LXC Linux Containers

LXC - Linux Container

LXC – Linux Container

LXC è una nuova tecnologia per il controllo degli userspace attraverso i Linux Containers, un meccanismo leggerissimo e sicuro per avere un sistema virtuale.

LXC è un’evoluzione di chroot per implementare sistemi completi virtuali, con l’aggiunta di meccanismi di gestione avanzate delle risorse attraverso cgroup e che offre un avanzato grado di isolamento sia di sistema che di applicazione.

I containers Linux adottano un approccio completamente diverso rispetto alle tecnologie di virtualizzazione come Xen e KVM.

E’ possibile virtualizzare solamente macchine linux su linux. Le macchine virtualizzate condividono con il sistema ospitante il kernel con un sistema molto efficiente di isolamento e di sicurezza, e come si può ben capire molto molto efficiente in termini di risorse utilizzate. Con questo sistema si è in grado di supportare simultaneamente centinaia di sistemi emulati su un singolo server. Le macchine virtuali non avranno nessuna perdita di prestazioni rispetto alla macchina che ospita il tutto.

E non è tutto! Il bello sta nella facilità di installazione e di gestione delle macchine virtuali. Non necessita di nessuna modifica al kernel. E’ possibile comprimere una intera macchina virtuale e clonarla in pochi secondi, impressionante direi…

INSTALLAZIONE

Da terminale diventate Root e installate i pacchetti necessari.

sudo -s
apt-get install lxc debootstrap bridge-utils

# creiamo un container
root@lxc:~# lxc-create -n ubuntu01 -t ubuntu
Checking cache download in /var/cache/lxc/trusty/rootfs-i386 …
Installing packages in template: ssh,vim,language-pack-en,language-pack-it
Downloading ubuntu trusty minimal …
……..
………
dopo molte molte righe dovreste ottenere qualcosa come questo :
##
# The default user is ‘ubuntu’ with password ‘ubuntu’!
# Use the ‘sudo’ command to run tasks as root in the container.
##

ora possiamo verificare se e quali container vengono effettivamente visti dal sistema :

root@lxc:~# lxc-ls 
ubuntu01

adesso non rimane che far partire il nostro nuovo container tramite il comando :

root@lxc:~# lxc-start -n ubuntu01 -d

se non ci sono errori la shell non dovrebbe restituirvi altro che il cursore per andare avanti e poterci ora collegare alla console del container :

root@lxc:~# lxc-console -n ubuntu01

ora ci verra’ presentata una schermata di login in cui entrare con le credenziali sopra indicate in fase d’installazione :

Ubuntu 14.04.1 LTS ubuntu01 tty1

ubuntu01 login: ubuntu
Password: 
Welcome to Ubuntu 14.04.1 LTS (GNU/Linux 3.13.0-32-generic i686)
ubuntu@ubuntu01:~$

 …da qui in avanti le possibilita’ di utilizzo sono quasi infinite e dipendono dall’uso che meglio si adatta alle vostre esigenze, vi rimando quindi alle guide ufficiali del progetto:
lxc_container

Canonical ed il Cloud in scatola

The Ubuntu OrangeBox

The Ubuntu OrangeBox

Ubuntu mette il cloud in una scatola

Canonical avra’ anche fatto dietro front sulle infrastrutture “Cloud Remote”, cio’ non toglie che l’azienda continui ad essere impegnata nel pensare e programmare nuove tecnologie in tale campo. Canonical non rinuncia a tentare la strada del computing nelle nuvole. L’ultima creazione è un cluster chiavi-in-mano utile per creare e testare un cloud migrante. Tutto in salsa Ubuntu.

L’ultima novità in tal senso si chiama The Orange Box, un cluster x86portatile” che Canonical descrive come un modo facile e “a basso rischio” per installare un infrastruttura Cloud OpenStack in un contesto aziendale: magari per testare il gran balzo verso il cloud eterodiretto vero e proprio.
Il cluster The Orange Box contiene 10 nodi, ciascuno dei quali comprendenti una CPU quad-core Intel i5-3427U CPU (e GPU Intel HD4000 integrata), 16 gigabyte di RAM, 120GB di storage, NIC Gigabit Intel. La dotazione software include Ubuntu 14.04 LTS a 64-bit, MAAS (Metal As A Service) e JuJu. Il prezzo del nuovo gingillo cloud (13.000 dollari)garantisce ovviamente l’accesso al supporto avanzato Ubuntu per un anno, così come sono inclusi un case utile a trasportare il cluster in aereo (peso totale di 32 chilogrammi con accessori), monitor, mouse, tastiera e antenna WiFi.

Alziamo il Volume

volume.altoHai appena registrato un video fantastico con il tuo fiammante smartphone ma il volume e’ davvero troppo basso, che fare ? Ecco come alzarlo !

A chi non e’ mai capitato di rivedere/riascoltare un video/mp3 appena creato, a cui tenevamo molto, e scoprire che il volume non e’ adeguato al resto del file…!? Come risolvere questo fastidioso problema ? nulla di piu’ semplice in quanto su Linux troviamo la possibilita’ di usare l’utility ” ffmpeg ” ; questo potente strumento consente infatti non solo la conversione del video nei piu’ disparati formati, ma ci consente anche di poter alzare il volume.

** Premessa : nulla si crea nulla si distrugge ma TUTTO si puo’ rovinare , chiarito questo punto raccomando di fare innanzitutto una copia del file interessato e di lavorare solo su quella copia, se alla fine il risultato prodotto sara’ soddisfacente potrete sostituire l’originale con la copia di cui, spero, farete comunque subito un backup.

** Nota : sull’ultima versione attualmente in circolazione di Ubuntu (14.04) l’utility ffmpeg e’ stata sotituita da ” libav ” che pero’ non e’ il tema di questo articolo. Non trovando quindi il pacchetto direttamente nel repository ufficiale dovremo prima di tutto aggiungerlo a mano, in modo altrettanto semplice, tramite i seguenti comandi :

sudo apt-add-repository ppa:jon-severinsson/ffmpeg 
sudo apt-get update
sudo apt-get install ffmpeg 

ed ecco installato FFmpeg in Ubuntu 14.04  😀

Ora non ci rimane che convertire il file ed alzare il volume

  • cp <file_originale.mp4> <file_copia.mp4>

 

  • ffmpeg -i <file_copia.mp4> -vol 1024 -strict -2 <file_copia_volume_alto.mp4>

 

Ora non rimane che ascoltare il nuovo file e se il volume non dovesse ancora essere quello desiderato potete giocare sul parametro ” – vol ” aumentando sempre di valori tra il +256 o +512 per trovare il settaggio che preferite.

 

Leggi anche ( ” Linux Rescue File System ” )