla robustezza e le performance del sistema, e gli errori di progettazione della rete. Non a caso, a volte una cattiva configurazione è più pericolosa di un bug.

Questa e’ una lista sintetica che descrive cio che un pen-tet cerca d’individuare:

  • bug, vulnerabilità e security hole nel software presente;
  • punti deboli nella progettazione della rete;
  • punti deboli di firewall e router;
  • punti deboli negli script dei web-server;
  • errori nella configurazione dei principali servizi in esecuzione;
  • problemi relativi l’accesso fisico alle macchine.

Una volta portato a termine il test, tutti i problemi di sicurezza rilevati vengono presentati al cliente o alla propria direzione informatica assieme ad una valutazione del loro impatto nel sistema e nello scenario del business aziendale, fornendo inoltre una soluzione tecnica o proposta di migrazione e mitigazione del sistema.

Il penetration test ci fornisce quindi una stima chiara sulle capacità di difesa e del livello di penetrazione raggiunto nei confronti di problematiche quali:

  • vulnerabilità interne al sistema;
  • vulnerabilità esterna al sistema;
  • difetti sicurezza fisica

Quali sono le modalita’ in cui i Penetration Tester svolgono il loro ruolo ??
I processi di penetration test possono essere effettuati in diverse modalità. La differenza consiste sulla quantità e qualità delle informazioni disponibili a coloro che devono effettuare l’analisi riguardo ai sistemi analizzati. I processi di analisi che vengono condotti in un penetration test hanno diversi tempi di azione in cui vengono alternate fasi manuali e fasi automatiche. Vengono acquisite inizialmente le informazioni principali sull’architettura della piattaforma e sui servizi offerti. Dall’analisi di questi dati deriva la scelta di come condurre il passo successivo, consistente in una enumerazione dei principali errori e problemi. Subentrano cosi nell’equazione i Penetration Tools che, uniti all’esperienza manuale dell’analista permettono quindi di evidenziare tutte le possibili vulnerabilità, incluse quelle più recenti e, a volte, alcune ancora non di pubblico dominio. I problemi riscontrati sono quindi manualmente verificati.

L’attività si considera conclusa una volta portata a termine la reportistica composta dal report di analisi sommaria dedicato al management o executive summary, contenente l’analisi dell’impatto di rischio di quanto riscontrato e tempistiche per l’azione di rientro o mitigazione delle problematiche riscontrate, e dal report tecnico, contenente l’analisi dettagliata dei problemi e la soluzione tecnica.

Va aggiunto per maggiore chiarezza che il penetration test va effettuato su sistemi esposti su Internet e comunque sulle piattaforme sensibili collegate a grosse reti, testando le vulnerabilita’ sia con attacchi esterni alla rete che con attacchi dall’interno della stessa e, possibilmente gia prima prima che esse entrino nella fase di completo esercizio.
Possiamo distinguere vari livelli tecnici dei test, piu’ a grandi linee si possono delineare tre grandi categorie:

  • livello basso: questo è il test che in genere fanno i tool di auditing automatici, a la Nessus per intenderci. Si controlla solo se ci sono servizi in esecuzione con vulnerabilità note, in genere vengono rilevate solo grosse falle e misconfigurazioni macroscopiche.
  • livello medio: oltre a controllare i servizi in esecuzione, viene testata la rete, i firewall, i router, etc…, e si fa spesso ricorso anche a tecniche di social engineering.
  • livello alto: qui siamo a livelli paranoici, si può arrivare a controllare i sorgenti (se disponibili) dei programmi alla ricerca di nuove vulnerabilità (quindi meglio optare per software open source e li dove e’ possibile per far sviluppare internamente cio di cui si ha bisogno), o ad esercitare la tecnica denominata del trashing detto anche information diving, che è la pratica di risalire ad informazioni riservate attraverso il setacciamento dei rifiuti della vittima, come resoconti, bollette, corrispondenza. Una delle tecniche preferite dal famoso Kevin Mitnick.

