Piu’ veloci tramite la gestione della RAM

RAM vs SWAPRAM  vs  SWAP 

La maggior parte dei moderni sistemi operativi sono in grado di utilizzare una partizione, nota come swap o file di paging, per estendere la quantità di RAM disponibile scrivendo alcuni dati sul disco rigido. Con il termine swap si intende, l’estensione della capacità della memoria volatile complessiva del computer, oltre il limite imposto dalla quantità di RAM installata, attraverso l’utilizzo di uno spazio sul disco fisso.

Se il vostro computer dispone di 2 GB di RAM o più, difficilmente, nella maggior parte dei casi, avrete bisogno di utilizzare l’area di swap. La RAM infatti è molto più veloce di un disco rigido ed è conveniente lasciare che la RAM gestisca la maggior parte dei processi. La tendenza a ricorrere all’area di swap è chiamata swappiness. Quest’ultima accetta valori numerici interi da 0 a 100: assegnandogli 0 linux utilizzerà lo swap solo quando la ram sarà finita, per evitare che il sistema si blocchi; assegnandogli 100 invece utilizzerà praticamente sempre lo swap. In genere, su Ubuntu (e OS derivati), la priorità è a 60: questo significa che lo swap verrà usato quando la ram sarà piena il 40%. Se avete abbastanza ram, potete abbassare la priorità dello swap in modo che venga usato solo quando la ram occupata è al 90%, ma anche all’ 80% se preferite. Per ridurre lo swappiness in modo tale da forzare l’utilizzo dell RAM del vostro sistema possiamo digitare da terminale il seguente comando:

sudo sysctl -w vm.swappiness=60

Ora quello che possiamo fare per lavorare sulla gestione della RAM da parte del kernel e’ di “abbassare” questo valore, quindi fate coma al solito una copia di backup del file, prima di effettuare le modifiche, e cerchiamo di fare alcuni test per vedere quale valore meglio si adatta al vostro PC ed alla vostra RAM.

Le modifiche effettuate da questo comando però resteranno attive solo per la sessione in corso e non al successivo riavvio del sistema. Se invece, vogliamo mantenere le modifiche in maniera permanente bastera’ editare il file sysctl.conf:

sudo gedit /etc/sysctl.conf

Inserire il valore vm.swappiness=10 al termine del file e salvarlo;a questo punto potete tenere sotto controllo le modifiche effettuate ed i relativi miglioramenti tramite l’utilizzo di un comodo tool qual’e’ htop .

Ma, nel caso in cui  si doveste necessariamente dover creare un file per aumentare lo swap allora eseguite questa procedura:

dd if=/dev/zero of=/media/swapfile bs=1M count=1024
mkswap /media/swapfile
swapon /media/swapfile
cat /proc/swaps
nano /etc/fstab
/media/swapfile swap swap defaults 0 0

 

Vedi anche (proteggersi da scansioni ed intrusi)

Il valore della certificazione per Linux OpenStack

RedHat Enterprise OpenStack Platform

RedHat Enterprise OpenStack Platform

Openstack è sempre più un punto di riferimento per chi intraprende un percorso di trasformazione del data center verso il mondo cloud. Mentre si parla di cloud oramai da anni, sono oltre la metà, sul totale delle aziende di media grandezza e con infrastruttura complessa, a non avere implementato il cloud computing se non in modo parziale o solo ricorrendo a risorse di cloud pubblico all’occorrenza. Nel tempo sta emergendo con chiarezza il bisogno di interoperabilità e di supporto aperto, a un livello superiore rispetto all’etereogeneità delle infrastrutture dei diversi vendor, tanto che l’84 percento delle aziende con progetti cloud decida di fare il deploying di OpenStack.

A fronte di questo grande interesse RedHat collabora in modo intenso con molti fornitori di soluzioni di gestione come BMC e HP i quali, come membri del Red Hat OpenStack Cloud Infrastructure Partner Network, hanno fornito informazioni, feedback e supporto per la creazione delle nuove certificazioni sulla piattaforma OpenStack.

RedHat introduce la certificazione Cloud Management per RedHat Enterprise Linux OpenStack come parte del Red Hat OpenStack Cloud Infrastructure Partner Network. Il progetto OpenStack, nato come sistema Iaas e piattaforma per il cloud computing open abilita l’interoperabilità tra le piattaforme cloud. RedHat propone un percorso formativo per consentire alle soluzioni di cloud management dei partner di interoperare e di gestire la piattaforma Red Hat Enterprise Linux OpenStack. I clienti certificati sulla piattaforma RedHat Enterprise Linux OpenStack sono in grado cosi’ di implementare soluzioni di management testate con la certezza che siano supportate congiuntamente da Red Hat e dalle aziende partecipanti.

I corsi prevedono diversi livelli d’interazione, potendo cosi trovare quello che piu’ si adatta ad ogni esigenza di tempo, soldi ed impegno da profondere, questo in quanto esistono in pratica queste categorie :

  • CL210 RedHat OpenStack Administrator (Corso in Aula)
  • CL210VT RedHat OpenStack Administrator (Virtual Training)
  • CL210R RedHat OpenStack Administrator-ROLE (e-learning) 

Per ogni altra informazione inerente ai corsi ed ai relativi esami vi rimando alla pagina ufficiale:
redhat.com_training_dates

 

