Premessa: il caso emblematico che gira sui forum e sui social in questi giorni è quello riguarda un monitor LG UltraGear di fascia alta e Windows che, senza chiederti nulla, scarica sul tuo PC “LG Monitor App Installer”.

Introduzione
Ogni volta che si parla di sicurezza informatica l’attenzione si
concentra quasi sempre su vulnerabilità software, malware, ransomware
o algoritmi di cifratura.
Eppure chi lavora nel settore sa che il principio fondamentale non è
cambiato da decenni: un sistema è sicuro quanto il suo anello più
debole.
Nella maggior parte dei casi quell’anello non è una macchina, ma una
persona.
Da Kevin Mitnick fino a Susan “Susy Thunder” Headley, la storia
dell’hacking ha dimostrato che convincere qualcuno a fidarsi è spesso
più semplice che violare direttamente un sistema.
Il social engineering non aggira la sicurezza: sfrutta la fiducia.
Ed è proprio la fiducia il bene più prezioso di qualsiasi infrastruttura
informatica.
Capitolo 1 — La fiducia come infrastruttura invisibile
Esistono meccanismi che utilizziamo ogni giorno senza più metterli in
discussione.
Quando vediamo un certificato HTTPS valido, una firma digitale, Secure
Boot oppure Windows Update, non analizziamo ogni dettaglio tecnico. Ci
fidiamo.
Non si tratta di ingenuità.
È un automatismo costruito in anni di utilizzo corretto.
Ogni infrastruttura moderna vive anche grazie a questi automatismi.
Capitolo 2 — Windows Update: molto più di un aggiornamento
Per chi ha amministrato sistemi Windows, Windows Update non è mai stato
semplicemente un servizio di aggiornamento.
È un canale privilegiato.
Può scaricare codice, sostituire componenti di sistema, installare
driver firmati e riavviare automaticamente una macchina.
In ambienti aziendali questo meccanismo viene spesso gestito attraverso
processi di validazione, gruppi pilota, WSUS o altre piattaforme di
distribuzione centralizzata. Non perché non ci si fidi di Microsoft, ma
perché ogni modifica ad un sistema produttivo richiede controllo.
Quella fiducia ha però sempre avuto un presupposto implicito: quel
canale esiste per distribuire componenti destinati al funzionamento e
alla sicurezza del sistema.
Capitolo 3 — Quando cambia lo scopo del canale
Il recente caso che ha coinvolto Windows Update e un’applicazione
distribuita automaticamente insieme ad una periferica ha acceso un
dibattito che, a mio avviso, è stato affrontato dal punto di vista
sbagliato.
Molti hanno discusso del software distribuito.
Pochi del canale utilizzato.
Il problema non è se quel software fosse legittimo oppure no.
Il problema è aver modificato il significato di un canale che, per
decenni, gli utenti hanno imparato ad associare esclusivamente alla
sicurezza e al corretto funzionamento del sistema operativo.
Capitolo 4 — L’attaccante sfrutta ciò che già esiste
Il social engineering funziona perché sfrutta comportamenti consolidati.
L’attaccante non costruisce una nuova fiducia.
Sfrutta una fiducia che qualcun altro ha impiegato anni a costruire.
È esattamente questo il motivo per cui qualsiasi abuso di un canale
privilegiato rappresenta un rischio.
Ogni eccezione rende più difficile distinguere ciò che appartiene al
normale funzionamento del sistema da ciò che non dovrebbe esserci.
Capitolo 5 — Non riguarda soltanto Windows
Lo stesso principio vale per i repository delle distribuzioni Linux, gli
aggiornamenti OTA degli smartphone, i certificati digitali, le firme
Authenticode, Secure Boot e qualsiasi altro meccanismo che richieda
fiducia preventiva.
La sicurezza di questi sistemi non dipende soltanto dalla loro
robustezza tecnica.
Dipende anche dalla credibilità che riescono a mantenere nel tempo.
Quando quella credibilità viene compromessa, aumenta inevitabilmente
anche la superficie di attacco.
Capitolo 6 — I precedenti insegnano
La storia ci ricorda che casi come Lenovo Superfish, SolarWinds,
CCleaner compromesso e la recente vicenda XZ Utils hanno avuto
caratteristiche tecniche molto diverse.
La vicenda di XZ Utils (CVE-2024-3094) fa riferimento a una grave vulnerabilità di sicurezza informatica scoperta alla fine di marzo del 2024. Si è trattato di un sofisticato attacco alla catena di fornitura (supply chain attack) mirato a inserire una backdoor (una porta di servizio nascosta) all’interno di liblzma, una libreria di compressione dati comunemente integrata nei sistemi operativi Linux e Unix. [1, 2, 3, 4]
Ciò che li accomuna è una lezione fondamentale: quando viene meno la
fiducia nella catena di distribuzione del software, il problema non
riguarda più il singolo prodotto ma l’intero ecosistema.
Per questo motivo ogni modifica alle regole implicite di un canale
privilegiato dovrebbe essere valutata con estrema cautela.
Conclusioni
La sicurezza non consiste soltanto nell’impedire che qualcuno entri.
Consiste nel preservare i motivi per cui continuiamo ad aprire
volontariamente alcune porte.
Un firewall può essere aggiornato.
Una vulnerabilità può essere corretta.
La fiducia, invece, richiede anni per essere costruita e può essere
compromessa da un solo precedente.
Forse è proprio questa la lezione più importante: la sicurezza non è
fatta soltanto di codice, protocolli e algoritmi.
È fatta soprattutto di aspettative.
E nel momento in cui alteriamo le aspettative degli utenti, stiamo
modificando uno degli elementi più delicati dell’intera architettura
della sicurezza.
Don’t Trust, verify