Mettendo insieme tutte queste metodologie ed informazioni possiamo darvi un piccolo scenario di cio che viene eseguito, a grandi linee, durante un’attacco:

  • Ricognizione di base: informazioni dal sito, informazioni sul dominio e sull’amministratore. A volte basta visitare il sito per raccogliere importanti notizie sul software presente sul server, spesso infatti in fondo all’home page i webmaster inseriscono notizie sul sistema operativo, webserver, etc…., come ad esempio trovare indicazioni come queste “Powered by Apache, Linux Inside…” , mettono a rischio i sistemi.
  • Ricostruzione della struttura interna della rete
  • Raccolta Info:Una volta identificata la struttura della rete e il numero di macchine bisogna raccogliere il maggior numero di informazioni su ognuna di esse. Quindi occorre ricercare i servizi in esecuzione, identificare i sistemi operativi, la versione dei servizi, il tipo di processore, i nomi utente (standard e non), le risorse condivise, etc.
  • Tracciamento vulnerabilita‘: dopo aver determinato i tipi di servizi attivi sull’host bersaglio si deve tracciare una mappa delle vulnerabilità, e occorre ricercare (o scrivere) gli exploit applicabili contro i servizi bersaglio.
  • Analisi della topologia della rete.
  • Applicazione degli exploit.
  • Verifica della possibilità di sniffing e tentativi di DoS & DDoS.
  • Test su router e firewall.
  • Pulizia delle tracce dell’attacco.
  • Stesura del report.

Al termine degli attacchi e della valutazione dei log raccolti un sistema potra’ dirsi vulnerabile se è possibile:

  • accedere a risorse interne;
  • leggere e modificare file riservati;
  • controllare il traffico in entrata e/o uscita;
  • eseguire programmi senza averne i permessi;
  • accedere alla macchina con i permessi di amministratore (root) da parte di utenti non privilegiati;
  • controllare la configurazione della rete e dei servizi.

Punti critici:
cerchiamo ora di evidenziare i lati negativi del preparare un pen-test che purtroppo e’ un po come fare i lavori di casa mentre voi ci abitate dentro……
I punti critici da prendere in considerazioni sono: trattamento dei dati raccolti, salvaguardia dei sistemi e dei dati, riservatezza riguardo le vulnerabilità emerse durante il pen-test. Durante il penetration test potrebbero verificarsi dei disagi dovuti al lavoro del tester, si potrebbero avere perdite o danni ai dati o ancora una momentanea perdita di accessibilità. Ad esempio una macchina dedicata all’e-commerce potrebbe rimanere inaccessibile a causa di una simulazione di un DoS, con conseguenze economiche dirette. O ancora, una azienda che fornisce servizi a terzi, potrebbe vedere i propri servizi interrotti con evidente disagio per i clienti.
Prima di cominciare il test bisogna concordare quale livello di rischio il committente è disposto a correre, invitandolo anche a fare un backup dei dati prima di effettuare il pen-test. Bisogna prevedere tali evenienze in fase di stipula del contratto, declinando per quanto possibile le responsabilità e garantendo però, allo stesso tempo, adeguate misure per il recupero del sistema.

Per ultimare questa carellata sul valore di un Pen-test aggiungo che il suo valore è strettamente legato alle capacità del tester, dunque affidiamoci soltanto a persone preparate che possono dimostrare esperienza pratica svolta su clienti tracciabili; inoltre esso perde di validità non appena si apportano modifiche (anche minime) alla configurazione di una macchina interessata al test, quindi è consigliabile eseguire un pen-test poco prima di mettere in produzione la rete. Inoltre anche lasciando inalterate le macchine testate, il pen-test dovrebbe essere ripetuto periodicamente, poichè oggi giorno vengono trovate quotidianamente nuove vulnerabilità e nuovi exploit.

Proteggi i tuoi messaggi – rimedia cancellandoli

Protect Your Privates

Protect Your Privates

A chi non è capitato almeno una volta d’ inviare un messaggio che, dopo pochi minuti, ci siamo pentiti di aver spedito? Ormai, però, la frittata e’ fatta e, il destinatario, prima o poi, lo avrebbe letto. Fino ad ora c’era ben poco da fare per rimediare a qualche brutta figura o peggio.

C’è una grossa novità che potrebbe cambiare definitivamente il nostro modo di gestire i messaggi, migliorando la nostra vita. Si tratta di una app che ti salva dagli sms impulsivi che, magari, hai mandato dopo aver alzato il gomito al tuo/a ex o a al capo ufficio antipatico, etc…  L’app si chiama Protect Your Privates .

