La FIDUCIA è la prima falla di sicurezza

Premessa: il caso emblematico che gira sui forum e sui social in questi giorni è quello riguarda un monitor LG UltraGear di fascia alta e Windows che, senza chiederti nulla, scarica sul tuo PC “LG Monitor App Installer”.


Introduzione

Ogni volta che si parla di sicurezza informatica l’attenzione si
concentra quasi sempre su vulnerabilità software, malware, ransomware
o algoritmi di cifratura.

Eppure chi lavora nel settore sa che il principio fondamentale non è
cambiato da decenni: un sistema è sicuro quanto il suo anello più
debole
.

Nella maggior parte dei casi quell’anello non è una macchina, ma una
persona.

Da Kevin Mitnick fino a Susan “Susy Thunder” Headley, la storia
dell’hacking ha dimostrato che convincere qualcuno a fidarsi è spesso
più semplice che violare direttamente un sistema.

Il social engineering non aggira la sicurezza: sfrutta la fiducia.

Ed è proprio la fiducia il bene più prezioso di qualsiasi infrastruttura
informatica.


Capitolo 1 — La fiducia come infrastruttura invisibile

Esistono meccanismi che utilizziamo ogni giorno senza più metterli in
discussione.

Quando vediamo un certificato HTTPS valido, una firma digitale, Secure
Boot oppure Windows Update, non analizziamo ogni dettaglio tecnico. Ci
fidiamo.

Non si tratta di ingenuità.

È un automatismo costruito in anni di utilizzo corretto.

Ogni infrastruttura moderna vive anche grazie a questi automatismi.


Capitolo 2 — Windows Update: molto più di un aggiornamento

Per chi ha amministrato sistemi Windows, Windows Update non è mai stato
semplicemente un servizio di aggiornamento.

È un canale privilegiato.

Può scaricare codice, sostituire componenti di sistema, installare
driver firmati e riavviare automaticamente una macchina.

In ambienti aziendali questo meccanismo viene spesso gestito attraverso
processi di validazione, gruppi pilota, WSUS o altre piattaforme di
distribuzione centralizzata. Non perché non ci si fidi di Microsoft, ma
perché ogni modifica ad un sistema produttivo richiede controllo.

Quella fiducia ha però sempre avuto un presupposto implicito: quel
canale esiste per distribuire componenti destinati al funzionamento e
alla sicurezza del sistema.


Capitolo 3 — Quando cambia lo scopo del canale

Il recente caso che ha coinvolto Windows Update e un’applicazione
distribuita automaticamente insieme ad una periferica ha acceso un
dibattito che, a mio avviso, è stato affrontato dal punto di vista
sbagliato.

Molti hanno discusso del software distribuito.

Pochi del canale utilizzato.

Il problema non è se quel software fosse legittimo oppure no.

Il problema è aver modificato il significato di un canale che, per
decenni, gli utenti hanno imparato ad associare esclusivamente alla
sicurezza e al corretto funzionamento del sistema operativo.


Capitolo 4 — L’attaccante sfrutta ciò che già esiste

Il social engineering funziona perché sfrutta comportamenti consolidati.

L’attaccante non costruisce una nuova fiducia.

Sfrutta una fiducia che qualcun altro ha impiegato anni a costruire.

È esattamente questo il motivo per cui qualsiasi abuso di un canale
privilegiato rappresenta un rischio.

Ogni eccezione rende più difficile distinguere ciò che appartiene al
normale funzionamento del sistema da ciò che non dovrebbe esserci.


Capitolo 5 — Non riguarda soltanto Windows

Lo stesso principio vale per i repository delle distribuzioni Linux, gli
aggiornamenti OTA degli smartphone, i certificati digitali, le firme
Authenticode, Secure Boot e qualsiasi altro meccanismo che richieda
fiducia preventiva.

La sicurezza di questi sistemi non dipende soltanto dalla loro
robustezza tecnica.

Dipende anche dalla credibilità che riescono a mantenere nel tempo.

Quando quella credibilità viene compromessa, aumenta inevitabilmente
anche la superficie di attacco.


