OSSEC host-based intrusion detection system

host-based intrusion detection system

OSSEC host-based intrusion detection system

Spesso, da sisteimsti, capita di dover tenere sotto controllo un grande numero di sistemi e di dover analizzare i log con una certa costanza per problemi di sicurezza. Ma amministrare molti sistemi e collegarcisi quotidianamente è un’operazione dispendiosa e anche noiosa.

Il problema può essere affrontato con l’aiuto di analizzatori di log, come ad esempio il noto Logwatch oppure con software di integrity checker come AIDE, oppure con rootkit control come Rkhunter. Ci sono molti di questi strumenti, ma la loro funzione è molto specifica, ed alla fine ci occorre installare diversi software per poter ottenere un controllo completo.

OSSEC è un “host-based intrusion detection system” (HIDS) opensource, ed e’ in grado di monitorare il funzionamento di un sistema “dal suo interno” anziché ricorrere all’uso delle interfacce di rete, come fanno invece i network-based intrusion detection system. Ossec e’ un sistema scalabile che possiede un potente motore di analisi e correlazione che può effettuare analisi dei log, file integrity checking, Windows registry monitoring (per scovare intrusioni non autorizzate), rootkit detection, real-time alerting e active response; inoltre Ossec è multipiattaforma e supporta la maggior parte dei sistemi operativi, come Linux, OpenBSD, MacOS, Solaris e Windows.

I software HIDS , si occupano di sorvegliare costantemente il comportamento del sistema oggetto d’esame e lo stato in cui sta operando. Mentre i NIDS ispezionano il contentuto di ogni singolo pacchetto dati in transito, un HIDS, qual è OSSEC, può stabilire a quali risorse tentano di accedere i programmi installati bloccando tempestivamente operazioni sospette. Per esempio, un word-processor non deve poter modificare le password di sistema o la configurazione di aree vitali, se lo fa significa che, con buona probabilità, sta eseguendo del codice maligno, collegato all’azione di un malware.
Un HIDS quindi controlla lo stato del sistema verificando le informazioni memorizzate, sia in RAM che sul file system, i file di log e così via, poiche’ l’obiettivo è quello di rilevare tempestivamente le anomalie.

In particolare, OSSEC si incarica di analizzare i log di sistema, verificare l’integrita dei file memorizzati su disco, controllare la presenza di rootkit e tenere traccia delle performance di ogni macchina collegata alla rete locale nella quale e installato.

CARATTERISTICHE:
Architettura: Ossec è costituito da più di un dispositivo, possiede un Manager centrale che monitorizza tutto e riceve informazioni da agents (sensori), syslog e databases.

  • Manager: Il manager è la parte centrale di Ossec e contiene i databases dei file integrity checking , dei logs e degli eventi. Contiene anche tutte le regole, i decoder e le configurazioni cosi da
    rendere più facile l’amministrazione di agents multipli.
  • Agent: L’agent è un piccolo programma installato nei sistemi che si desidera monitorare. Esso raccoglie informazioni e le spedisce al Manager per l’analisi. Sono progettati per utilizzare veramente poche risorse quindi non influenzano le prestazioni del sistema.
  • Agentless: Per i sistemi in cui non si possono installare agents, Ossec permette operazioni di file integrity monitoring . Alcuni esempi possono essere firewalls, routers o anche particolari sistemi Unix.
  • Sicurezza: Ossec offre svariate funzionalità nell’ambito della sicurezza:
    • Analisi dei log e correlazioni:
    • Regole flessibili basate su XML
    • Time Based Alerting
    • Libreria contenente molte regole già integrata
    • Integrity Checking
    • Root Kit detection
    • Active Response: Ossec permette di intervenire immediatamente sulla minaccia con vari metodi:
    • Disabilitare il servizio per un determinato intervallo di tempo (espresso in minuti)
    • Blacklists
    • Firewall-Drop: uno script che permette di comunicare universalmente con i firewall delle più comuni distribuzioni Unix/Linux Firewalls, Switch e Routers: Ossec può ricevere ed analizzare eventi di Syslog da una grande varietà di firewalls, switch e routers che supportano
      questa tecnologia.
  • Scansione dei processi nascosti: grazie all’utilizzo delle funzioni getsid() e kill() sicontrolla se esistono pid utilizzati. In caso positivo, se il comando permostrare i processi attivi (ps in Linux, tasklist in Windows) non `e in grado di rilevarli, significa che nel sistema `e presente un rootkit a livello kernel;
  • Scansione delle porte segrete: con la funzione bind() si controlla ogni porta TCP e UDP del sistema. Se il binding relativo a una porta fallisce (il che significa che tale porta `e attualmente utilizzata), ma netstat, il comando che permette di visualizzare le connessioni attive del computer, non `e in grado di rilevarla, `e probabile la presenza di un rootkit all’interno del sistema
  • Scansione delle interfacce di rete: se una o pi`u interfacce sono in modalit`a promiscua, e il comando ifconfig non lo evidenzia, `e probabile che un rootkit stia nascondendo la presenza di uno o pi`u dispositivi che intercettano tutti i pacchetti di rete

