Sharing con Google Drive

gdriveIl primo servizio di Web Storage che ho provato e’ l’ancora buono Drop Box, ma nel frattempo anche Google non ha perso tempo creando il proprio sistema denominato Google-Drive o Grive che sara’ il tema di questo articolo.
Il famoso cloud di Google si trasforma in una comoda cartella nell’ambiente di sistema Ubuntu (14.04).
Con pochi e semplici codici da digitare da riga di comando potremo avere tutta la comodità del cloud configurandone
anche il mount automatico direttamente  nella nostra “Home” , che sara’ cosi’ sempre sincronizzata con il proprio server Drive.

INSTALLAZIONE GOOGLE DRIVE

Per prima cosa aggiungere i repositary e installare il tool digitando

sudo add-apt-repository ppa:alessandro-strada/ppa
sudo apt-get update
sudo apt-get install google-drive-ocamlfuse

Per aprire il tool digitare sempre da terminale

google-drive-ocamlfuse

Ora l’installazione è terminata. Per la configurazione del programma verrà aperta una finestra nel browser in cui si da il consenso ad utilizzare l’integrazione nel PC. Ora una volta inserite tutte le credenziali creiamo la cartella di Google Drive nella cartella Home digitando

mkdir ~/gdrive

Oppure creare manualmente una cartella in Home con un nome qualsiasi. Ma successivamente al posto di gdrive scrivere il nome della cartella che si è scelto; l’importante è che il nome sia tutto unito. Ed infine montare la cartella creata digitando il seguente ed ultimo comando

google-drive-ocamlfuse ~/gdrive

La configurazione del programma è conclusa. Se si vuole che il tool si avvii in automatico all’accensione del PC perché i file presenti si sincronizzino in automatico, basta aggiungere il programma all’elenco dei programmi in avvio automatico. Per fare ciò è necessario cercare il programma nel menu Dash Avvio Programmi e aggiungere nei primi due campi il nome del tool ovvero google-drive-ocamlfuse.

Questa guida è a solo e puro scopo informativo. Non mi assumo alcuna responsabilità sui danni che potrebbero essere causati.

Come creare una Web TV gratuita

Creare una Web TV sul proprio sito web è il sogno di tutti i blogger e webmaster. Fino a qualche anno fa era impensabile realizzarla e talmente costosa da rendere la televisione via web accessibile soltanto alle grandi aziende. Il primo passo in avanti si è ottenuto con YouTube, al blogger era sufficiente caricare il video sulla piattaforma YouTube e copiare il codice di visualizzazione sul proprio sito.
Si tratta però di filmati registrati e non di una vera e propria diretta televisiva Live in trasmissioni streaming.

Come fare una televisione sul web (WEB TV) che trasmetta in diretta dal proprio sito?

Molto semplice. E’ sufficiente registrarsi gratuitamente su Mogulus e creare una televisione live o on-demand in pochi clic. Dopo essersi registrati al servizio gratuito si riceve una login e password per configurare la televisione. Le riprese live possono essere realizzate con la propria web-cam posta sul computer. Potrete così trasmettere in diretta il vostro videonotiziario, giocare a diventare video-dj, esibirvi in un concerto o trasmettere lezioni online. Insomma… quello che volete, in questo caso siete voi a fare la vostra televisione. I vostri utenti-telespettatori online potranno seguirvi direttamente dal vostro sito web. E’ sufficiente copiare lo script di Mogulus per visualizzare il video in una finestra con formato pari a 300×250 sul vostro sito web o blog e senza obbligare gli utenti a recarsi su siti diversi.

E quando non trasmetterete comparirà un monoscopio. 

E’ anche possibile personalizzare la televisione inserendo il proprio logo, attivare una chat per parlare in tempo reale con i telespettatori, visualizzare le statistiche per controllare quanti utenti vi stanno seguendo in quel momento e far “strisciare” sotto al video alcuni messaggi. Sono soltanto alcune delle funzione messe a disposizione dal servizio. Sul sito Mogulus è anche presente una Chart con le televisioni fai da te più seguite del momento. La classifica si aggiorna in tempo reale. Oltre 13.500 utenti hanno già creato la propria televisione nel momento in cui stiamo recensendo il servizio.