Capitolo 6 — I precedenti insegnano

La storia ci ricorda che casi come Lenovo Superfish, SolarWinds,
CCleaner compromesso e la recente vicenda XZ Utils hanno avuto
caratteristiche tecniche molto diverse.

La vicenda di XZ Utils (CVE-2024-3094) fa riferimento a una grave vulnerabilità di sicurezza informatica scoperta alla fine di marzo del 2024. Si è trattato di un sofisticato attacco alla catena di fornitura (supply chain attack) mirato a inserire una backdoor (una porta di servizio nascosta) all’interno di liblzma, una libreria di compressione dati comunemente integrata nei sistemi operativi Linux e Unix. [1, 2, 3, 4]

Ciò che li accomuna è una lezione fondamentale: quando viene meno la
fiducia nella catena di distribuzione del software, il problema non
riguarda più il singolo prodotto ma l’intero ecosistema.

Per questo motivo ogni modifica alle regole implicite di un canale
privilegiato dovrebbe essere valutata con estrema cautela.


Conclusioni

La sicurezza non consiste soltanto nell’impedire che qualcuno entri.

Consiste nel preservare i motivi per cui continuiamo ad aprire
volontariamente alcune porte.

Un firewall può essere aggiornato.

Una vulnerabilità può essere corretta.

La fiducia, invece, richiede anni per essere costruita e può essere
compromessa da un solo precedente.

Forse è proprio questa la lezione più importante: la sicurezza non è
fatta soltanto di codice, protocolli e algoritmi.

È fatta soprattutto di aspettative.

E nel momento in cui alteriamo le aspettative degli utenti, stiamo
modificando uno degli elementi più delicati dell’intera architettura
della sicurezza.

A tutta velocita’ con PHP-FPM

PHP-FPM Very Fast

Come sa bene chiunque si occupi di creare e gestire un servizio Web moderno, il primo aspetto che viene ricercato e di cui si chiede la massima affidabilita’, e’ la velocita’ di risposta, cosi da garantire la presenza online delle imprese supportando il lavoro quotidiano delle Web Agency.

Nonostante oggi giorno ci siano nuovi linguaggi di sviluppo e di scripting il PHP rimane comunque ancora uno dei piu’ utilizzati e, grazie alle nuove funzionalita’ del PHP-FPM, questo linguaggio tornera’ sicuramente ad avere un ruolo di rilievo.

Ma, facciamo un piccolissimo passo indietro per rivedere come sono state gestite fino a ieri tutte le richieste php fatte dagli utenti ai vostri siti.

La maggior parte degli amministratori di siti sa che il PHP può essere incorporato nell’ HTML e che funziona con i principali web server. Tuttavia, l’aspetto meno conosciuto è la modalità con cui può essere eseguito il PHP sul web server, e questo può avvenire in diversi modi.

Aggiungiamo nell’equazione anche l’acronimo LAMP che, per chi non lo conoscesse, indica una piattaforma software per lo sviluppo di applicazioni web e sta per :

  • Linux (il sistema operativo)
  • Apache (il server web)
  • MySQL o MariaDB (il database management system)
  • PHP (il linguaggio di programmazione)

Come stavamo dicendo, fino a ieri  la modalità con cui si eseguivano le richieste e i processi di php sulla piattaforma LAMP era il PHP FastCGI.

Si tratta di un protocollo generico utilizzato per l’interfacciamento con un server web. Nello specifico è una variante della precedente Common Gateway Interface (CGI) che ha come obiettivo quello di ridurre il sovraccarico associato all’ interfacciamento tra web server e programmi CGI, consentendo ad un server di gestire più richieste contemporaneamente.

Ma con FastCGI è possibile configurare più versioni di PHP, cosa particolarmente utile quando si hanno vecchi siti web creati, ad esempio, in PHP 5.1 che non sono compatibili con l’ultima versione, inoltre, con FastCGI è possibile supportare diversi utenti ognuno con le proprie istanze di PHP. Questa funzione è particolarmente importante per migliorare la sicurezza in un ambiente condiviso, in cui è possibile avere utenti diversi che gestiscono ciascuno i propri siti web.