Un’altra interessante estensione del software permette di realizzare la disabilitazione distribuita delle memorie USB, per impedire ai dipendenti di appropriarsi in modo illecito dei contenuti del patrimonio informativo aziendale.


Funzionalita’
OSSEC ha un motore di analisi dei log in grado di correlare e analizzare i log da più dispositivi e formati. I seguenti sono quelli attualmente supportati:

  • Sistemi Unix:
    • Unix PAM
    • sshd
    • Telnetd Solaris
    • Samba
    • Su
    • Sudo
  • Server FTP:
    • ProFTPd
    • Pure FTPd
    • vsftpd
    • Microsoft FTP Server
    • Ftpd Solaris
  • I server di posta:
    • Imapd e pop3d
    • Postfix
    • Sendmail
    • Vpopmail
    • Microsoft Exchange Server
  • Basi di dati:
    • PostgreSQL
    • MySQL
  • Server Web:
    • Apache Server
    • Web server IIS
    • Log Zeus errori del server Web
  • Applicazioni Web:
    • Horde IMP
    • SquirrelMail
    • ModSecurity
  • Firewall:
    • Iptables firewall
    • Solaris IPFilter firewall
    • AIX IPsec/firewall
    • Netscreen firewall
    • Windows Firewall
    • Cisco PIX
    • Cisco FWSM
    • Cisco ASA
  • NIDS:
    • Modulo Cisco IOS IDS/IPS
    • Snort IDS
  • I tool di sicurezza:
    • Symantec AntiVirus
    • Nmap
    • Arpwatch
    • Cisco VPN Concentrator
  • Altri:
    • Detto
    • Proxy Squid
    • Zeus Traffic Manager eXtensible

 

INSTALLAZIONE
Partiamo installando i pre-requisiti di base con il seguente comando :

sudo apt-get install build-essential apache2 libapache2-mod-php5 apache2-utils

Adesso passiamo ad effettuare il download dei pacchetti che ci servono direttamente dal sito del produttore  DOWNLOAD

Server/Agent 2.8 – Linux/BSD  : ossec-hids-2.8.tar.gz
Web UI 0.8 : ossec-wui-0.8.tar.gz

tar xfz ossec-hids-2.8.tar.gz
cd ossec-hids-2.8/
sudo ./install.sh

Start OSSEC HIDS:

sudo /var/ossec/bin/ossec-control start

Installiamo OSSEC Web UI

tar xfz ossec-wui-0.8.tar.gz
sudo mv ossec-wui-0.8 /var/www/html/osssec-wui/
cd /var/www/html/osssec-wui/
sudo ./setup.sh

Restart apache:

sudo apache2ctl restart

Adesso apriamo il browser e facciamolo puntare all’url :  http://localhost/osssec-wui/

Una volta entrati con le credenziali impostate durante l’installazione non rimane che fare pratica delle configurazioni.
Nel prossimo articolo vedremo come affiancare ad Ossec un ottimo tool per la getione dei Log come l’ottimo Splunk.

Splunk è un tool che può essere integrato in OSSEC per trasformare i log in formato grafico con integrati alcuni report che permettono di controllare più facilmente i sistemi monitorati.

#OssecHIDS

IPCop il tuo prossimo Firewall

IPCop Firewall

IPCop Firewall

IPCop è una mini-distribuzione GNU/Linux open source adatta a realizzare un firewall hardware/software. Garantisce un’efficiente sicurezza della rete impedendo intrusioni esterne non autorizzate.