File Condivisi al Fulmicotone

fast_net Trasferimenti veloci tra computer senza troppe configurazioni!
Questo e’ il piccolo trucco di oggi che puo’ far risparmiare pero’ parecchio tempo, soprattutto quando non ne abbiamo abbastanza. Come possiamo immaginare sui sistemi Linux esistono decide di modi per condividere file tra PC attraverso la rete, la maggior parte di questi sono pero’ accomunati dal fatto che prima di poterlo fare si debba configurare almeno una coppia di programmi (client-server o client-client) sui PC coinvolti nell’operazione. Spesso non si tratta di nulla di complicato ma molto spesso sono operazioni dispendiose e non del tutto pratiche. In tutti questi casi e’ buono sapere che esistono anche toll com WOOF che al contrario non richiedono alcuna configurazione. (http://www.home.unix-ag.org/simon/woof.html)

Si tratta di un’applicazione sviluppata in linguaggio Python, in grado di abilitare “immediatamente” la condivisione di file via Web. In pratica, dopo averlo scaricato dal sito di riferimento , sopra riportato, oppure averlo installato tramite repository con un classico sudo apt-get install woof , bastera’ lanciare il comando woof nome_file par avviare la condivisione del file indicato nella riga di comando e renderlo cosi’ accessibile direttamente dal browser di un computer remoto.

Per aiutarci nel procedimento subito dopo aver indicato a woof il file che vogliamo condividere, ed aver premuto INVIO, il programma c’indichera’ (dopoa la scritta “Now serving On”) , l’esatto indirizzo di rete a cui collegarsi per accedere al file condiviso da remoto. Al termine del download del file , woof verra’ chiuso automaticamente, ma nel caso volessimo rendere disponibile il file per piu’ download, sara’ sufficiente aggiungere al comando precedente l’opzione ” -c ” seguita dal numero di trasferimenti che vogliamo concedere. Tramite gli switch ” -i o -p ” sara’ invece possibile definire un indirizzo IP differente da far raggiungere (utile nei casi in cui il computer abbia piu’ schede di rete) , o una porta alternativa, ad esempio 8080 Utilizzando invece l’opzione -U potremo invece impostare la modalita’ di upload , attraverso cui caricare un file locale su un computer remoto tramite una semplice pagina web dedicata.

Cattura schermo

Shutter il cattura schermo

Shutter il cattura schermo

Ecco un’unico strumento per acquisire immagini del contenuto del Desktop e modificarle ! 

Programmi in grado di catturare un’immagine del contenuto dello desktop non mancano di sicuro, in genere pero’ i programmi presenti di default sulle varie distro sono facili da usare ma poveri di funzioni, motivo per cui, se desideriomo ottenere di piu’, sara’ necessario provvedere all’installazione di un programma aggiuntivo adatto ai nostri scopi.
Tra le tante scelte possibili credo che Shutter (http://shutter-project.org) sia il programma che e’ maggiormente in grado di soddisfare anche gli utenti piu’esigenti. Infatti oltre alle numerose modalita’ di cattura dello schermo, offre anche la possibilita’ di modificare direttamente l’immagine ottenuta aggiungendo testi, frecce, linee, numeri e molto alto ancora. Inoltre dispone di una funzione molto interessante, in pratica, permette di occultare dati e informazioni private all’interno delle immagini. Questa tecnica, per chi non la conoscesse, e’ nota come steganografia . Inoltre, grazie al notevole numero di plug-in di cui dispone, permette di applicare alle immagini catturate diversi effetti grafici. I filtri ci permettono ad esempio di ruotare le immagini, applicare effetti seppia, trasformarle in puzzle o aggiungere una filigrana per evitare che qualcuno le usi senza il vostro permesso. Per installare il programma bastera’ un semplice : sudo apt-get install shutter 

Trattandosi di un software grafico sicuramente un video vale piu’ di 1.000 parole quindi potete dare un’occhiata a questo video :

per vedere il video clicca qui

Alziamo il Volume

volume.altoHai appena registrato un video fantastico con il tuo fiammante smartphone ma il volume e’ davvero troppo basso, che fare ? Ecco come alzarlo !

A chi non e’ mai capitato di rivedere/riascoltare un video/mp3 appena creato, a cui tenevamo molto, e scoprire che il volume non e’ adeguato al resto del file…!? Come risolvere questo fastidioso problema ? nulla di piu’ semplice in quanto su Linux troviamo la possibilita’ di usare l’utility ” ffmpeg ” ; questo potente strumento consente infatti non solo la conversione del video nei piu’ disparati formati, ma ci consente anche di poter alzare il volume.

** Premessa : nulla si crea nulla si distrugge ma TUTTO si puo’ rovinare , chiarito questo punto raccomando di fare innanzitutto una copia del file interessato e di lavorare solo su quella copia, se alla fine il risultato prodotto sara’ soddisfacente potrete sostituire l’originale con la copia di cui, spero, farete comunque subito un backup.

** Nota : sull’ultima versione attualmente in circolazione di Ubuntu (14.04) l’utility ffmpeg e’ stata sotituita da ” libav ” che pero’ non e’ il tema di questo articolo. Non trovando quindi il pacchetto direttamente nel repository ufficiale dovremo prima di tutto aggiungerlo a mano, in modo altrettanto semplice, tramite i seguenti comandi :

sudo apt-add-repository ppa:jon-severinsson/ffmpeg 
sudo apt-get update
sudo apt-get install ffmpeg 

ed ecco installato FFmpeg in Ubuntu 14.04  😀

Ora non ci rimane che convertire il file ed alzare il volume

  • cp <file_originale.mp4> <file_copia.mp4>

 

  • ffmpeg -i <file_copia.mp4> -vol 1024 -strict -2 <file_copia_volume_alto.mp4>

 

Ora non rimane che ascoltare il nuovo file e se il volume non dovesse ancora essere quello desiderato potete giocare sul parametro ” – vol ” aumentando sempre di valori tra il +256 o +512 per trovare il settaggio che preferite.

 

Leggi anche ( ” Linux Rescue File System ” )