Andiamo ancora avanti, quindi grazie al protocollo PHP FastCGI il webserver genera un’ unico processo in fase di inizializzazione che, al termine della fase di start-up, si mette in attesa. Ogni volta che arriva una nuova richiesta in ingresso, il webserver apre una connessione con il processo fast-cgi (in attesa) che a sua volta genera l’output sulla connessione con il client, trasferitagli dal server. Il vantaggio principale di questo protocollo è la creazione dei processi solo in fase di inizializzazione, ottimizzando così il numero dei processi php.

Bene, quindi cerchiamo di capire adesso che cosa cambia con l’introduzione di PHP-FPM ?

PHP-FPM è una modalità più recente (nato nel 2004 come patch di PHP) di utilizzare PHP con un server web, ed è un’alternativa al precedente PHP FastCGI con l’implementazione di alcune funzionalità aggiuntive molto utili, in particolare ai siti che gestiscono quotidianamente sempre più traffico (dai siti vetrina agli e-commerce). Per queste tipologie di siti web è sempre piu’ necessario avere a disposizione strumenti sempre più performanti, proprio come il PHP-FPM.

Fino ad oggi una delle grosse mancanze di FastCGI è stata l’impossibilità di avere un numero di CHILD (processi) PHP che cambi in modo dinamico a seconda delle richieste effettive.

Nel suo insieme, il funzionamento è molto simile al FastCGI e si basa dunque sull’ esecuzione ottimizzata dei processi php che vengono creati solo in fase di inizializzazione e rimangono in attesa di una nuova richiesta. La grossa differenza sta nel fatto che è lo stesso PHP-FPM ad eseguire il processo e non più il web server.

Il “Process Manager” è uno script che gestisce direttamente i processi PHP, nella pratica attende e riceve istruzioni dal server web ed esegue gli script PHP richiesti, permettendo cosi ad un sito web di gestire carichi intensi. Il PHP-FPM mantiene dei “pool” per rispondere alle richieste PHP e i processi che si generano sono direttamente “figli” (CHILD) del Process Manager e possono quindi essere gestiti separatamente dal web server.

Questa modalità garantisce una maggiore robustezza del servizio, poiché tutte le operazioni come i cambi di configurazione o il restart dei processi, impattano i singoli pool FPM e non più l’intero web server.

Ecco alcune delle interessanti caratteristiche tecniche:

  • Demonizzazione dei processi PHP (file PID, file log, setsid(), setuid(), setgid(), chroot();
  • Possibilità di riavviare i processi PHP senza causare alcuna interruzione delle richieste in fase di processamento, si potra’ quindi cambiare qualsiasi parametro nel file di configurazione o addirittura aggiornare PHP senza avere nemmeno 1 secondo di downtime;
  • Possibilità di non processare le richieste provenienti da un determinato IP;
  • Possibilità di avviare i CHILD sotto differenti UID/GID/CHROOT e con differenti impostazioni di PHP (php.ini) il tutto senza bisogno di safe mode;
  • Possibilità di loggare tramite stdout e stderr;
  • In caso di corruzione della memoria RAM condivisa utilizzata da un OPCode Cache, PHP-FPM può effettuare un riavvio di emergenza di tutti i CHILD PHP;
  • Forza l’arresto dell’esecuzione di uno script nel caso in cui set_time_limit() avesse dei problemi.

Secondo un recente articolo pubblicato su CloudWays, effettuare uno switch da mod_php a PHP-FPM permetterebbe, tra i tanti vantaggi attesi, di ridurre del 300% i tempi di caricamento delle Web Application a traffico elevato.

5G vantaggi e pericoli

Mobile internet and hacking concept with 5G

E’ ormai un’argomento caldo quello del 5G, e quasi sicuramente, nell’immaginario collettivo si tratta di un’ altro potenziamento per la rete mobile che ci dovrebbe permettere di scaricare video, documenti e musica più velocemente sui nuovi smartphone.

Ma se così non fosse???.