È un’ottima soluzione per piccole reti, reti aziendali e SOHO (Small Office-Home Office), ma può essere adattata ad ogni esigenza e può essere usata anche su hardware piuttosto datato, o dedicato, permettendo cosi anche un buon risparmio riguardo alla dotazione hardware necessaria. Può essere usata da amministratori di rete che non conoscono Linux per creare un firewall Linux-based, oppure può essere utilizzata da chi ne capisce di più (di Linux ovviamente!) ma non ha il tempo per configurare manualmente un un intero set di regole su iptables ecc…

IpCop offre un’ampia gamma di caratteristiche tecniche: si va dal Linux netfilter standard con capacità di NAT al supporto per DMZ via DNAT, dal supporto DHCP (sia server che client) al supporto NTP per sincronizzare e servire la data e l’ora, dalla possibilità di attivare un proxy a quella di attivare un IDS. Inoltre supporta quattro schede di rete e un numero illimitato di connessioni VPN, oltre ad offrire la possibilità di backup e restore della configurazione. È inoltre facilmente estendibile grazie a numerosi moduli presenti in Internet.

IpCop non richiede molta potenza di calcolo per poter funzionare: basta un 386 con poca RAM e MB di HD; ma per ottenere maggiori risultati è richiesto come minima configurazione un Pentium MMX con 64 Mb di ram e qualche GB di hard disk (prevalentemente per i log e le configurazioni). Se si intende utilizzare le funzioni di proxy sono consigliati 256 MB di ram e qualche GB in più libero. Le possibilità d’ installazione variano a seconda delle esigenze: via CD, chiavetta USB, o direttamente su Scheda Compct Flash (Occorre un hardware appropriato).

IPCop e’ rilasciato sotto la licenza GPL ed e’ sviluppata con il tradizionale stile dell’Open Source. Il progetto viene sviluppato grazie alla collaborazione di diversi sviluppatori sparsi per l’intero globo. L’interfaccia grafica e’ disponibile in 17 lingue diverse e la distribuzione include anche un raffinato e semplice sistema di aggiornamento.

La configurazione minima, prevede due interfacce di rete: Red (Internet) e Green(Lan); tuttavia si puo’ estendere la configurazione fino a 4 interfacce di rete, per aggiungere una DMZ e una scheda di rete dedicata al Wi-Fi.

La personalizzazione manuale delle regole e’ possibile attaverso la configurazione del file nel PATH: /etc/rc.d/rc,firewall.local e precisamente su /etc/rc.d/rc.firewall ed il comando e’:

$ /etc/rc.d/rc.firewall.local {start | stop | reload}

Particolarita’ davvero interessante di IPCop e’ quella di offrire la possibilita’ di espansioni aggiuntive di funzioni tramite un gran numero di addons .

Firehol il firewall flessibile

fireholSi parla spesso di come proteggere il proprio PC/Server e la parola che sicuramente ricorre piu’ spesso e’ FIREWALL, non c’e’ dubbio.

Il problema che salta all’occhio di chiunque si sia mai cimentato con la “scrittura” delle regole di IPtables e derivati, e’ la non immediata semplicita’ nel comprendere la giusta sintassi da utilizzare e dunque nel capire il corretto posizionamento delle tante/tantissime variabili che rendono questi strumenti ottimi nel tenere lontani la maggior parte dei malintenzionati .

Uno strumento che potra’ certamente darvi una mano e’ il tool FireHol.

FireHOL è un linguaggio per esprimere le regole del firewall, non semplicemente uno script che produce un qualche tipo di firewall.” I file di configurazione di FireHOL sono script shell (ma di fatto non lo sembrano poiche’ sono semplici che più semplici non si può).

FireHOL viene fornito con firehol-wizard, che crea un file di configurazione che è poi necessario modificare a mano.

Il suggerimento migliore che posso dare rimane quello di utilizzare sempre, soprattutto all’inizio, le macchine virtuali, per  riuscire a prendere dimestichezza con la nuova tecnologia.