Si tratta di un’applicazione che ti permette di chattare tranquillamente facendo in modo che i tuoi messaggi restino al sicuro e lontani da occhi indiscreti.

Con l’app Protect Your Privates, puoi evitare brutte figure e gaffe dovute alla troppa esuberanza o alla troppa distrazione; il tutto funziona cosi: una volta installata ti bastera’ spingere il pulsante Recall perche’ il messaggio venga cancellato, prima che il destinatario lo legga.

Uahoo, che forza! Sì, perché la app lo cancellera’ direttamente dal server e sara’ come se il destinatario non lo avesse mai ricevuto. Ma perche’ questo miracolo avvenga bisogna prima fare alcune piccole configurazioni prima dell’invio dei messaggi.

In pratica si dovranno classificare i messaggi in ‘’moderati’’, ‘’selvaggi’’ e ‘’assurdi’’; ognuna di queste classificazioni darà al messaggio un tempo prima che esso possa essere letto. I messaggi moderati scadranno entro 24 ore; quelli selvaggi dopo 12 ore e quelli assurdi dopo 3 ore, ma sei tu che, una volta scritto il messaggio dovrai assegnargli una categoria prima d’inviarlo. Gia, cosi questa semplice operazione vi dara’ comunque modo di ripensare a cio’ che state effettivamente per fare ma, nel caso foste ancora troppo sbronzi o arrabbiati per essere lucidi vi sarete per lo meno dati un’ultima possibilita’ di rimediare.

Se successivamente, a mente lucida, ti rendi conto che sei ancora dell’idea di inviare quel messaggio, potrai farlo senza problemi.
Non è finita: la app ha anche un meccanismo che impedisce al destinatario di fare lo screenshot dei tuoi messaggi. In questo modo il destinatario non potrà inviarli a terze persone. Quindi potrai anche inviare foto “riservate” senza temere che queste finiscano nelle mani sbagliate.

Purtroppo nel momento in cui ve ne stiamo parlando, Protect Your Privates è disponibile solo per iOS e può essere scaricato gratuitamente. Ma, a detta dei creatori della app, arriverà quanto prima anche la versione per Android e per Windows Phone.

Navigazione Anonima – Quello che dovresti sapere

Anonimi sul Web

Anonimi sul Web

Partiamo subito con il chiarire che la navigazione anonima del browser non ti rende invisibile sul web, in quanto non nasconde il tuo indirizzo IP.

Bisogna iniziare a dipanare alcune false convinzioni e cattivi modi di utilizzare un potente mezzo come Internet.

Domanda: Sai quali dati lasci in giro ogni volta che navighi?

La definizione piu’ errata e’ l’utilizzo del termine navigazione anonima (o navigazione in incognito) come il nome dell’opzione attivabile sui browser che consente di non salvare i cookies a livello locale.

Un ‘infinita’ di persone naviga su internet pensando che quando attiva la navigazione anonima “nessuno” possa sapere che cosa stiano facendo , cosa stiano visitando , e credono realmente che questa semplice opzione li renda immuni da ogni pericolo del web, al sicuro da occhi indiscreti.

MA IN INCOGNITO DA CHI ?

Teoricamente da tutti coloro che nella rete ci vivono per spiare gli altri con scopi di diverso genere, pubblicita’ occulta e non richiesta, stalker e quant’altro si possa trovare nel web, ma in realta’ navigheremo in incognito soltanto da noi stessi; perche’ cio !!!???

 

Proviamo a spiegare meglio.

Diciamo che stai navigando dal tuo pc (o da quello dell’ufficio) e decidi di aprire una nuova finestra per navigare in incognito, bene, di fatto ti si apre una sessione di navigazione internet dove tutti i dati raccolti durante la navigazione, una volta chiusa la sessione verranno cancellati, nella realta’ delle cose cio’ avverra’ soltanto a livello LOCALE, quindi solo nel vostro PC, ehhhhh gia’.