Ad un’analisi piu’ attenta dobbiamo meglio specificare che il 5G non serve realmente agli smartphone. Certo, verrà usata anche come infrastruttura per la comunicazione mobile al posto del 3G e in parte del 4G, ma il vero punto della questione è altrove. La forza di questa nuova implementazione avra’ altre caratteristiche in quanto, mentre il 3G e il 4G sono le tecnologie che ci hanno portato Internet sui nostri smartphone, creando per la prima volta una connessione tra gli uomini e la Rete, in qualsiasi momento H24, il 5G è pensato invece per connettere le macchine ad Internet.

Con l’avvento del 5G, la rete mobile avrà la potenza per gestire milioni di piccoli dispositivi (IoT),  sempre connessi,  che genereranno una ulteriore mole di dati che andranno anch’essi trasferiti a centrali di analisi nel cloud. Non è un caso che le sperimentazioni attualmente in progetto siano proprio improntati nel rendere hi-tech le attività industriali molto complesse.

Ma le grandi promesse dell’avvento del 5G sono accompagnate anche da grandi sfide. La piu’ grande tra le promesse fatte dal 5G e’ quella di poter rendere tutto super-connesso, aumentando le prestazioni, i rendimenti ed il controllo; tutto bello ed interessante ma esponenzialmente piu’ pericoloso dal punto di vista di possibili attacchi hacking.

Attacchi, fraudolenti, compiuti tramite “malware” o “ransomware” di ogni tipologia ormai non si contano e riempiono le pagine delle cronache di citta’ di tutto il mondo, si va da intere amministrazioni cittadine bloccate con richiesta di riscatto, porti o aeroporti, ospedali etc…. tutti fatti accaduti negli ultimi due anni in citta’ importanti americane come europee ed i danni sono incalcolabili, sia per gli affari che per la sicurezza delle persone.

Immaginatevi un’ ospedale bloccato, con strumentazioni per esami clinici di ogni tipo fermi e, cartelle cliniche impossibili da aprire perche’ digitali e quindi crittografate del ransomware, etc… etc…., peggio di un film di Hitchcock.

Tutto questo perche’ mettere online tutte le funzioni chiave di una struttura significa dover trovare un modo per proteggerle sia da chi vuole prenderne il controllo, sia da chi vuole semplicemente bloccarle.

Vi ricordate quel caso del pilota della Germanwings che fece schiantare l’aereo? Dopo quel tragico evento qualcuno ipotizzo’ di mettere su ogni aereo un sistema di controllo da terra che potesse permettere di prendere il totale controllo di un aereo per farlo atterrare in sicurezza. Certo l’intento e’ piu’ che giusto, ma il problema sarebbe dover garantire al 100% che nessuno possa inserirsi in un sistema del genere per, invece, creare incidenti disastrosi o minacciarli in cambio di denaro. Ve lo immaginate essere su un’aereo che non puo’ atterrare perche’ gestito da terra da qualche criminale che aspetta di essere pagato, con tutti i passeggeri in ostaggio ed il pilota tagliato fuori da ogni possibilita’ di controllo?? Beh un vero e proprio incubo.

Purtroppo, la messa in sicurezza non è semplice e, nonostante il fatto che con l’arrivo del 5G ci si dovrebbe poter liberare di alcuni vecchissimi sistemi come l’ SS7, una tecnologia usata da 40 anni dagli operatori per gestire la sicurezza delle connessioni ma che non usava la crittografia o ancora il seppur piu’ moderno Diameter, che non sembra essere all’altezza del compito, non basteranno, per lo meno nell’immediato, a garantire completamente l’alto tasso di sicurezza che servira’ per tenere al sicuro i dati di societa’, enti e privati (pensate alle case domotiche).

Molti esperti hanno pubblicato test e studi, lamentando di come si stia dando troppo valore alla gestione di questi dati ed alla loro sicurezza semplicemente perche’ saranno crittografati, ma anche la crittografia ha mostrato molte lacune, e sono moltissimi gli eventi negativi che impattano su errori di programmazione e/o l’implementazione dell’uso di sistemi crittografati in ogni ambito, commerciale e non.