Si tratta dunque di un particolare software che, tramite un “semplice” file di configurazione, permette di impostare velocemente le regole del firewall per proteggere l’accesso dalla LAN verso Internet e viceversa. Il file in questione si trova in /etc/firehol/firehol.conf, quindi apriamolo con sudo vim /etc/ firehol/firehol.conf, cancelliamone il contenuto pre esistente e scriviamo quanto segue:

Anche l’installazione e’ semplice come bere un bicchier d’acqua

sudo apt-get install firehol

Questo e’ un piccolo esempio utile per dare un’idea della metodologia di configurazione del file:

#Imposto la LAN eth0 scheda di rete verso internet

interface eth0 internet

# Di default non accettare nessun pacchetto

policy reject

protection strong

#Accetta solamente questi servizi

server ssh accept

server ping accept

server http accept

server https accept

server dns accept

client ping accept

client http accept

client https accept

#Imposto eth1 come rete interna lan

interface eth1 lan

#Accetta tutto il traffico nella LAN interna

policy accept

#Imposto le tabelle di routing

#Il traffico dalla LAN (eth1) reindirizzato verso eth0

router lan2internet inface eth1 outface eth0

# Regola per il masquerade

masquerade

#Accetta tutto il traffico

router all accept

#In ingresso, invece, fai il contrario...

router internet2lan inface eth0 outface eth1

** Le righe precedute dal simbolo # sono commenti che possono essere omessi, ma che possono essere sempre di grande aiuto nel rileggere vecchie configurazioni. Dopo aver inserito tutte le regole, salviamo e usciamo dall’editor.

A questo punto, bastera’ impostare il firewall in modo che si attivi automaticamente all’avvio del server. Apriamo dunque il file firehol con sudo vim /etc/default/firehol e cambiamo la riga START_FIREHOL=NO in START_FIREHOL=YES.

Infine, avviamo il firewall con il comando sudo /etc/init.d/firehol start. Il nostro lavoro è quasi finito, ma mancano ancora alcuni passi.

Buone configurazioni!

Firewall apriamo un passaggio segreto

fwknop_spaPort-knoking – II Episodio

Poco tempo fa abbiamo affrontato il concetto di sicurezza utilizzando la tecnologia del port-knoking . Oggi affronteremo una seconda metodologia legata al port knoking.

Facciamo un passo indietro considerando il firewall il miglior sistema di difesa in nostro possesso. Il port-knoking e’ in pratica una tecnica di autorizzazione che agisce sul firewall e che puo’ essere realizzato con diverse metodologie; la “bussata” dipendera’ dal software di port-knoking utilizzato, ma in tutti i casi si compone di pacchetti TPC/IP appositamente forgiati dall’utente.

Le tipologie piu’ frequenti sono due:

  • sequenza affinche’ l’utente venga riconosciuto , il client deve inviare alcuni pacchetti secondo una sequenza creata al momento della configurazoine su diverse porte TCP o UDP;
  • payload tutto il necessario per il riconoscimento dell’utente e’ contenuto nel payload dei pacchetti

a) la prima tipologia e’ di facile realizzazione e utilizzo, ma e’ relativamente fragile perche’ basta uno sniffer di pacchetti per ascoltare la sequenza la sequenza inviata al server, replicarla e ottenere cosi’ l’accesso;

b) se il nostro desiderio di sicurezza e’ piu’ paranoico, allora soltanto il port-knoking basato sui payload potranno soddisfarci, inqunato questi sono al sicuro dai tentativi di replay-attack.

PARANOIA

Il mondo e’ bello ma e’ pericoloso, se questo e’ assodato anche per voi possiamo passare alla visione piu’ paranoica per provare una nuova configurazione tramite il software fwknop, un sistema di port-knoking che pone la sua forza nel criptare i payload del pacchetto di autorizzazione.

Fwknop va oltre al semplice sistema di port-knoking, esso in realta’ e’ il prototipo di una nuova tecnologia chiamata : Single Packet Authorization o (SPA) che si differenzia proprio per la possibilita’ di autorizzare l’utente utilizzando un’unico pacchetto TCP/IP.

SPA si comporta alla stessa maniera del port-knoking, solo che  invia un singolo pacchetto criptato verso il server di destinazione.
Questo comporta una migliore velocità nell’accedere al servizio che decidiamo di nascondere (esempio SSH), ed un maggiore livello di discrezione sulla rete (al contrario il Port Knocking classico può essere scambiato per un tentativo di port scanning da un IDS) e soprattutto protegge dai tentativi di connessioni replicate ( il singolo pacchetto criptato viene creato tutte le volte con valore casuale e non può essere riutilizzato!).