** Esistono anche altri fornitori di servizi on-line per potersi creare 
la propria WebTV streaming on-demand :
  • BitIpTV : Bit Iptv è un servizio online che permette di effettuare dirette streaming utilizzando la propria webcam o altro dispositivo video collegato al computer, offrendo la possibilità di creare con facilità un proprio canale televisivo personalizzato del quale poter deciderne il palinsesto attraverso la messa in onda sia di video precaricati che vere e proprie dirette web. Il plus di Bit Iptv, sta nella possibilità di proporre anche contenuti in ”pay per view” o guadagnare attraverso implementazione di banner AdSense. Nel complesso il servizio è veramente ottimo, adatto ad un utenza esperta. Per utilizzare Bit Iptv è necessario registrare un account gratuito.
  • Justin.TV : Versione in italiano della piattaforma di condivisione di video messaggi proposta da Justin.tv. Un servizio decisamente innovativo, un mix di condivisione e comunicazione in formato video, con una marcia in più: Justin.tv offre la possibilità di creare un proprio canale live broadcast. Questo significa che chiunque può distribuire propri video e trasmettere ”in diretta” dalla propria webcam. La piattaforma offre tutte le classiche funzionalità dei social site.
  • MegaLive : Megalive è un modo per creare trasmissioni video in diretta e mostrare al mondo le tue creazioni. Puoi condividere eventi, lezioni, feste o pensieri, in diretta, con tutti, ovunque e in qualsiasi momento. I tuoi spettatori possono chattare in tempo reale con te e con gli altri spettatori. Megalive rende l’interazione con un pubblico live facile, veloce e sicura. Il servizio base è gratuito. Maggiori informazioni sul sito.

Insomma ce n’e’ per tutti i gusti stara’ a voi ed alle vostre preferenze scegliere quello migliore o semplicemente piu’ adatto.

Check Disk

Salvaguardare lo stato di salute del disco :

Gli Hard Disk sono una delle parti più delicate degli odierni pc, ed infatti sono tra le periferiche che più facilmente sono soggette a rompersi.

Fortunantamente ci sono degli strumenti studiati per diagnosticare i malfunzionamenti prima ancora che possano creare danno. Ma ricordate che un backup periodico dei dati importanti è sempre la scelta migliore.

In questo articolo vedremo come usare alcuni strumenti come smartmontools e badblocks per monitorare lo stato di salute di un hard disk.

* Controllare lo stato di salute di un HD: smartmontools

Gli smartmontools permettono di usare la funzionalità SMART di tutti i moderni HD grazie alla quale è possibile prevedere con 24 ore di anticipo la rottura di un HD.

In debian basta installare il pacchetto smartmontools:

# apt-get install smartmontools

* Analizzare lo stato dell’HD: 

Possiamo usare l’utility smartctl per analizzare lo stato dell’HD.

Innanzi tutto vediamo alcune informazioni generiche sul nostro HD:

 sudo smartctl --scan
/dev/sda -d scsi # /dev/sda, SCSI device
/dev/sdd -d scsi # /dev/sdd, SCSI device
 sudo smartctl -a /dev/sda  # questo ci permettera' di vedere ogni info sul disco in questione

=== START OF INFORMATION SECTION ===
Model Family: Western Digital Scorpio Blue Serial ATA
Device Model: WDC WD5000BEVT-22ZAT0
Serial Number: WD-WXNY08ND3649
LU WWN Device Id: 5 0014ee 257a423e8
Firmware Version: 01.01A01
User Capacity: 500.107.862.016 bytes [500 GB]
Sector Size: 512 bytes logical/physical
Rotation Rate: 5400 rpm
Device is: In smartctl database [for details use: -P show]
ATA Version is: ATA8-ACS (minor revision not indicated)
SATA Version is: SATA 2.6, 3.0 Gb/s
Local Time is: Mon Jun 30 10:54:33 2014 CEST

SMART support is: Available - device has SMART capability.
SMART support is: Enabled

oltre alle informazioni generiche, dalle ultime due righe si capisce che l’HD supporta la tecnologia SMART e che il supporto è attivato. Se non fosse attivato basterebbe questo comando:

sudo smartctl -s on /dev/sda

per attivare il supporto SMART.

E’ anche possibile effettuare dei test più o meno approfonditi sul disco. Alcuni test si possono effettuare con l’HD montato e funzionate, ed il test stesso avrà un impatto minimo o nullo sulle prestazioni del sistema.