Si spera che per quando il 5G sarà una realtà affermata, le cose saranno state implementate a dovere.

Ma la sicurezza informatica non è l’unico punto critico per il 5G. Anche la semplice copertura del segnale potrebbe rappresentare per gli operatori uno scoglio importante. Infatti, le frequenze usate, sono ideali per quello che riguarda il trasferimento ad altissima velocità dei dati, ma poco adatte agli ambienti “affollati” di ostacoli come quelli cittadini. E’ proprio a causa del numero elevato di antenne che serviranno ad implementare la struttura del 5G, per coprire in maniera efficace una città, che i produttori stanno preparando sistemi che possono essere incorporati ovunque, dai lampioni alle pareti degli edifici, passando per semafori e qualsiasi altro possibile “punto di appoggio”.

Il problema della scarsa penetrazione e capacità di rimbalzo delle onde radio usate dal 5G porterà a costi molto elevati nella creazione dell’infrastruttura che dovrebbe far diventare smart le nostre città.
Gli alti costi potrebbero ulteriormente lievitare anche a causa di dispute geo-politiche come quella tra il governo statunitense e l’azienda cinese Huawei, che al momento è una delle aziende più avanti nella sperimentazione 5G e nella produzione dell’hardware necessario a implementarlo. Senza di loro, o con una forte limitazione della
loro presenza negli Stati alleati degli Stati Uniti, l’adozione del 5G sarà sicuramente rallentata.

Probabilmente si dovrebbe parlare anche dei possibili rischi inerenti alla salute nell’utilizzo delle frequenze necessarie all’uso di questa implementazione tecnologica ma qui il discorso dovra’ attendere parecchio tempo e molti studi futuri, dei quali noi saremo le cavie.

Staremo a vedere !!!

Ansible – automazione IT e Configuration Management (II parte)

Ansible + Vagrant Environment

Ansible + Vagrant Environment

 

 

 

 

 

 

Nel primo articolo “Ansible per l’automazione IT ed il Configuration Management” abbiamo descritto le caratteristiche principali di questo interessante prodotto per il Configuration Management. In questo secondo articolo descriveremo con degli esempi come utilizzare nel concreto Ansible.

Per preparare il nostro ambiente di lavoro sfrutteremo un’altro software, che rappresenta, anch’esso una delle grandi novita’ del Web degli ultimi mesi come Vagrant, di cui abbiamo parlato nell’articolo “Virtualizzazione e provisioning senza sforzo“.

configuriamoci l’ambiente Vagrant:

$ vagrant box add pre http://files.vagrantup.com/precise32.box
$ vagrant init precise32
$ vagrant up

a seguito dell’ultimo comando, vedremo dei messaggi come questi:

Bringing machine 'default' up with 'virtualbox' provider...
[default] Importing base box 'precise32'...
[default] Matching MAC address for NAT networking...
[default] Setting the name of the VM...
[default] Clearing any previously set forwarded ports...
[default] Clearing any previously set network interfaces...
[default] Preparing network interfaces based on configuration...
[default] Forwarding ports...
[default] -- 22 => 2222 (adapter 1)
[default] Booting VM...
[default] Waiting for machine to boot. This may take a few minutes...
[default] Machine booted and ready!
Guest Additions Version: 4.2.0
VirtualBox Version: 4.3
[default] Mounting shared folders...
[default] -- /vagrant

Vagrant ha quindi scaricato e creato per noi una macchina virtuale Ubuntu Precise (32bit). Scorrendo i messaggi ci sono due cose importanti da notare: la prima è che il traffico sulla porta 2222 del nostro pc locale sarà inoltrato alla porta 22 della macchina virtuale; la seconda è che l’utente “vagrant” sulla macchina remota può connettersi con la password “vagrant” ed ha già i privilegi per diventare root con sudo. Aggiorniamo quindi l’inventario delle macchine che decidete di coinvolgere modificando il file /etc/ansible/hosts

Dopo aver preso confidenza con Vagrant iniziamo la configurazione dell’ambiente per Ansible, iniziando ad usarlo per automatizzare i compiti di ogni giorno.