Fwknop è composto da un client ed un server.
Il demone fwknopd installato sul server sniffa le connesioni che arrivano sull’interfaccia di rete tramite la libreria libpcap, appena riceve dal client il pacchetto criptato e firmato con la chiave giusta abilita la connessione dell’indirizzo IP sorgente verso il servizio prestabilito (iptables).
Una volta inviato il pacchetto tramite il client fwknop si ha un lasso di tempo per stabilire la connessione verso il servizio protetto (di default 30 sec.), sfiorata questa tempistica il server chiude la connessione.

INSTALLAZIONE

sudo apt-get install fwknop-server libpcap-dev

sudo apt-get install fwknop-client

Oltre ai pacchetti vanno inserite due regole iptables fondamentali per il funziomaneto di fwknop:

iptables -I INPUT 1 -i eth0 -p tcp --dport 22 -j DROP
iptables -I INPUT 1 -i eth0 -p tcp --dport 22 -m conntrack --ctstate ESTABLISHED,RELATED -j ACCEPT

La prima blocca tutte le connessioni in entrata per il servizio SSH, la seconda invece accetta le connessioni già stabilite (questa servirà quando fwknop server ci autorizzerà a collegarsi verso il demone ssh).
ATTENZIONE!!!
Così facendo chiuderete tutte le connessioni verso ssh, accertatevi di poter accedere al server
dalla console locale o abilitate la connessione a un singolo ip.
Esempio:

iptables -I INPUT -i eth0 -s 3.3.3.3 -p tcp --dport 22 -j ACCEPT

In questo caso le configurazioni sul server remoto le eseguirò da una connessione con ip 3.3.3.3 , che avra’ libero accesso.

Configurazione fwknop server/client

Immaginiamo lo scenario:

ServerSPA: 2.2.2.2

ClientSPA: 1.1.1.1

UserClientSPA: pippo

*** Geneare le chiavi sul client e prenderne nota:

pippo@clientspa:~$ fwknop -A tcp/22 -D 2.2.2.2 --key-gen --use-hmac --save-rc-stanza
[*] Creating initial rc file: /home/pippo/.fwknoprc.
[+] Wrote Rijndael and HMAC keys to rc file: /home/pippo/.fwknoprc
pippo@clientspa:~$
pippo@clientspa:~$ grep KEY /home/pippo/.fwknoprc
KEY_BASE64                  NPhe11+ORlK1Yfr4ipzW+ngQxzRt8kjI6UTDXLZYSv0=
HMAC_KEY_BASE64             SypMEUIhiAKTjeHlHoWR5dfu7hrLVvLnoIXINPbGTOowST1vUIs+tOtMc/XlKl6+JcVw7qc2jrpqmKujZxvnqw==
pippo@clientspa:~$

*** Creare sul serverspa (2.2.2.2) il file “/etc/fwknop/access.conf” inserendo le chiavi del client:

SOURCE                     ANY
REQUIRE_SOURCE_ADDRESS     Y
KEY_BASE64                  NPhe11+ORlK1Yfr4ipzW+ngQxzRt8kjI6UTDXLZYSv0=
HMAC_KEY_BASE64             SypMEUIhiAKTjeHlHoWR5dfu7hrLVvLnoIXINPbGTOowST1vUIs+tOtMc/XlKl6+JcVw7qc2jrpqmKujZxvnqw==

*** Controllare che sul file di configurazione del serverspa (2.2.2.2) sia configurata l’interfaccia di rete (WAN) corretta su cui fwknopd starà in ascolto:

[root@serverspa]# grep PCAP_INTF /etc/fwknop/fwknopd.conf
# the PCAP_INTF setting.
PCAP_INTF                   eth0;

***  Far partire il demone fwknop sul serverspa (2.2.2.2):

[pippo@serverspa]$ sudo /etc/init.d/fwknop-server start
Avvio di fwknopd:                                          [  OK  ]
[pippo@serverspa]$

Test di connessione

Controllare che il serverspa (2.2.2.2) blocchi di default le connessioni verso il servizio SSH:

pippo@clientspa:~$ nmap 2.2.2.2 -p22

Starting Nmap 6.40 ( http://nmap.org ) at 2014-04-30 23:21 CEST
Nmap scan report for 2.2.2.2
Host is up (0.0011s latency).
PORT   STATE    SERVICE
22/tcp filtered ssh

Nmap done: 1 IP address (1 host up) scanned in 1.97 seconds

*** Spedire il pacchetto SPA al serverspa ed abilitare l’accesso SSH al clientspa:

pippo@clientspa:~$ fwknop -n 2.2.2.2 -a 1.1.1.1 # in assenza di ip statico 1.1.1.1 dovrà essere sempre sostituito dall’ip pubblico assegnato dal vostro ISP.