Per effettuare un test:

sudo smartctl -t <tipo_test> /dev/sda

dove tipo_test può essere:

short
effettua un test sul disco di durata inferiore a 10 minuti, può essere eseguito durante il normale funzionamento e non impatta le prestazioni. Questo test controlla le performace meccaniche ed elettriche del disco, oltre che le performance in lettura.

long
effettua un test di durata da 40 minuti ad un ora (a seconda del disco). Può essere effettuato durante il normale funzionamento del disco e non ha impatto sulle prestazioni. Questo test è una versione più estesa dello short test.

conveyance
effettua un test di alcuni minuti atto a scoprire difetti dovuti ad incurie nel trasporto dell’HD. Può essere eseguito durante il normale funzionamento dell’HD.

Esistono anche altri tipi di test per i quali si rimanda alla simpatica pagina di manuale: man smartctl.

I risultati di questi test vengono riportati nella parte finale dell’output di smartctl -a /dev/sda, come notato in precedenza.

Controllo automatizzato :

E’ possibile attivare il demone smartd fornito dal pacchetto smartmontools per monitorare in continuazione lo stato di salute dell’HD e notificare ogni anomalia immediatamente tramite syslog.

Normalmente il demone è disabilitato. Per abilitarlo bisogna editare il file /etc/default/smartmontools e decommentare la riga:

start_smartd=yes

Dobbiamo inoltre configurare smartd per deciderne il suo comportamento. A tal scopo editiamo il file /etc/smartd.conf. Leggendo i commenti nel file e l’amichevole pagina di manuale (man smartd.conf) è possibile scegliere quali parametri smartd debba monitorare, programmare dei test automatici, e decidere quali azioni intraprendere in caso di errore.

Nel mio caso ho inserito solo la seguente linea per il solo disco di sistema:

/dev/sda -a -o on -S on

che attiva il monitoraggio di tutti (-a) i parametri, abilitia l’ automatic online data collection (-o on), e abilita il salvataggio degli attributi (-S on) in modo che le informazioni di log di SMART vengano memorizzare nella FLASH del disco e siano disponibili anche dopo il riavvio.

Verifica di settori corrotti con BadBlocks : 

** Data lapotenza dell’utility che va a lavorare davvero a basso livello se ne consiglia l’uso solo nei casi in cui l’hard disk risulta gia’ compromesso e comunque soltanto dopo aver gia’ effettuato un backup (come precedentemente spiegato). L’utility badblocks permette di fare un controllo di basso livello per vedere se su una partizione sono presenti dei settori danneggiati.

I moderni HD  fanno un controllo automatico degli errori e sono in grado di segnare dei settori corrotti che di conseguenza non verranno più usati. Questo rende in parte inutile badblocks, ma se si effettua un controllo e dei settori risultano danneggiati vuol dire che probabilmente la superficie del disco contiene così tanti settori danneggiati che la circuiteria di controllo non è più in gradio di gestirli.

Per effettuare un controllo con badblocks e’ preferibile lavorare sui dischi usando una LiveCD da cui eseguiremo:

# badblocks -b dimensione_blocco /dev/sdaX

dove /dev/sdaX è la partizione da controllare. Il parametro dimensione_blocco è la dimensione del blocco usata dal filesytem espresso in byte. Di solito è 4096 (ovvero 4KB), per controllare potete usare:

# disktype /dev/sda

** Per le ulteriori opzioni di badblocks si rimanda all’amichevole pagina di manuale, ma attenzione: l’opzione -w distruggerà tutti i dati sulla vostra partizione.
Non usatela se non volete che ciò accada.

* Leggi anche ( “ estraiamo i nostri dati ” )

Sfdisk salvare le partizioni

Salvare la tabella della partizioni

Anche se l’uso di TestDisk ci aiuta a ripristinare eventuali partizioni perse, ritrovarsi con una tabella della partizioni scombinata puo’ richiedere  parecchio tempo per essere sistemata. Sarebbe molto meglio (come gia suggerito nei precedente articolo ( “testdisk e le partizioni”  ) averne gia salvata una in ordine…, in questi casi e’ una buona idea usare sfdisk ogni volta che installate o rimuovete una distro, o comunque ogni qual volta facciate delle modifiche alle partizioni.

Sfdisk e’ una piccola utility da riga di comando, gia’ inclusa in tutte le recenti distro Linux, in grado di fare il backup ed il ripristino delle tabelle delle partizioni, oltre a poterle modificare a piacimento/necessita’.

Ad esempio il comando: sudo sfdisk -d /dev/sda > sda_tabella.txt

effettuera’ una copia di sicurezza della tabella delle partizioni del disco sda all’interno del file di testo che dovrete tenere in un posto ben al sicuro.