Diamo per vero che se “navighi in incognito” e fai login in un sito web (home banking per esempio) , una volta chiusa la finestra del browser i dati delle vostre password e i siti web che avete vistato non verranno salvati nel tuo computer, ma questo purtroppo non significa che, ad esempio, il vostro capo curioso, accedendo al server aziendale, oppure il  provider , o ancora il proprietario del sito web , i server DNS , i sistemi di raccolta dati e via dicendo non sappiano che VOI , dal vostro computer , con il vostro specifico indirizzo ip , dalla vostra postazione e locazione fisica avete navigato su un determinato sito , avete scritto la mail a una determinata persona , avete effettuato l’accesso ad un determinato servizio etc etc……

E QUINDI COSA POSSIAMO FARE?

La prima cosa da definire e’ il concetto di privacy, ovvero cos’e’ che in qualita’ di utenti, internauti, vogliamo “nascondere” da occhi curiosi:

  • Mantenere riservati i miei usi e costumi
  • Mantenere riservato il luogo dal quale mi connetto (che per alcuni utenti in luoghi del mondo ad alta censura è a tutti gli effetti una questione di sicurezza personale)
  • Mantenere riservate le mie comunicazioni personali , le e-mail , messaggi e dati scambiati con App di vario genere (whatsapp, skype, hangout etc…), da mobile o pc
  • Non rendere pubblici i miei dati di navigazione (user & password di servizi primari con home banking etc)

 Tutto questo NON viene fatto da una semplice navigazione anonima del browser e se pensavate il contrario e’ il momento di aprire gli occhi.

Facciamo un esempio concreto; ognuno di noi per navigare, che sia da casa o dall’ ufficio, ha necessita’ di attivare una connessione con un ISP (Internet Service Provider).

In Italia i dati della navigazione vengono, per legge, salvati per diversi anni , il tuo provider quindi mantiene memorizzate informazioni come i siti web che visiti (streaming online , siti web per adulti , torrent , banche , comunicazioni di ogni genere…) , dunque ogni volta che mandi una mail loro possono sapere quale indirizzo di posta la manda , a chi , da dove , con che indirizzo IP, e molto altro ancora.

Se fate uso di software p2p o torrent, possono sapere l’origine del traffico , cosa scaricate, possono arrivare a filtrare la vostra connessione fino a rallentarla (vi sara’ successo sicuramente guardando film in streaming da siti FREE), in piu’ tutto questo traffico di dati avviene totalmente in chiaro. Insomma, tanta pubblicita’ per venderti una ADSL da 100 mega e poi scarichi a 500 kb , non ti sei ancora chiesto perchè ?

Tutti questi dati di fatto vengono usati per “schedare” quotidianamente usi e costumi di milioni di persone, salvando di fatto tutte le tue personali abitudini e, purtroppo, a causa di vari proclami contro il terrorismo e presunti hacker cattivi (definiti cosi soltanto perche’ svelano gli altarini di alcune potenze), stiamo prendendo la direzione di un aumento del controllo su tutto quello che facciamo in rete.

Dunque: NAVIGAZIONE ANONIMA NON VUOL DIRE NAVIGAZIONE SICURA

Quante volte vi e’ capitato di collegarvi ad una rete WiFi Free, in un’ internet caffè o in altri luoghi pubblici, magari per fare la prenotazione di un Volo o di un Hotel ?

Situazione ancora piu’ pericolosa, sei in viaggio e decidi di collegarti usando il WI-FI dell’albergo e compri da vari servizi on line, pagando tramite la carta di credito (pauraaaa). Di fatto, ad un malintenzionato, basterebbe installare sul router dell’albergo dei trojan, che oggi giorno sono alla portata di un quattordicenne smaliziato, per potersi intrufolare nella comunicazione, tra voi ed il sito esterno, e letteralmente carpire i vostri dati in chiaro (un tipo di attacco che prende il nome di “Attacco man in the middle”).

Un’ altra delle assurdita’ che si leggono spesso in giro è che basti cambiare indirizzo IP per essere improvvisamente e totalmente anonimi e dunque liberi di fare quello che si vuole, al sicuro da occhi indiscreti : cavolata.

Il nostro indirizzo IP definisce l’associazione tra la nostra sessione internet e la nostra posizione fisica.