 

*** Collegarsi dal clientspa verso il serverspa tramite ssh client entro 30 secondi :

pippo@clientspa:~$ fwknop -n 2.2.2.2 -a 1.1.1.1
pippo@clientspa:~$ ssh root@2.2.2.2
root@2.2.2.2's password:
Last login: Wed Apr 30 23:06:51 2014 from 5.5.5.5
[root@serverspa ~]#

Conclusioni

Fwknop non puo’ garantire una sicurezza assoluta (come nessun altro software) ma integrato nel vostro sistema insieme ad altri tool puo’ aumentarne notevolmente il livello.

Pro:

  • Protegge i servizi da eventuali 0-day
  • Riduce i tempi di risposta del Port Knocking
  • Cripta il playload
  • Disponibilità del client per vari dispositivi

Contro:

  • Non è utilizzabile con tutti i servizi (soprattutto quelli pubblici a cui devono accedere qualsiasi utente)
  • Devi sempre avere un client disponibile

 

*** Leggi anche Portknoking & Honeypot SSH

Sicurezza – Honeypot SSH

Kippo honeypotUn Honeypot SSH con Kippo

Chiunque abbia un minimo di esperienza nel mettere a punto server rivolti verso Internet conosce bene la quantità di scansioni e di attacchi automatizzati che si possono ricevere in brevissimo tempo, a volte nel momento stesso in cui ci si collega in Rete.

Molti scanner non sono sofisticati e si limitano a cercare porte ssh aperte per tentare un bruteforce e, in caso di successo, passare il controllo ad un attaccante umano (un cracker non un hacker).

Come descritto in un precedente articolo “Sicurezza con il PortKnocking” , i passi da fare per mettersi al sicuro non sono mai abbastanza ed inparticolare alcuni servizi vanno completamente blindati anche solo per evitare enormi moli di log del firewall, solo per i tentativi di login al servizio SSH; proprio per questi motivi un ottimo esercizio e’ quello di creare un honeypot partendo da quest’ultimo servizio.

In questo contesto si colloca Kippo: un honeypot che simula un server ssh vulnerabile il cui obiettivo è quello di impegnare un attaccante e registrarne i movimenti. E’ un tool open source scritto in Python progettato quindi per registrare attacchi di tipo bruteforce e, soprattutto, l’intera interazione shell effettuata dall’ attaccante. In pratica quando un utente malintenzionato cercherà di entrare nel vostro sistema si troverà davanti un finto sistema che registrerà tutte le sue attività.

Kippo nel tempo si è guadagnato una certa popolarità dovuta alla sua semplicità d’uso, portabilità e al fatto che permette di riprodurre i log degli attacchi registrati.

Installazione

Kippo è programmato in Python e si basa sul framework Twisted, è necessario quindi un interprete python almeno alla versione 2.5.

I requisiti sono i seguenti:

  • Python 2.5+
  • Twisted 8.0+
  • PyCrypto
  • Zope Interface

come prima cosa bisogna cambiare la porta del server SSH per fare questo basta aprire e modificare il file sshd_config:

# vim /etc/ssh/sshd_config

e sostituire la porta 22 con un’altra a vostra scelta,

Dopo aver modificato il parametro Port 22 con un altro (es. 2443) riavviare il servizio con il commando:

 # /etc/init.d/ssh restart

Una volta sistemato questo piccolo dettaglio, bisogna installare tutti i pacchetti necessari per il corretto funzionamento di Kippo:

Prima di mettere in esecuzione l’ honeypot occorre configurarlo agendo sui parametri nel file kippo.cfg.

Le principali opzioni sono le seguenti:

  • ssh_addr: l’indirizzo dell’interfaccia su cui vogliamo mettere kippo in ascolto (di default su tutte)
  • ssh_port: il numero della porta
  • password: la password per collegarsi all’ honeypot, di default è 123456 che statisticamente è la password più comune che si può trovare. Se impostiamo una password difficile rischiamo di far fallire un attacco brute force! e ci perdiamo il bello del divertimento.
  • [database_mysql]: parametri per loggare tutta l’attività di kippo su un db mysql. Di default questa opzione non è attiva.