Al contrario il comando : sudo sfdisk /dev/sda < sda_tabella.txt

leggera’ il file di testo e ripristinera’ la tabella dele partizioni all’interno dell’MBR di “sda” . Nel caso in cui abbiate un sistema di gestione dischi in RAID, potete comunque fare il mirror di una tabella delle partizioni da un disco all’altro usando

sudo sfdisk -d /dev/sda | /dev/sdb

 

TestDisk e le partizioni

Usare TestDisk capendo cosa sono le partizioni

Per poter usare con successo TestDisk occorre capire prima come sono organizzate le partizioni ed i dischi. Una tabella delle partizioni contiene quattro slot di 16 byte l’uno, che limitano ad un numero di 4 le partizioni “primarie” che possiamo creare su di un hard-disk. Di regola una di queste 4 partizioni viene quindi creata come “estesa”  poiche’ in questo modo al suo interno potremo creare altre di tipo “logiche”. Per esempio potremo aver creato 3 partizioni primarie (sda1, sda2, sda3) ed una quarta in modalita’ estesa, che contiene al suo interno diverse altre partizioni logiche (sda5, sda6…).

A volte potra’ capitare che TestDisk non riesca a dettagliare correttamente la posizione di una determinata partizione, a quel punto dovrete trovare voi quella corretta e dovrete anche capire se si tratta di logica o primaria, tenendo presente che , ad esempio, la prima partizione primaria, in genere, inizia al cilindro 0,  testina 1, settore 1 …..ecc….

Sarebbe sempre buona norma dopo ogni installazione farsi una copia 
delle partizioni del/dei disco, con un fdisk -l
in modo tale da avere in caso di emergenza un'immagine chiara delle 
partizioni presenti sulla nostra macchina.

Per esempio:

/dev/sdb1 * 2048 952197119 476097536 83 Linux
/dev/sdb2 952199168 976771055 12285944 82 Linux swap / Solaris

/dev/sdc1 2048 304203775 152100864 83 Linux
/dev/sdc2 304205822 312580095 4187137 5 Esteso
/dev/sdc5 304205824 312580095 4187136 82 Linux swap / Solaris

 

TESTDISK : probabilmente il miglior tool in circolazione per sistemare le tabelle delle partizioni e permettere, ai dischi che non riescono piu’ ad effettuare il boot, di tornare in servizio. L’uso di testdisk e’ simile a quello di photorec, ad esempio una volta avviato vi chiedera’ di creare un file di log (che puo’ tornare sempre utile per successive ed eventuali analisi qualora l’operazione di recovery dovesse fallire) dopo di che mostrera’ tutti i dischi collegati al computer. Dopo che avrete selezionato il disco in cui e’ “sparita” la vostra partizione vi chiedera’ di selezionare la tipologia, per esempio Mac, Intel, Sun e cosi’ via, subito dopo verranno mostrate tutte le opzioni di recovery disponibili. Consiglio di selezionare quella di default Analyse, che legge la struttura delle partizioni e cerca quelle disperse. Alla fine della ricerca verra’ visualizzata la struttura delle partizioni corrente (da qui in avanti aver avuto l’immagine delle partizioni subito dopo aver effettuato l’installazione avrebbe sicuramente facilitato tutti i prossimi passaggi). Ora potrete selezionare l’opzione Quick Search per chiedere a testdisk di ricercare le partizioni cancellate. In base all’eta’ del disco, testdisk visualizzera’ un diverso numero di partizioni, per poter capire quale’ quella corretta da recuperare guardate le Label delle partizioni mostrate alla fine di ogni voce, tra le parentesi quadre. Se questo non dovesse essere del tutto d’aiuto potrete provare, premendo il taso P su di una partizione, a leggere l’elenco dei file che testdisk ha trovato in essa. Quando avrete trovato la partizione che v’interessa converra’ copiarne i dati, giusto nel caso in cui testdisk fallisca la sua operazione di recupero, per poter fare cio’ premete nuovamente il tasto P e successivamente , con il tasto , selezionate tutti i file. A questo punto premete il tasto C per effettuare la copia cosi’ che il wizard possa chiedervi dove volete salvarli. Terminata la copia premete il tasto q per tornare all’elenco delle partizioni, ora premete il tasto E per continuare nelle operazioni di ripristino, in questo modo testdisk mostrera’ nuovamente la struttura delle partizioni, questa volta aggiungendo quella scomparsa, ora si potra’ selezionare con il tasto W l’opzione di ‘write’ per salvare la tabella delle partizioni cosi recuperata sul disco ed uscire dal programma.

* Leggi anche ( ” ripristinare file cancellati ” )