Eppure, molta gente pensa che basti utilizzare un proxy per realizzare una vera navigazione anonima , in realtà anche questo non è vero. Anche in questo caso tutto il nostro traffico dati risulterà semplicemente arrivare da un’ altro IP ma di fatto sarà comunque in chiaro e  dunque tracciabile. Nella pratica non verranno nascosti i siti che visitiamo , sara’ soltanto come dire che li sta visitando un’ altro indirizzo IP. Di fatto pero’ un’ ente esterno può associare la tipologia di traffico internet all’ indirizzo ip acquisito , contattare chi ha rilasciato l’indirizzo IP e acquisire il vostro indirizzo reale.

Un proxy non ti rende anonimo al 100% 

Infatti ecco alcuni dati che lasciamo quotidianamente in giro per la rete

  • Chi siamo e da dove ci colleghiamo
  • Il nostro numero di telefono , quando navighiamo con il cellulare
  • Data , ora e tipologia di comunicazione usata (social media, VoIP, p2p, siti web , emails, Messengers)
  • Durata e uso della comunicazione tramite uno dei servizi del punto sopra
  • Dove siamo fisicamente (incluso l’uso di WI-FI o celle di connessioni dati mobile 3/4 G)
  • Verso chi comunichiamo e quando, compresi i dettagli di una mail

DUNQUE: CAMBIARE INDIRIZZO IP NON VUOL DIRE NASCONDERE QUELLO CHE FACCIAMO !

Per nascondere il tuo traffico dati lo devi criptare, devi fare in modo che prima che il tuo traffico vada all’esterno sia indecifrabile e illeggibile. Puoi farlo attraverso l’uso di VPN commerciali o tramite la creazione di VPN fai da te. Solo cosi avrai una reale navigazione anonima. Per chiunque se lo stia chiedendo, persino usare una connessione filtrata con TOR non ci rende sicuri ed anonimi al 100% se non usiamo una VPN per criptare tutto il traffico.

Possiamo affermare che criptare il proprio traffico dati è diventata una priorità, cosi’ come è normale avere un antivirus sul computer, questo perchè oggi giorno siamo sempre interconnessi ed i nostri dati girano ovunque per la rete, nei motori di ricerca, nei grandi centri Big Data, e vengono usati quotidianamente per schedare le nostre abitudini e per inondarci di pubblicità ad-hoc.

Invece, una volta connessi a internet tramite una VPN , che utilizza un protocollo robusto di criptazione, i nostri dati verranno criptati e, a seconda del protocollo utilizzato, sarà difficile se non impossibile decifrarli.

Tramite la VPN viene instaurato un ponte di connessione virtuale punto a punto tra chi si connette e uno dei server della VPN , server che può essere situato ovunque geograficamente, facendovi cosi acquisire un’ indirizzo IP di un’ altra nazione (adesso ha senso), utilizzando successivamente diversi sistemi di tunneling per instradare i dati in modo sicuro.

Ultimo consiglio : USATE UNA VPN PER TUTTO ANCHE PER LO SMARTPHONE

Mentre con un computer ci risulta normale installare un buon antivirus, o persino un firewall per proteggere i nostri dati , con il cellulare invece il 90% delle persone sembra non pensarci o disinteressarsene.

Di fatto pero’ in un’ unico apparecchio teniamo memorizzati dettagli fondamentali sulla nostra vita personale (foto , contatti telefonici , mail , informazioni bancarie, delle carte di credito etc) ma lasciamo che la connessione dati sia sempre aperta, mentre i nostri dati vengono interscambiati continuamente in chiaro.

Oggi ci sono, per fortuna, VPN che fanno di tutto e costano davvero poco, o comunque il giusto per l’importanza del servizio che danno, come PureVPN . Ora che abbiamo fatto chiarezza sul concetto di anonimato in rete credo che l’uso di una vpn dovrebbe diventare una consuetudine di uso comune.

 

Scopri chi ti chiama – Stop anonimato

Whooming AntiStalker

Whooming Servizio AntiStalker

Oggi giorno gli episodi di stalking stanno diventando quasi una quotidianita’, ma e’ possibile risalire alla persona che ci fa una chiamata anonima e ci disturba continuamente?
Proviamo a fare un po’ di chiarezza.  Le chiamate anonime sono così definite perché, per l’appunto, non viene mostrato il numero di chi ci sta chiamando.