Su Linux per motivi di sicurezza kippo non può essere eseguita come root e quindi non può mettersi direttamente in ascolto sulle porte basse del sistema (< 1024) tra cui anche quella di default del server ssh (la porta 22).

Per reindirizzare la porta 22 sulla porta in cui abbiamo messo in ascolto la honeypot dobbiamo impostare un reindirizzamento con il firewall di sistema. L’impostazione corretta dipende dal firewall che state usando sul vostro server e dalla tipologia della rete.

Ad esempio con iptables:

iptables -A PREROUTING -t nat -i eth0 -p tcp --dport 22 -j REDIRECT --to-port 2443

oppure usando l’ottimo tool rinetd, come spiegato enll’articolo “Catturare il traffico di rete“.

Installiamo i pacchetti
# apt-get install python-dev openssl python-openssl python-pyasn1 python-twisted

Visto che la porta 22 (che kippo dovrà monitorare) può essere utilizzata solo dall’ utente root e per ragioni di sicurezza non è consigliato usare kippo come utente root bisogna installare un altra piccola applicazione, Authbind, che ci permetterà di eseguire kippo sulla porta 22:

# apt-get install authbind

Ora creiamo un altro utente (non-root) che useremmo per eseguire kippo (non è vietato eseguire kippo come root ma per ragioni di sicurezza è consigliato usare un utente apposito):

# adduser kippo

e aggiungiamolo alla lista dei sudoers:

 # vim /etc/sudoers

aggiungendo la seguente stringa nel file:

kippo ALL=(ALL:ALL) ALL

(sotto l’utente root)

 Non ci resta che dare all’ utente kippo i privilegi per usare la porta 22:

# touch /etc/authbind/byport/22
# chown kippo:kippo /etc/authbind/byport/22
# chmod 777 /etc/authbind/byport/22

Ora non ci resta che cambiare utente ed entrare nel sistema con l’utente kippo, una volta cambiato utente siamo pronti a scaricare kippo (verificare sul sito del progetto per nuove versioni):

# wget https://kippo.googlecode.com/files/kippo-0.8.tar.gz /home/<utente xxx>/Downloads/

estraiamo i file:

# tar -zxvf kippo-0.8.tar.gz -C /opt/

ora ci spostiamo nella cartella del programma e modifichiamo il file kippo.cfg inserendo la porta 22 come target (di default è impostata la 2222) con la porta da voi prescelta, tipo la 2443.

# vim kippo.cfg

ed in fine modifichiamo il file start.sh:

# vim start.sh

sostituendo la stringa:

twistd -y kippo.tac -l log/kippo.log –pidfile kippo.pid

con:

authbind –deep twistd -y kippo.tac -l log/kippo.log –pidfile kippo.pid

ora non ci resta che eseguire il programma con:

# ./start.sh

…… e qualsiasi tentativo di connettersi alla porta 22 del sistema sarà registrato da Kippo e file di log verranno archiviati nella cartella corrispondente. Kippo rimane in esecuzione in background e aspetta che qualche attaccante si faccia vivo.

Quando finalmente riusciremo a registrare un attacco (e solitamente è questione di solo poche ore!) l’honeypot si occuperà di registrare ogni movimento.

Nella cartella log/ verranno salvati i log interattivi delle sessioni registrate e in quella dl/ verranno salvati i file e gli eseguibili che gli ignari attaccanti tenteranno di scaricare sul server (di solito rootkit, malware generici, etc)

Il divertimento, una volta collezionati un po di log interattivi, è quello di riprodurli con il playlog che è una utilità che permette di riprodurre i log come se fossero un video.

Il programma si trova nella cartella utils/, per eseguirlo (da linea di comando):

python playlog.py /path/to/xxx.log

Statistiche

Quando si ha una honeypot funzionante a pieno regime può risultare scomodo controllare periodicamente i log per capire il numero di attacchi ricevuti, la durata e altre informazioni utili.

Per facilitarci le cose possiamo affidarci a un programma come Kippo Graph che si occupa di generare statistiche dettagliate e farci risparmiare del tempo prezioso.