Configuriamo il file /etc/ansible/hosts tramite comando:

# sudo bash -c 'echo [web] >> /etc/ansible/hosts'
# sudo bash -c 'echo 127.0.0.1:2222 ansible_ssh_user=vagrant ansible_ssh_pass=vagrant >> /etc/ansible/hosts'

Verifichiamo che ansible sia in grado di leggere correttamente i parametri inseriti nel file hosts usando il seguente comando:

# ansible -m ping all
127.0.0.1 | success >> {
"changed": false,
"ping": "pong"
}

Ansible facts
come possiamo essere sicuri che la macchina a cui ci stiamo connettendo sia quella giusta ? Diamo un’occhiata ai “facts”, ovvero a tutte le informazioni che Ansible raccoglie…

# ansible web -m setup | less

otteniamo cosi’ una serie di dati in formato JSON tra cui notiamo che il nostro nuovo server ha come hostname ‘localhost’.
A titolo didattico scriveremo un playbook per installare un webserver nginx sul nuovo server.

Ora apriamo un editor per iniziare a scrivere il nostro playbook che si chiamera’ nginx.yml :

--- PLAYBOOK ottimizzato su Centos Linux
- name: installa NGINX e avvia il servizio
   remote_user: root
   sudo: yes
   hosts: web
   tasks:
   - name: installazione Nginx
     apt: pkg=nginx state=installed update_cache=true
     notify:
     - start nginx
   handlers:
     - name: start nginx
     service: name=nginx state=started

Come possiamo notare nel playbook abbiamo editato una lista di task, uno per ogni “step” del nostro compito.
Se stiamo usando virtualbox come hypervisor, dobbiamo aggiungere una riga al file (bastera’ solo decommentarla) di configurazione di vagrant perché attivi il forwarding della porta 80 della guest sulla porta 8080 del nostro pc.

(vedi https://docs.vagrantup.com/v2/networking/forwarded_ports.html)

config.vm.network "forwarded_port", guest: 80, host: 8080

e dare il comando per ricaricare la virtual machine con la nuova configurazione:

vagrant reload
[default] Attempting graceful shutdown of VM...
[default] Clearing any previously set forwarded ports...
[default] Clearing any previously set network interfaces...
[default] Preparing network interfaces based on configuration...
[default] Forwarding ports...
[default] -- 22 => 2222 (adapter 1)
[default] -- 80 => 8080 (adapter 1)
[default] Booting VM...
[default] Machine booted and ready!

Ora possiamo lanciare il playbook

# ansible-playbook nginx.yml

PLAY [installa NGINX e avvia il servizio] *****************************

GATHERING FACTS ***************************************************************
ok: [127.0.0.1]

TASK: [installazione Nginx] ***************************************************
changed: [127.0.0.1]

NOTIFIED: [start nginx] *******************************************************
changed: [127.0.0.1]

PLAY RECAP ********************************************************************
127.0.0.1 : ok=3 changed=2 unreachable=0 failed=0

sulla macchina virtuale potrete visualizzare, dal syslog, quello che sta accadendo:

ansible-apt: Invoked with dpkg_options=force-confdef,force-confold upgrade=None force=False package=[‘nginx’] purge=False state=installed update_cache=True pkg=nginx default_release=None install_recommends=True deb=None cache_valid_time=None
Mar 19 15:59:33 precise32 ansible-service: Invoked with name=nginx pattern=None enabled=None state=started sleep=None arguments= runlevel=default

ora sulla macchina virtuale mi ritrovo con l’nginx attivo e rispondente all’indirizzo 127.0.0.1:8080

Welcome to nginx!

Come gia accennato nel primo articolo la curva di apprendimento di questo ottimo strumento di Management dei server e’ davvero bassa e funzionale, ed in poco tempo si e’ in grado di gestire un ambiente ad alto volume di macchine.

Questa è solo una semplice introduzione al mondo di Ansible, e prima di concludere vi faccio inoltre presente che Ansible non è solo usufruibile da linea di comando ma presso il sito ufficiale è disponibile una web dashboard che permette di controllare i job, avere report, statistiche e così via.