Per fortuna scoprire il numero di una chiamata anonima, oggi, non è piu’ una cosa impossibile, anzi, grazie ad alcuni servizi disponibili gratuitamente in Rete è diventato piuttosto semplice, ma bisogna fare degli opportune differenze.

Quando e se le chiamate anonime sono utilizzate per disturbarci in maniera insistente o addirittura per minacciarci, il consiglio è ovviamente quello di andare immediatamente a denunciare alle autorità competenti (magari dopo aver registrato le conversazioni e aver appuntato l’orario in cui sono state ricevute), mentre per i casi isolati, quelli non troppo seri, è possibile affidarsi ai servizi che stiamo per descrivervi.

Whooming è un servizio tutto italiano che permette di svelare il numero di chi chiama nascondendo il proprio numero. Questo servizio funziona sia per le utenze di linea fissa sia per i cellulari usando la tecnica dell’inoltro di chiamata: in sostanza la telefonata viene dirottata verso Whooming, che ne identifica l’autore.

Il servizio e’ utilizzabile gratuitamente ma, in questo caso, i numeri di chi effettua le telefonate anonime verranno mostrati soltanto 24 ore dopo l’avvenuta chiamata. Se si vogliono risultati istantanei occorrera’ acquistare una ricarica online dal valore di almeno 10 €.

Se sei interessato, puoi attivare Whooming sul tuo cellulare o sul tuo telefono di casa semplicemente collegandoti alla pagina iniziale del servizio e creando un account, Registrandovi con il vostro indirizzo email oppure premendo sul bottone di Facebook e autenticavi tramite il vostro profilo social.

Una volta terminata la procedura di registrazione ed effettuato l’accesso seguite la procedura di configurazione guidata che vi verra’ proposta.

Ci vorrà poco per configurare il tutto, del resto non dovrete far altro che fornire il vostro numero di cellulare, indicare la nazione di appartenenza del vostro operatore telefonico etc…..

Dopo aver fornito tutte le informazioni richieste, dovrete attivare la deviazione delle chiamate verso il numero di Whooming dal vostro telefono e verificare che tutto funzioni a dovere chiamandovi dal vostro stesso numero o telefonandovi da un’altra linea e rifiutando poi la chiamata.

Per attivare la deviazione delle chiamate dovrete digitare alcuni codici che sono spiegati all’interno del portale di Whooming.

Dopo aver configurato Whooming sul vostro telefonino, potrete scoprire il numero di una chiamata anonima semplicemente rifiutando la telefonata e collegandovi al sito Internet del servizio, nella sezione Elenco chiamate, oppure scaricando l’applicazione di Whooming per Android.

Fra i servizi a pagamento di Whooming ci sono anche “Parla con lo stalker” che svela in tempo reale il numero di chi chiama con l’anonimo senza che il mittente della telefonata si accorga di nulla e Registra la chiamata con lo stalker che registra le conversazioni permettendo di scaricarle sul computer.

Attivando questa funzionalità si ingannerà lo stalker che sentirà il telefono della vittima libero quando in realtà Whooming ne ha già rintracciato il numero (ed il nome se presente in Rubrica) e sta richiamando l’utente con il numero in chiaro dello stalker.

Quest’ultima funzione può tornare utile nei casi seri, quelli in cui si subiscono minacce o attività di stalking telefonico vero e proprio. Come accennato prima, però, nelle situazioni più delicate è bene rivolgersi alle autorità.

Altra novità di rilievo è “protezione Facebook” un semplice messaggio che pubblicheremo sulla nostra bacheca finalizzato a scoraggiare gli stalker o eventuali persone pronte a infastidirci.

Whooming offre fondamentalmente due tipi di servizio: uno free che permette semplicemente di svelare il numero del mittente anonimo e consultare gli altri che ci hanno chiamato e uno premium che ci permette di aver il numero di chi ci chiama via SMS (20 centesimi), parlare con questo (20 cent/minuto) e registrare la chiamata (10 cent/minuto). Insomma ottimo il servizio gratuito e ancora meglio i servizi a pagamento, utili per combattere lo stalking.

Rintraccia il tuo Android

Rintracciare il proprio Smartphone Android

Rintracciare il proprio Smartphone Android

N.B.: spiare le attività di altre persone è un reato punibile dalla legge. Questo breve tutorial è stato scritto a puro scopo illustrativo e con l’unica finalita’ di spiegare come rintracciare il “proprio” cellulare a seguito di un furto, dunque io non mi assumo alcuna responsabilità circa l’uso, potenzialmente improprio, che potresti fare delle indicazioni presenti in esso.

PREMSESSA
Vorresti “rintracciare” il tuo stesso cellulare per poterlo comandare da remoto in caso di furto o smarrimento?

I)
Allora ti consiglio di provare Cerberus, un’applicazione antifurto robusta e affidabile che permette di monitorare qualsiasi smartphone Android da remoto e comandarlo via Web o via SMS (esclusivamente in quei casi in cui la connessione Internet non fosse disponibile). Costa 4,99 euro ma è disponibile in una versione di prova gratuita che consente di provarla per 7 giorni.

Per scaricare Cerberus sul tuo telefono, cercalo direttamente sul Play Store ed installalo. Dopodiché avvia l’applicazione, premi sul pulsante per creare un account Cerberus e compila il modulo che ti verra’ proposto inserendo tutti i dati richiesti.

Ad operazione effettuata, premi su Abilita amministratore dispositivo e Concedi permesso Superuser (solo se hai un terminale sbloccato tramite root) per consentire a Cerberus di prendere il controllo del telefono. Scegli quali funzioni di monitoraggio attivare dal menu configurazione principale ed il gioco è fatto.

Da questo momento in poi potrai monitorare il tuo stesso smartphone collegandoti al sito Internet di Cerberus oppure scaricando il client del servizio  su un altro terminale Android.

Il pannello di amministrazione di Cerberus è estremamente intuitivo, tra le funzionalita’ a cui avrai accesso ci saranno, ad esempio, la visualizzazione con relativa posizione geografica del tuo smartphone (in tempo reale o all’ultima localizzazione effettuata, grazie alla cronologia degli spostamenti memorizzata automaticamente dalla App), oppure potrai impostare la riattivazione automatica del GPS in caso di disattivazione (richiede lo sblocco utenza root) e potrai comandare la fotocamera per realizzare foto e video che ritraggono l’ambiente circostante, cosi da poter capire esattamente dove si trova il device o scoprire, ad esempio, l’identità della persona che ti ha sottratto il telefono.

Inoltre con Cerberus si potra’ registrare l’audio dal microfono dello smartphone, visualizzare un messaggio di avviso personalizzato sullo schermo di quest’ultimo e molto altro ancora. Insomma provatelo e non ve ne pentirete !!

II)
Un’altra ottima applicazione con la quale potrete rintracciare un cellulare Android per finalità di antifurto è Lost Android, che inoltre è completamente gratuito.
Una volta installata, questa App permette di comandare lo smartphone da remoto tramite Web o tramite SMS per accedere a una vasta gamma di funzioni. Come di consueto per App di questo tipo e livello, per poterne sfruttare appieno le potenzialità, raccomandiamo vivamente di impostarla come Device Administator, così facendo, sarà possibile usufruire completamente di funzioni avanzate quali:

  • localizzazione del terminale da remoto;
  • attivazione e disattivazione di Wi-Fi e GPS;
  • far suonare l’allarme;
  • visualizzare, durante il boot, sul lockscreen o come semplice popup, un messaggio di avviso;
  • rintracciare il ladro monitorando l’inserimento di una nuova SIM da parte del malintenzionato,
  • dirottare i servizi di controllo remoto tramite SMS, visualizzando un messaggio di errore sul display che, alla pressione del pulsante OK, scatterà una foto con la fotocamera frontale, per cercare di catturare l’identità del malintenzionato;
  • recuperare la lista di chiamate e SMS effettuati
  • blocco del device tramite PIN;
  • formattazione della scheda sd;
  • wipe della memoria interna del device, altrimenti detto ripristino alle impostazioni di fabbrica, con cancellazione di dati, account, password, app installate, e così via….

 

Ricordo in fine che installazioni di App specifiche a parte, e’ comunque possibile localizzare e comandare da remoto il proprio smartphone anche con l’utilizzo di Gestione Dispositivi Android, il servizio antifurto di Google fornito gratuitamente con tutti i dispositivi Android.