Esiste anche Ansible Galaxy , che è invece un repository comunitario di “ricette”, playbooks, task moduli e tutto quello che si può immaginare … Quindi se doveste installare e configurare software come tomcat, oracle, mongodb, jenkins, drupal, rabbitmq e tanti altri, troverete già tutto pronto.
Di sicuro una base di partenza molto comoda per le vostre personalizzazioni!

Se tutto ciò non bastasse ancora, Ansible ha una API estremamente chiara e flessibile per scrivere moduli custom in Python o qualsiasi altro linguaggio, un esempio concreto

#AnsibleConfigurationManagement

Esistono alternative a Google

Motori di ricerca alternativi a Google

Motori di ricerca alternativi a Google

Ecco alcuni dei migliori motori di ricerca altenativi

Una domanda che prima o poi ci siamo fatti tutti ogni volta che apriamo il nostro browser preferito, e vediamo sempre quel logo… “Esiste un’ alternativa a google?”…Beh! ovviamente si, le alternative ci sono, molte e sono anche ben funzionanti.

Partiamo quindi con la nostra classifica :

  1. Ixquick: motore di ricerca che garantisce la privacy, disponibile anche in italiano. Interessante anche l’idea di fornire un proxy direttamente nella pagina dei risultati infatti appare un link proxy affianco ad ogni link cliccandoci è possibile visitare il sito dietro un proxy web, ottimo anche per agirare le censure dei vari governi idea carina anche se purtroppo non si possono usare i form poichè non registrando l’ip si potrebbe usare il servizio per fare danni in giro per il web, i risultati forniti dal motore di ricerca sono in linea con quelli dei concorrenti.
  2. GoodSearch: non solo i suoi risultati sono ottimi (powered by Yahoo) ma permette anche di fare beneficenza, semplicemente usando il loro motore, infatti parte degli introiti pubblicitari generati dal motore vanno in beneficenza, il sistema è molto semplice, ma prima di fare una ricerca dovrete scegliere una causa a cui donare, ed essendo solo in inglese dovrete cercare in lingua inglese.
  3. Bing: il principale concorrente di google, simbolo dell’inizio della rincorsa di Microsoft verso Google, i risultati sono ottimi e la ricerca video… beh è assolutamente da provare.
  4. DuckDuckGo: un motore di ricerca indipendente che si è creato una sua nicchia di utenti grazie alle garanzie sulla privacy che offre, il motore dice di non tracciare nulla non registrare ip ne ricerche, il tutto per salvaguardare la privacy dei suoi utenti.
  5. Quintura: probabilmente uno dei più famosi e storici concorrenti di google si trattava di un Visual Search, in cui una volta cercato il termine, vi diceva cos’ altro avreste potuto cercare su quell’argomento. Esiste pero’ , ad oggi, la versione per bambini molto utile da impostare come motore di ricerca sicuro per i più giovani.
  6. Wolframalpha: motore intelligente molto famoso in rete, in quanto non cerca sul web ma mette a disposizione le informazioni statistiche del web. Se cerchiamo informazioni su un animale, uno stato oppure dati statistici ecc. Wolframalpha fa al caso nostro.
  7. LyGo: il motore di ricerca secondo Lycos, ben fatto sia dal punto di vista tecnico che per quanto riguarda i risultati.
  8. IceRocket: qusto motore è davvero ben studiato, in quanto scandaglia in continuazione sia i social network che i blog di tutto il mondo.
  9. Mojeek: anche questo è un motore di ricerca in stile google anche se non sempre i suoi risultati sono soddisfacenti ma c’è da dire che a volte cercare delle informazioni con motori diversi aiuta a trovare les cose, come si dice “quattro occhi sono meglio di due”.
  10. Kartoo: intreccio tra una directory e un motore di ricerca, il sito è ben fatto ma i risultati non sono sempre il massimo.

Ovviamente questa lista non e’ completa e, quasi quotidianamente, ne vengono pubblicati di nuovi quindi non esitate a suggerirne qualcuno di vostro gradimento, grazie e buona ricerca.

 

#MotoridiricercaAlternativiaGoogle